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La Gazzetta del Sud Africa Venerdì, 21 Aprile 2006
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Grandi Manufacturing: Marco e Manuela sulle orme del padre Giorgio al timone di un’azienda di prestigio
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La Grandi Manufacturing è una di quelle aziende che tengono alta la bandiera del lavoro italiano nel mondo, restando erede e portatrice del coraggio, del senso di dedizione, dell’instancabile tenacia di quei giganti del lavoro che sono stati i pionieri delle nostre comunità, uomini che hanno dato un contributo grandioso al progresso del Sud Africa e di tanti altri paesi in tutti i continenti. Un successo che molte volte ha avuto il suo segreto nel far sembrare facili cose molto difficili.
“Le difficoltà sono un incentivo, non un deterrente – ci dice infatti Marco Grandi nel suo ufficio al piano sopraelevato dell’azienda di famiglia a Paarden Eiland -. Più i lavori sono difficili e più siamo stimolati a dimostrare di essere in grado di farli a regola d’arte”.
È un linguaggio d’altri tempi, quasi fuori moda, di quando gli imprenditori e l’azienda erano praticamente una cosa sola e la fierezza di essere “la ditta” e di appartenere a quella che era l’élite dell’imprenditoria italiana si rispecchiava nella scelta di battere la concorrenza sul piano della qualità e della fiducia da parte dei clienti. Un linguaggio che alla Grandi Manufacturing si parla quotidianamente e che si traduce in commesse e ordinativi di grande prestigio e in un livello di fiducia da parte della clientela da arrivare a contratti offerti e accettati con la formula della carta bianca.
“Il cliente ci dice quello che vuole e noi glielo facciamo. Lui sa che la qualità sarà altissima e il prezzo giusto”, aggiungono quasi all’unisono Marco e Manuela Grandi, responsabili rispettivamente della direzione tecnica e di quella amministrativa dell’azienda che hanno ereditato dal padre, Giorgio Grandi, prematuramente scomparso nel marzo del 1999, quando aveva soltanto 67 anni.
La storia di questa azienda coincide con quella di Giorgio Grandi, anche se i capitoli più recenti sono stati scritti dai suoi figlioli, i quali sono tuttavia i primi ad ammettere di essere, insieme, una specie di prolungamento nel tempo della personalità e delle inesauribili energie del padre. “Io ho ereditato l’amore per l’ordine e la precisione e mi occupo di tutti gli aspetti della contabilità e dell’amministrazione – dice Manuela – mentre Marco ha il suo stesso talento naturale in tutto ciò che ha a che fare con la tecnica, la meccanica e la professionalità ed è lui a prendere le decisioni in questo campo”. Il senso artistico e l’amore per il bello sono invece tratti caratteristici che entrambi hanno ereditato dalla mamma, Dolores, che ha perseguito autonomamente e con successo la carriera di disegnatrice di moda.
Giorgio Grandi nasce milanese nell’ottobre del 1931. Sono anni difficili, a cavallo fra le due guerre mondiali, in un’Italia prostrata dalla depressione economica mondiale e sconvolta da conflitti politici e sindacali che preparano le grandi tragedie del decennio successivo. I nati in quel periodo non avevano il tempo di essere bambini, di crescere fra i banchi di scuola, di fare i capricci per la merendina preferita o di pretendere la cartella scolastica griffata. Un foglio di carta che qualifica Grandi Giorgio come l’operaio numero 34, ci dice infatti che la data di assunzione è il 16 ottobre 1945 e Giorgio compirà 14 anni soltanto tre giorni più tardi. Lo assume la Compagnia Generale di Elettricità, per la quale lavorerà, dice lo stesso pezzo di carta, fino al 17 ottobre del 1955. Il foglio è quello sul quale è calcolata la sua liquidazione alla cessazione del rapporto di lavoro. La favolosa somma di 133.709 lire. Un altro foglio ci dice che dall’ottobre del 1948 la qualifica di Grandi era quella di “aiuto attrezzista”.
L’esperienza maturata gli basta, i guadagni no. Così Giorgio decide di emigrare e il primo contratto estero lo porta in Svezia, che gli lascia il ricordo di gelidi inverni, come scrive il suo amico giornalista Alberto Ballarin. Il secondo tentativo è quello fortunato. Questa volta il contratto lo porta in Sud Africa, dove la Press Spinning & Stamping di Paarden Eiland lo assume come “toolmaker” (attrezzista) e gli affida la direzione della “tool room”. Due anni e nuova mossa, in direzione della Hesper Engineering, ma questa volta senza muoversi dalla periferia di Città del Capo. Altri sette anni e Giorgio Grandi si sente pronto per il grande passo. Detto e fatto, nasce la Grandi & Garbaccio, con un socio che però ben presto si ritira, lasciando a Giorgio soltanto il suo nome nella ragione sociale della ditta. Poi, nel 1966, nasce la Grandi Engineering, che nel 1988 cambia di nuovo nome, diventando la Grandi Manufacturing di oggi, nella quale, per uno di quegli strani intrecci che a volte il destino si diverte a tessere con le vite degli uomini, lavora il figlio del titolare di allora della Press Spinning, mentre il nipote, Andrew Fieggen, è diventato parte della famiglia sposando Manuela Grandi.
Nessun lavoro è troppo grande o troppo piccolo, troppo facile o troppo difficile. Giorgio Grandi ha una sola regola fondamentale: la qualità. Ben presto chiunque in Sud Africa abbia bisogno di un lavoro in ferro o comunque metallo particolarmente curato e rifinito sa che la Grandi Manufacturing è in grado di farlo. E la tradizione sopravvive a colui che l’ha cominciata e imposta. Non v’è progetto di prestigio nella zona del Capo che non abbia lavori in ferro firmati dalla Grandi Manufacturing, da Century City a Robben Island, da Cavendish Square al nuovo Aeroporto Internazionale di Cape Town, ad alcune fra le più lussuose residenze milionarie dei quartieri più prestigiosi della città.
L’ultimo progetto, la nuova sede della Mercedes a Century City, davanti a Canal Walk, ha comportato un fatturato di 4,5 milioni di rand in otto mesi di lavoro. Il segreto di un successo che dura ormai da quarant’anni e che ha superato senza traumi anche il trapasso generazionale? “La flessibilità di una boutique del ferro e la capacità di risolvere i problemi che si presentano nel realizzare i progetti come il cliente li ha immaginati – dice Marco Grandi -. Quello che loro sono capaci di pensare noi siamo in grado di fare. E certe volte anche qualcosa di più”. Lavorare i metalli, dal ferro al bronzo, dall’ottone al rame, più che un mestiere, è una vocazione.
Un successo al quale contribuiscono, ciascuno nel proprio ruolo, il socio Iliano Tavasci e lo zio Antonio Grandi, anch’egli soci dell’azienda e già collaboratore del fratello Giorgio.
Quanto a Marco, il suo approdo alla Grandi Manufacturing non è mai stato in discussione. Appena conseguita la maturità, a 18 anni, nel 1991, ha preso il suo posto al fianco del padre. La sorella Manuela, laureata in lingue e amministrazione, aveva invece cominciato una carriera in un’altra direzione, ma ben presto il padre era riuscito a dissuaderla, dicendole: “Il tuo posto è qui con me”. Insieme al padre e poi da soli, i due giovani sono stati negli ultimi otto anni gli artefici di un’evoluzione che, interpretando correttamente le tendenze congiunturali e anticipando le crisi di adattamento, ha messo la Grandi Manufaturing in grado di fare fronte alle mutazioni del mercato, costretto, come tutte le aziende tradizionali, a fare i conti con le forze nuove che si affacciano sulle scene mondiali.
“Noi rifuggiamo come la peste i prodotti di serie – commentano fratello e sorella –, per dedicarci alla realizzazione di progetti esclusivi, basati sulla qualità e sull’originalità. Architetti e ingegneri ormai sanno che con noi possono sciogliere la loro fantasia e avventurarsi in creazioni uniche. I centri commerciali d’avanguardia, le sedi di prestigio di grandi ditte e le residenze dei milionari per noi è come se fossero le cattedrali del XXI secolo”.
E mentre loro sono la Grandi Manufaturing di oggi, Manuela e Marco già preparano le basi di quella di domani. Manuela ha infatti già due bambini, Giorgio di 4 anni e Milena di 2, mentre Marco, sposato da meno tempo, è in attesa del primogenito. Quest’azienda, nata a cresciuta nella tradizione e nella serietà di un lavoratore milanese, si proietta verso il futuro sulle ali della fantasia innovativa di due giovani che hanno ereditato dal padre le migliori qualità di una razza imprenditoriale che ha fatto grande l’Italia e ha arricchito tutti i paesi verso i quali la necessità di emigrare ha diretto i passi di tanti italiani.
Ciro Migliore
Nelle foto: Giorgio Grandi; Manuela e Marco nel loro ufficio; Manuela e il socio Iliano Tavasci in cantiere;e una selezione di recenti lavori.
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