La Gazzetta del Sud Africa

Mercoledì, 10 Gennaio 2007

 

Allarme di Migranti-Press: troppo pochi e anziani i missionari

ROMA - "Nel mondo, esistono 461 Centri, Parrocchie, Missioni o altro che forniscono una cura pastorale anche in lingua italiana. 516 sacerdoti celebrano e seguono la componente italiana, di ogni generazione, che richiede un servizio religioso. Sono impegnate in questa pastorale anche 166 suore e 45 operatori laici". È quanto ricorda un articolo pubblicato nell'ultimo numero del bollettino di Migranti-press, organo d'informazione della Conferenza Episcopale Italiana.

"Metà delle forze pastorali e strutture", rende noto Migranti-press, "si registra in Europa (214) con una presenza sul territorio di oltre 2 milioni e 300 mila italiani con situazioni locali disperse e diversificate ed una pratica religiosa che non supera il 5%. L'altra metà è oltre oceano: nell'America del nord (210), in Canada e negli Usa, spesso per un servizio a tempo parziale o limitato alla messa in lingua italiana, per una presenza di 340mila italiani ed una frequenza che si avvicina al 30%. Nelle altre parti del mondo le realtà pastorali italiane sono proporzionate alle comunità esistenti e soprattutto concentrate nei grandi insediamenti: 40 in Australia-Oceania con oltre 150mila italiani, 15 in Africa del sud e nel Maghreb con comunità italiane che non superano le 70mila unità, solo 30 centri italiani in America Latina con una grossa popolazione italiana che supera il milione".

"La caratteristica di fondo", continua il bollettino, "è la stretta coniugazione con la Chiesa locale che è la prima responsabile di una pastorale che sa mettere in valore le diversità culturali per una chiesa che fa comunione. Vi si fa riferimento non solo per il mandato giuridico ma anche per le linee operative, pastorali ed amministrative".

Ma l'articolo va più a fondo e guarda da vicino la realtà dei missionari in emigrazione. "I missionari italiani che lavorano con gli italiani nel mondo sono sempre più anziani, mancano i ricambi provenienti dall'Italia ed è urgente prepararne dei nuovi per rispondere alla nuova mobilità", si legge. "È il problema maggiore che mette in crisi la speranza. Prioritario per gli operatori pastorali italiani all'estero è l'impegno per la formazione dei laici della comunità. La prima generazione di italiani, fattasi ormai anziana, richiede un'attenzione alta ed impegnativa quasi unicamente in stile italiano".

Basti guardare all'Europa. In Svizzera, ad esempio, "si contano 430mila cittadini italiani dei quali 120mila con doppia cittadinanza. 64 sedi di Missione. Vi lavorano 72 sacerdoti ed 1 diacono a tempo pieno. 30 sono religiosi di cui 16 scalabriniani, 5 salesiani, 3 Cappuccini, 2 Minori, 3 Gesuiti; 42 sono diocesani (4 Lazio, 11 Lombardia, 7 Triveneto, 3 Piemonte, 4 Calabria, 1 Marche, 1 Sicilia, 2 Abruzzo, 1 Emilia-Romagna, 3 sono italiani incardinati in CH e 5 sono non italiani)". In Germania, poi, "vivono 700mila persone italiane. È il Paese raggiunto ogni anno da almeno 23mila italiani giovani del sud in cerca di lavoro ma con una maggior precarietà di un tempo. La pastorale nelle 65 Missioni è curata da 75 missionari, 30 suore e 30 operatori pastorali laici. L'età media dei missionari è di 63 anni. 41 sono religiosi dei quali 15 scalabriniani,11 salesiani, 3 cappuccini, 5 dehoniani, 2 stimmatini, 1 oratoriano, 1 caracciolino, 1 paolino, 1 passionista e 3 polacchi. 34 sono diocesani (3 dalla Sardegna, 18 dal Triveneto, 7 dalla Lombardia, 2 dal Piemonte, 1 da Sicilia, Lazio, Africano, Toscana, Umbria, 2 incardinati). Negli ultimi 7 anni (1999-2006) sono rientrati 37 sacerdoti e ne sono partiti per la Germania solo 23 con un saldo passivo di -14!".

La situazione non migliora in Francia, dove, continua Migranti-press, "gli italiani sono 360mila ed hanno una storia antica. La prima generazione è praticamente scomparsa e si parla sempre più di generazioni nate e cresciute in Francia. 23 sono le Missioni cattoliche italiane. Vi lavorano 25 preti: 10 scalabriniani, 3 religiosi e 5 diocesani (1 ligure, 1 lombardo, 2 triveneto, 1 piemontese), 6 preti italo-francesi accompagnatori, 1 diacono, 6 religiose e 2 operatrici pastorali. La metà dei sacerdoti è diocesana. I 2/3 dei missionari ha più di 70 anni. Sono arrivati due scalabriniani nuovi a Parigi". O nel Benelux, dove pure "in Belgio e nel Lussemburgo i 305mila italiani trovano un'attenzione pastorale in 27 missioni o centri italiani: vi svolgono la cura ecclesiale 5 suore, 4 laici e 21 missionari (10 religiosi di cui 8 scalabriniani), 7 diocesani (4 Lombardia, 1 Toscana, 2 Calabria), e 3 preti italiani incardinati nelle diocesi belghe".

Quanto all'Inghilterra, "la cura pastorale è data da 12 missionari: 3 diocesani (Piemonte, Lazio), 3 pallottini, 6 scalabriniani (la maggior parte non più giovane) e 11 suore per una presenza di oltre 160mila italiani. 35mila giovani studenti italiani raggiungono ogni anno il Paese per apprendere l'inglese, una presenza che domanda attenzione e risposte pastorali e di riferimento adeguate".
In conclusione, dunque, vi è un "urgente bisogno dell'invio di missionari". In particolare in Europa, si legge ancora nel bollettino della Cei, "per assicurare la continuità di un lavoro pastorale credibile nelle comunità italiane si stima necessario inviare nel tempo ristretto di due anni, almeno 21 sacerdoti: per la Francia (Chambery, Toulouse, Strasburgo, Metz, Avignone), per la Germania (Freibourg, Saarbruken, Amburgo, Stoccolma), per la Svizzera (zona Zurigo), per il Benelux (Bruxelles, Charleroi), per l'Inghilterra (Nottingham, Bradford, Londra). Ma i bisogni esistono anche per l'Australia (Sydney, Melbourne), per il Canada (Toronto, Montreal) e per il Maghreb".
Ma quale sia il ruolo dei missionari italiani in emigrazione e il perché sia dunque necessario garantire la loro presenza accanto ai connazionali che vivono all'estero, lo spiega sempre Migranti-press.

"Gli italiani nel mondo contano, da sempre, su un servizio pastorale assicurato dai sacerdoti italiani, secolari e religiosi, che vivono con loro. In particolare l'evoluzione della società presenta l'Europa come terra di Missione e di primo annuncio, tale da giustificare la scelta di essere missionari proprio nel vecchio continente. Importanti città d'Europa vedono un concentrarsi smisurato di popoli e culture. Affari, amministrazione, potere, politica sembrano i carburanti di questo vortice di mobilità. La Chiesa ha un'anima da tener desta e, in molte capitali, i foyer internazionali nati spesso dalla tradizione italiana, promossi e seguiti dalla Santa Sede, tentano una presenza spirituale e formativa".

Per di più nelle grandi città europee, come Strasburgo, Parigi, Bruxelles, Amburgo e Londra, "vivono significative comunità italiane emigrate negli anni '60 e '70 con una grande percentuale di anziani, la quale resta la meno inserita linguisticamente e che per almeno altri 15 anni domanda insistentemente di essere consolata con il conforto dei sacramenti e delle attività svolte nelle nostre parrocchie italiane". Ma vi è di più. "In queste capitali arrivano moltissimi giovani e famiglie italiane esse pure giovani, non solo per i progetti Erasmus o Socrates ma per attività lavorative previste dalle amministrazioni europee e dalle loro imprese internazionali che prevedono solo alcuni anni di servizio. Non assumono l'impegno di apprendere la lingua locale perché usano l'inglese per l'attività lavorativa e chiedono insistentemente un sostegno religioso e pastorale per sé ed i figli in lingua italiana perché la prospettiva è il rientro in Italia".

"Gli emigrati italiani, ormai residenti a tutti gli effetti in Europa, sono diventati comunità adulte e rappresentano una forza cristiana e comunitaria significativa". E, dunque, spiega Migranti-press, "tre sono i servizi da privilegiare" secondo i delegati nazionali delle Missioni cattoliche italiane ed i loro Consigli, "per non mettere in crisi il lavoro pastorale finora assicurato tra gli italiani d'Europa": l'ascolto, l'annuncio e la formazione.

"Ascolto" significa "dare tempo e mettersi all'ascolto delle persone italiane che vivono nel mondo e che ancora partono per l'estero. In questo senso si colloca la decisione della Fondazione Migrantes di dare vita al Rapporto annuale degli Italiani nel Mondo", presentato lo scorso mese di ottobre.

L'"Annuncio", continua il bollettino, "si coniuga in particolare con l'uso intelligente e condiviso dei media. Il mondo cattolico delle Missioni Italiane presenta una realtà fatta di 37 testate nel mondo (1 settimanale, 3 quindicinali, 5 mensili e il resto sono i bollettini bimestrali delle MCI). 9 testate sono oltreoceano. 6 realtà radiofoniche. Quasi nulla via televisione. Ancora oggi si arriva a 180mila famiglie".

Infine la "Formazione", che per le MCI "è l'impegno assiduo che maggiormente è perseguito dall'organizzazione dei missionari italiani in emigrazione. La Fondazione Migrantes assicura ogni anno il corso intensivo di 10 giorni di formazione alla pastorale migratoria frequentato dai missionari in partenza per il servizio all'estero, formazione poi continuata nel Paese estero per almeno un anno tra apprendimento della lingua, conoscenza della Chiesa locale e della storia della comunità italiana residente".

Infine, sottolinea Migranti-press, occorre "mantenere le posizioni", il che "vuol dire mantenere fede ad un impegno: quello di assicurare un servizio alle persone italiane che rischiano di non aver più nessun riferimento religioso. In particolare è necessario far venire il sacerdote italiano, che conosce il sentire culturale regionale che l'operatore pastorale locale, il più delle volte, non possiede, anche se parla un poco italiano".

"Ogni domenica si celebrano circa 1.000 fuori dell'Italia in lingua italiana" ed inoltre, si ricorda, "Rai International assicura un servizio formidabile e settimanale trasmettendo in diretta la messa che, secondo i fusi orari, viene partecipata ovunque. Lo stesso vale per il messaggio in lingua italiana che ogni domenica il papa, non italiano, assicura alle nostre comunità nel mondo".
Ma soprattutto "la presenza del prete italiano in emigrazione aiuta le chiese europee che sono ormai senza preti e sempre più chiedono al missionario italiano di assumere parrocchie territoriali e svolgere un servizio pastorale a tutti i battezzati. L'imperativo attuale è quello di mantenere aperte le Missioni cattoliche italiane almeno nelle capitali europee dove il numero degli italiani è consistente e la loro organizzazione associativa tipo è significativa".

"Il dono di un sacerdote italiano favorisce l'attenzione ad una comunità italiana presente in loco che ritrova slancio ed ottimismo", conclude Migranti-press. "L'invio di missionari è l'impegno più importante da assicurare per il ricambio, per sopperire ai rientri per pensionamento o malattia, per avvicendamento nelle pianificazioni delle famiglie religiose o termine del mandato assegnato dai Vescovi". (aise)

 

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