La Gazzetta del Sud Africa

Venerdì, 19 Maggio 2006

 

Patrizia Di Già: una donna al timone per pilotare il club di Cape Town nel momento più difficile della sua storia

 

Il Club Italiano di Città del Capo, a duecento metri dalle spiagge a nord della città, appena oltre la zona portuale e gli insediamenti industriali e commerciali di Paarden Eiland, sta vivendo giorni difficili e deve fronteggiare scadenze che potrebbero metterne in pericolo la sopravvivenza. E questo non è il problema più grave. I pericoli maggiori vengono infatti da disarmonie all’interno dell’apparato dirigente del sodalizio, da antagonismi esasperati che, per motivi che arrivano a rasentare il ridicolo, anzi, no, che sono definitivamente ridicoli, almeno alcuni, invece di lavorare seriamente per salvare il vapore, lo hanno lasciato senza timoniere e lo hanno sospinto nella zona in cui le onde sono più turbolente e gli scogli più minacciosi. Fortunatamente il vice comandante della barca, anzi, la vice comandante, nonostante sia donna, non ha preso la prima scialuppa di salvataggio, ma ha accettato di mettersi al timone ed è fermamente intenzionata a restarci fino alla scadenza del mandato, l’anno prossimo, per tentare di uscire dal mare periglioso in cui il club si trova presentemente.

 

Gli italiani di Cape Town sanno che stiamo parlando della presidentessa Patrizia Giai Pron Di Già, la quale, nonostante il nome difficilissimo, è una piemontese concreta e con i piedi saldamente sulla terra, abituata a guardare i colleghi maschi negli occhi e a mandarli a quel paese quando sia necessario. E’ subentrata al dimissionario Raffaele Panebianco, il quale a sua volta era entrato nelle scarpe scomode di Giuliano Fiorini, uno dei dirigenti storici della comunità italiana del Capo, in una serie di cambiamenti causati da quella frattura nell’apparato dirigente comunitario alla quale abbiamo accennato nelle prime righe. Dicono alcuni che non si possono fare le frittate senza rompere le uova, dicono altri che le uova sono buone anche sode e altri ancora che non è né necessario né raccomandabile per la salute mangiare le uova. Insomma, al di là delle metafore, nella comunità sono presenti tutti i punti di vista, da quelli che vorrebbero continuare sulla strada della conflittualità permanente, a quelli che vorrebbero firmare la pace, a quelli, infine, che se ne infischiano e tirano dritti per la loro strada.

 

Il fatto è che le vicende umane incidono gravemente sulle sorti del club, al quale è stato notificato dalle autorità provinciali lo sfratto alla scadenza dell’attuale contratto di affitto, fra circa sei anni. Naturalmente anche questa circostanza incide sulle baruffe, in quanto coloro che non sono mai stati fra i dirigenti del sodalizio si domandano come abbiano potuto, quei dirigenti, costruire la sede sociale, il bocciodromo e tutto il resto su un terreno di cui non si erano nemmeno assicurati il titolo di proprietà. Ma queste sono cattiverie a fondo perduto, per cui non ce ne occuperemo ulteriormente. Il problema esiste e, invece di recriminare sul passato, ci si dovrebbe rimboccare le maniche e cercare di salvare il salvabile per il futuro. Alcuni si stanno dando da fare e sappiamo che in giugno ci sarà un incontro con il sindaco Helen Zille per vedere se lo sfratto sia revocabile, ma altri, come si è detto, continuano a litigare, sottraendo al circolo energie preziose.

 

 Alcune liti hanno radici fuori del club, ma si ripercuotono sul club, altre sono causate dai più futili motivi e le teniamo per ultime. Nella lite maggiore e più seria entrano in un modo o nell’altro altre istituzioni comunitarie come il Comites, i patronati e il Fondo Assistenza Italiano, ma i personaggi coinvolti sono più o meno gli stessi che gravitavano anche nelle sfere dirigenziali del club. Il che ci dice che sono anche gli italiani che più di tutti erano e sono coinvolti nelle cose della comunità e che quindi hanno a cuore le istituzioni. Tentare adesso di stabilire chi abbia ragione e chi torto sarebbe cacciare anche la nostra Gazzetta nel ginepraio delle fazioni e delle liti, mentre la vocazione dichiarata del nostro giornale è di lavorare per gli interessi generali della comunità. La nostra proposta è quindi di dichiarare una tregua, rimboccarsi tutti le maniche per salvare il club e irrobustire tutte le istituzioni comunitarie e in questo processo dare spazio a quelle energie, nuove e vecchie, che meglio servono gli interessi di tutti. La conflittualità permanente sta bloccando ogni tentativo comunitario di andare oltre i traguardi raggiunti negli ultimi cinquant’anni, grandi o piccoli che siano.

 

La lite più ridicola è quella che vede sulla soglia del tribunale alcuni soci del club e l’intero direttivo per una di quelle contese di cui si legge nei libri di storia elementari del medioevo. Campo di battaglia il bocciodromo, oggetto del contendere una targa destinata a commemorare un gesto generoso che però oscurava un precedente e non meno significativo gesto generoso. Tutto comincia con i bocciofili che cedono uno dei loro campi agli arcieri e con un arciere che, onde scongiurare la possibilità di incidenti, paga di sua tasca l’erezione di una barriera che blocchi eventuali frecce mal dirette o di rimbalzo, ma chiede che il gesto sia ricordato con una targa sulla parete. Poi i bocciofili, in vista del Pallino d’Oro, che richiama al Capo giocatori da tutto il Sud Africa, pensano di attenuare l’impatto visivo della barriera eretta dagli arcieri, decorandola come le altre pareti del bocciodromo, tanto più che si è nel periodo natalizio (2005). Reazione negativa e infantile degli arcieri, molti dei quali non sono neanche italiani: “No, il muro è nostro e lo lasciate com’è”. Non solo: la targa fa la sua apparizione sulla faccia della barriera che dà sui campi di bocce. Non sia mai detto: una sera un socio (fondatore?) del club italiano smonta la targa e la deposita sul banco del bar. A norma di statuto viene sospeso per tre mesi e si arrabbia perché non ha potuto difendersi e perché proprio per lui è stato rispolverato uno statuto che in precedenti occasioni era rimasto nel cassetto. E poi per una cosa da niente, spacciata per “vandalismo”. Gli amici delle bocce cominciano a cercare altri campi su cui sfogare la propria passione, poi ci ripensano e incaricano un avvocato di spedire lettere che minacciano il ricorso alla giustizia ordinaria. Gli avvocati sono strabiliati che si litighi per motivi tanto ridicoli, pagando parcelle salatissime, ma intascano i soldi con un malcelato sorriso e mandano le lettere. Il  presidente Panebianco si dimette e il comitato direttivo lo sostituisce con la vice presidentessa.

 

E così siamo arrivati a oggi, con la Patrizia Di Già al timone, fra i marosi, proprio come Yolanda, la figlia del Corsaro Nero. Solo che la nostra Yolanda non ha i valorosi corsari del padre da mandare all’arrembaggio e deve contendere con avversari che non può infilzare con il fioretto.

 

“Il mio obiettivo – ci ha detto ieri – è di portare il club alla prossima assemblea generale, fra meno di un anno, poi saranno i soci a decidere con il voto a chi dare la loro fiducia”. E intanto si cerca di risolvere il problema urgente dello sfratto in un incontro con il sindaco, mentre allo stesso tempo si cercano strade per incrementare le entrate del club e cominciare e mettere da parte il gruzzolo che potrebbe servire per comperare un terreno e costruire una nuova sede altrove. E vi sembra che con scadenze di questo genere si possa continuare a litigare per pinzellacchere come quella della targa al bocciodromo?

 

Il comitato direttivo in carica è così composto:

 

Presidente e pubbliche relazioni      - Patrizia Giai Pron Di Già

Vice presidente e sport                - Luigi Tollon

Segretaria e amministrazione         - Linda Borean

Vice segretaria                           - Jocelin Stanley

Intrattenimenti, eventi speciali      - Mirella Kuntz

Intrattenim., tecnico eventi spec.  - Ciro Ferrone

Cultura                                      - Maurizio Dal Prato

Manutenzione, supervisione           - Mario Marsiglia

Tesoriera                                   - Crystal Grauso

 

Il nostro appello al direttivo, ai soci, ai sostenitori, ai frequentatori, ai gestori del ristorante, ai vecchi dirigenti, ai soci fondatori, alla comunità nel suo insieme, è quello di Patrizia: rimbocchiamoci le maniche e lavoriamo insieme per salvare il club. Poi, se ne avremo ancora voglia, potremo ricominciare a litigare. Intanto sarebbe una buona idea donare al circolo i soldi che si spenderebbero per litigare attraverso gli avvocati e le carte bollate. Il periodo di sospensione al socio è ormai trascorso e il direttivo eserciti i suoi poteri, stabilendo dove vada affissa la targa e autorizzando la decorazione della parete dalla parte dei giochi di bocce, chiarendo una volta per tutte che una struttura donata al club non resta di proprietà del donatore e che l’ospitalità è un privilegio di cui non si deve abusare. E lo statuto valga per tutti.

 

Le energie sottratte alle liti potrebbero essere incanalate positivamente, studiando e attuando altre iniziative per aumentare i soci e indurli a frequentare la sede sociale più assiduamente. Si era parlato di una stanza con dei terminali di computer per coloro che vogliano imparare a farne uso (anche per usufruire dei vantaggi offerti dal nostro portale), si era anche detto di dare un seguito al concerto lirico, di pensare a un bingo o a una tombola settimanale, ai pomeriggi danzanti della domenica, alla creazione di una filodrammatica e di un complesso corale, a tante altre occasioni per incontrarsi e per divertirsi insieme. Vi ha sfiorati il sospetto che sia la noia a causare le liti?

 

Ciro Migliore

 

 

Stampa il documento

Torna alla HOME PAGE

Torna indietro

 

© Copyright LA GAZZETTA DEL SUD AFRICA Tutti i diritti riservati