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Grande successo dei due concerti della Dante di
Città del Capo
Tutto è bene quel che finisce bene, dice un vecchio
proverbio, che calza a pennello nel caso dei due
concerti dei Solisti del San Carlo organizzati dalla
Dante Alighieri di Città del Capo. Ci è mancato poco
perché le cose finissero nel peggiore dei modi, ma
alla fine la determinazione di portare a termine il
progetto è stata più forte della malasorte e gli
appassionati di musica della città hanno potuto
applaudire artisti di assoluto valore internazionale
e chiudere quella che probabilmente è una delle più
belle pagine della storia della Dante. Il tutto
grazie alla eccelsa bravura degli esecutori e alle
magie della presidentessa Roberta Alemagna, cui si
deve il fatto stesso che i Solisti siano riusciti ad
arrivare a Città del Capo, sia pure con una mezz’ora
di ritardo. Ritardo malaugurato, che però, alla
fine, ha contribuito a dare l’esatta misura del
valore degli esecutori, costretti a riscaldare le
voci e ad intonare gli strumenti dietro le quinte,
con gli ascoltatori già in sala, innervositi dalla
lunga attesa. Forse i commenti di uno spettatore
possono meglio di ogni altra cosa sintetizzare il
cambio di umore e di valutazione fra il momento
dell’attesa e quello della resa dei conti. “Very
unprofessional”, ha borbottato il signore
all’indirizzo degli organizzatori che cercavano di
spiegare le ragioni del ritardo, ma soltanto per
rimangiarsi l’apprezzamento a fine concerto, quando
spontaneamente ha offerto il commento: “Anche se
avessimo dovuto aspettare più a lungo, ne sarebbe
valsa la pena”.
Ma come si spiega questo rischio di perdere la posta
quando si hanno in mano tutti gli assi per
stravincere la partita? L’abbiamo detto: con una
dose massiccia di malasorte, battuta solo sul filo
del rasoio dalla volontà di prevalere su tutti gli
ostacoli. E’ successo che i Solisti, imbarcati su
una grande nave da crociera, avrebbero dovuto fare
scalo in Sud Africa con largo anticipo sulla data e
l’ora del primo concerto, ma non avevano fatto i
conti con quei capricci del caso che possono mutare
anche una crociera di lusso in un viaggio
rocambolesco. Prima una nave in difficoltà nel
Canale di Suez che blocca il passaggio e fa perdere
tempo a tutte le altre navi, poi un marinaio con
pene d’amore che decide di suicidarsi con un tuffo
in mare aperto, ma soltanto per essere ripescato
dopo ore di ricerca dallo stesso transatlantico, che
lo ha ritrovato tra i flutti dopo essere tornato
indietro per circa sedici miglia. Avviene così che
la nave approda a Durban quando ormai sembra troppo
tardi per arrivare in tempo a Cape Town, se non
fosse per l’intervento della contessa Alemagna che
firma il conto e autorizza un volo non previsto, che
però atterra a Città del Capo esattamente all’ora
prevista per cominciare il concerto. Ancora la
Alemagna e poi Elena Caputo si alternano al
microforo per dare il benvenuto al pubblico e
spiegare le ragioni del ritardo e poi finalmente i
Solisti arrivano, trafelati ma nel pieno possesso
del bagaglio che più conta, quello della loro
straordinaria bravura.
La sala del Centre for the Book è quasi piena e
tutti possono chiaramente sentire gli artisti che
dietro le quinte si preparano a entrare in scena. In
programma arie di opere, romanze e canzoni
napoletane affidate ai violini di Mariana Muresanu e
Virginia Popescu, alla viola di Tanase Garciu, al
violoncello di Ilie Ionescu e al pianoforte magico
di Enrico Fagnoni, uno Steinway che nessuno aveva
mai suonato prima, messo a disposizione da Deon Van
Vuuren, titolare della Pianoforte Ltd. Il nervosismo
è intenso quando la musica comincia, ma subito si
dirada e poi rapidamente diventa entusiasmo,
ammirazione e produce applausi come raramente si
possono sentire, così corali e caldi da divenire
essi stessi un’estensione della magia musicale
creata dai Solisti.
Scrive infatti Bryn van Wyk, Client Liaison Pianist
della Pianoforte Ltd., il giorno dopo: “Entro
tredici minuti dal loro arrivo nella nostra sala da
concerti quei grandi esecutori erano vestiti,
riscaldati e pronti a far chiudere la mia bocca
spalancata dalla meraviglia. A causa di circostanze
al di là del controllo degli organizzatori, gli
artisti sono arrivati più tardi del previsto, ma
certamente hanno rimediato a questo con la loro
impeccabile esecuzione, che io definisco “superba”.
Una notevolissima e brillante performance vocale
della soprano Anda Pop e del tenore Ennio Capece ha
completato il successo di uno dei migliori complessi
musicali che io abbia mai visto e ascoltato, sotto
la direzione di Enrico Fagnoni (pianista). I colori
invisibili dello Steinway si sono sentiti”. Lo
stesso Bryn van Wyk ha suonato alcuni pezzi al piano
per intrattenere il pubblico mentre i Solisti si
preparavano.
Che dire di più. Inutile aggiungere altro quando
sono i professionisti del mondo musicale, come van
Wyk e lo spettatore scontroso delle prime righe, a
togliersi il cappello. La stessa cosa si può dire
del secondo concerto del Trio Bucharest – Muresanu,
Ionescu e Fagnoni -, dedicato alle musiche dei
grandi film. Peccato che gli spettatori fossero
molto meno numerosi della prima sera. A questo
aspetto della macchina organizzativa i dirigenti
della Dante Alighieri dovranno sicuramente dedicare
particolare attenzione in futuro. Per il momento,
mentre il giudizio resta sospeso per la parte
organizzativa, la squadra di Roberta Alemagna può
ritenersi soddisfatta di aver chiuso con un
meritatissimo successo la sua prima fatica nel mondo
della musica e della cultura. La prossima volta il
marchio “Dante Alighieri” sarà per molti una
garanzia di qualità. Lo sapevano già il console
Alberto Vecchi e la signora Romina, il maestro
Gobbato e i suoi amici e allievi, Bina Genovese e
tutti gli altri presenti sia al primo che al secondo
concerto. Nelle foto i Solisti e il pianista Enrico
Fagnoni, del quale molti hanno detto di non aver mai
sentito l’uguale a Città del Capo.
Ciro Migliore
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