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La Gazzetta del Sud Africa Lunedì, 6 Novembre 2006
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Onorati i prigionieri di guerra italiani che riposano in Sud Africa nei cimiteri di Worcester, Zonderwater e Hillary
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Gli ultimi prigionieri di guerra italiani lasciarono il Sud Africa nel 1946. Ieri, a sessant’anni dal rientro in patria dei centomila ospiti involontari dei campi di prigionia sparsi in tutto il Sud Africa, la comunità italiana si è ritrovata nell’appuntamento annuale della prima domenica di novembre a rendere omaggio a quei prigionieri che non fecero ritorno e che riposano per sempre nei cimiteri di guerra italiani di Zonderwater, Worcester e Hillary. Pochi i reduci dei campi presenti alle tre commemorazioni, tante le corone di fiori deposte ai piedi degli altari votivi nei tre cimiteri, sia da parte italiana che da parte sudafricana. Siamo oggi in grado di riferire sulla celebrazione di Worcester, alla quale eravamo presenti, mentre speriamo di ricevere informazioni e foto sulle altre due nei prossimi giorni.
L’appuntamento a Worcester, a poco più di cento chilometri da Città del Capo, ha richiamato un centinaio di persone, fra italiani e sudafricani, mentre erano molti di più i partecipanti al successivo pic-nic al Mulino Olandese di Paarl, un parco tradizionalmente frequentato da molte famiglie italiane per le loro scampagnate domenicali. La cerimonia nel cimitero è stata condotta dal presidente dello Zonderwater Block, professor Mino Caira, ed è stata resa più solenne dalla guardia d’onore delle forze armate sudafricane e dell’Heritage Group nelle divise degli eserciti impegnati nel conflitto. Particolarmente toccante la presenza di Nicola Scali, uno dei pochissimi superstiti dei campi di prigionia, appena rientrato da Johannesburg, dove la settimana prima aveva partecipato alla prima festa dei calabresi. Significativa anche la presenza del consigliere del Cgie Riccardo Pinna, venuto appositamente da Johannesburg per rappresentare tutti gli italiani del Sud Africa, così come aveva fatto il suo collega Giuseppe Nanna recandosi a presenziare alla cerimonia di Durban.
Cominciata con il silenzio e l’ammainabandiera, la cerimonia è proseguita con la deposizione delle corone da parte del console d’Italia Alberto Vecchi e delle associazioni civili e militari italiane e sudafricane, con l’alzabandiera e gli inni nazionali dei due paesi, con i discorsi e infine con la messa celebrata dal cappellano italiano padre Michele De Salvia, presente anche il vescovo di Oudtshoorn, monsignor Adams, nella cui diocesi si trova il territorio di Worcester. Ultimo atto della celebrazione è stata la preghiera per i caduti. Eccone il testo: “Signore Gesù, ti preghiamo per i nostri militari, caduti nell’adempimento del loro dovere nei cieli, in terra, sui mari. Per il loro supremo sacrificio, per la fede, la speranza e l’amore che li animarono nel servire la Patria, dona a loro la vita eterna, a noi il conforto, all’Italia e al mondo la prosperità e la pace. Fa’, o Signore della vita, che il nostro popolo accolga il loro esempio e sia sempre degno del loro sacrificio, nella fedeltà alle nobili tradizioni e nell’amore ai valori umani e cristiani della nostra storia. Amen”.
Il primo discorso è stato quello del maggiore Archer (Cape Garrison Artillery), il quale ha paragonato i valori della fratellanza fra commilitoni e la solidarietà fra individui e comunità di origini diverse a tre grandi alberi che devono essere curati e protetti perché continuino a crescere per dare ombra e rifugio a tutti. Poi ha raccontato un episodio della prigionia, quello di un giovane italiano, catturato in Africa orientale, sbarcato al Capo e sospinto un po’ rudemente da un coetaneo sudafricano in divisa con il calcio del fucile e le parole: “Move, asshole”. Quel giovane italiano fu poi assegnato a un campo di lavoro nel Free State e andò a lavorare in una farm. E siccome era di bell’aspetto la figlia del proprietario se ne innamorò. E siccome era onesto e lavoratore il padre diede il suo consenso. E fu così che il giorno delle nozze si scoprì che il soldato sudafricano di Cape Town era il fratello della sposa. E da quel matrimonio nacque colui che oggi è il brigadiere generale Del Monte, il quale ieri era al cimitero a rendere onore ai commilitoni di suo padre che non ebbero altrettanta fortuna.
Il console Vecchi, recentemente promosso a consigliere di legazione, ha parlato prima in inglese, rivolgendosi alle autorità sudafricane, e poi in italiano, diretto ai connazionali, ai quali ha comunicato con una punta di rammarico di non poterli rivedere nelle stessa circostanze fra un anno, in quanto dovrà rientrare a Roma nei prossimi mesi. Ecco, tutto in italiano, il testo del suo discorso:
“Siamo riuniti qui, come ogni anno, per commemorare i prigionieri di guerra italiani che riposano in pace nel terreno consacrato di questo cimitero. Desidero ringraziare, prima di tutto, i distinti ospiti, il vescovo Adams, il rappresentante della comunità italiana, grand’ufficiale Riccardo Pinna, consigliere del Cgie, il cavalier Lorenzi, il professor Caira dello Zonderwater Block, fiero e devoto guardiano di questo sacro luogo, i rappresentanti delle forze armate sudafricane e in particolare il maggiore Archer, comandante del presidio di artiglieria, il brigadiere generale Del Monte, il comandante della guardia d’onore capitano Bruce Risien, il warrant officer Ricci e i rappresentanti dei reduci (Moth). La presenza di tutti voi qui oggi, ve lo assicuro, è molto apprezzata da me e dall’intera comunità italiana come simbolo della solida amicizia che è costantemente cresciuta fra le nostre nazioni dopo le sofferenze della guerra. Soltanto attraverso l’umanità propria dei due grandi popoli del Sud Africa e dell’Italia si poteva compiere il miracolo di superare le divisioni del conflitto. Grazie al riconoscimento da parte delle autorità sudafricane dei talenti dei prigonieri di guerra italiani, questi furono in grado di alleviare le proprie sofferenze, di integrarsi in un ambiente straniero e contribuire in misura sostanziale allo sviluppo di questo magnifico paese. La costruzione del Du Toit’s Kloof Pass non è che una tangibile prova del lavoro attraverso cui i prigionieri italiani si meritarono rispetto e dignità in mezzo al popolo sudafricano. E’ soltanto su queste basi che le relazioni fra i nostri due paesi poterono fiorire con forza giorno dopo giorno.
“Cari connazionali, siamo qui riuniti come gli scorsi anni per onorare i prigionieri di guerra che riposano in questo cimitero. Nel mondo attuale, nel quale si può constatare una forte crisi di valori, ritengo che sia infatti doveroso non dimenticare e anzi prendere ad esempio i nostri connazionali che hanno sofferto la prigionia lontani dalla terra natìa per la loro fede in grandi e nobili ideali quali l’amor di patria. A loro sono legati con un filo ideale i soldati italiani che oggi prestano servizio in vari punti del mondo per difendere la libertà e la democrazia di altri popoli. La loro memoria rappresenta una testimonianza di quei principi: il rispetto per il prossimo, la tolleranza, la creatività e la laboriosità, che sono universamente riconosciuti agli italiani e che hanno fatto dell’Italia uno dei paesi più progrediti economicamente e rispettati sul piano internazionale nella difesa della libertà, della democrazia e della tutela dei diritti umani. Ed è grazie a queste caratteristiche proprie degli italiani che, superate le difficoltà dei tempi di guerra, si sono potuti fortemente consolidare i legami di collaborazione e solidarietà esistenti tra l’Italia e il Sud Africa, tra il popolo italiano e quello sudafricano. Voi, membri dell’Associazione Zonderwater Block della provincia del Capo, siete la memoria di queste solidarietà e sentimenti di fratellanza creatisi in momenti difficili e a voi rivolgo i miei sentimenti di più profonda gratitudine per l’esempio che date alle nuove generazioni, che oggi come ieri e forse ancor più di ieri necessitano di solidi punti di riferimento. Ringrazio a nome di tutta la comunità chi è incaricato della custodia di questo luogo così caro a tutti gli italiani”.
Il consigliere Pinna, in un breve intervento, ha voluto ricordare come lo spirito di Zonderwater, vale a dire il prevalere del sentimento nazionale sulle solidarietà provinciali o comunali, sia oggi forte anche in seno alle organizzazioni che rappresentano gli italiani del Sud Africa nei rapporti con la madrepatria.Tanto è vero che ormai i rappresentanti locali nel Consiglio generale degli italiani all’estero e i Comites provinciali hanno portato avanti con impegno il lavoro dell’Inter-Comites e intendono rappresentare la comunità su base nazionale e non più su basi provinciali. “Non esistono più – ha detto – le comunità del Gauteng, del Natal o del Capo, ma solamente gli italiani del Sud Africa”. Globalizzazione o no, questi sono finalmente discorsi che fanno senso.
Nelle foto: l’arrivo al cimitero di Worcester di Nicola Scali; il console Vecchi scortato dal capitano Bruce Risien (a sinistra il w.o. Ricci) e la deposizione della prima corona; il professor Mino Caira; il generale Del Monte e la signora Carrington per la South African Legion; Patrizia Di Già per il Club Italiano; il signor Borsero per gli anziani; Lorenzi per il Comites; Pinna per il Cgie; la signora Lorenza Ganci per l’Assistenziale; la famiglia Carrettoni; Giovanna Roma per la Camera di commercio; l’omaggio dell’Heritage Group (il bersagliere è Antoinio Fioravanti); padre Michele durante la messa; foto di gruppo con la signora Ferucci; il vecchio mulino olandese del dopo cimitero; mostra di cimeli storici e ultima foto di gruppo.
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