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La
Gazzetta del Sud Africa
Giovedì, 11 Gennaio 2007
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Bush e l'Iraq: ultimo assalto?
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"Preferirei che la giusta decisione fosse fatta a gennaio invece di una sbagliata a dicembre", ha detto recentemente Carl Levin, nuovo presidente della commissione Forze armate nel Senato americano. Levin stava commentando l'intenzione di George Bush di andare piano e considerare tutte le opzioni oltre alle raccomandazioni del rapporto della commissione di James Baker. L'alternativa più probabile sembra di andare contro le vedute del gruppo Baker e aumentare considerevolmente le truppe americane in Iraq cercando di risolvere i problemi con un massiccio intervento militare.
La soluzione ostica di Bush è condivisa da parecchi leader militari i quali naturalmente non vogliono accettare "la sconfitta" in Iraq. I frequenti echi al Vietnam e il termine "sconfitta" rappresentano un ricordo troppo difficile da ingoiare per il comando militare americano. Alti funzionari del Pentagono hanno detto che la leadership in uniforme ha ripudiato le raccomandazioni del gruppo Baker di ritirare le truppe americane nei prossimi quindici mesi. Peter J. Schoomaker, capo di stato maggiore dell'esercito americano, ha indicato che un'espansione di soldati sarà necessaria la quale dovrà essere arrotondata dalla Guardia Nazionale e Riserve.
La recente nomina di Raymond Odierno a comandante americano in Iraq rappresenta un indizio nel pensiero di Bush. Odierno ha già prestato servizio in Iraq e sotto la sua guida i soldati americani sono riusciti a catturare Saddam Hussein il quale è stato giustiziato dal governo iracheno. Il nuovo comandante si è descritto "aggressivo" in tutto ciò che lui fa e difatti quando dirigeva la quarta divisione di fanteria in Iraq nel 2003 i suoi soldati usavano la mano "dura" alla ricerca di insorgenti iracheni. Non tutti i leader militari americani credono che l'aumento delle truppe americane e l'aggressività siano le soluzioni in Iraq. Il comandante delle truppe americane nel Medio Oriente John P. Abizaid, il quale ha annunciato la sua intenzione di andare in pensione, è opposto all'aumento delle truppe. Il predecessore di Odierno, Peter W. Chiarelli, aveva usato una strategia più "pacifica" in Iraq che includeva lo stabilire rapporti con gli iracheni per mezzo della ricostruzione del Paese. Aveva in essenza cercato di implementare la ricostruzione dell'infrastruttura onde creare ponti con il popolo iracheno e usare la loro collaborazione per isolare ed eventualmente sconfiggere le forze insorgenti. Chiarelli ha anche spiegato che l'estrema durezza la quale ha causato la morte di iracheni in alcuni check points aveva contribuito a creare più resistenti.
Il ritorno dell'aggressività di Odierno dovrà fare i conti con la disposizione delle risorse umane. Il numero dei soldati americani, già stiracchiato, non è considerato sufficiente quando si tengono in conto gli impegni militari nel mondo. Le forze armate americane possono avere un massimo di 482.000 unità ma il Congresso ha autorizzato un aumento di altri 30.000 soldati. Sfortunatamente solo 25.000 sono stati aggiunti. L'esercito americano è composto di volontari e l'impopolarità della guerra in Iraq non incoraggia ad arruolarsi. Le promesse di vantaggi economici nel servizio militare non attirano nemmeno i membri dei gruppi minoritari i quali formano la fonte principale dei soldati semplici. La soluzione temporanea, anch'essa impopolare, è di richiamare la Guarda Nazionale e le Riserve per un altro "tour of duty", un ulteriore periodo di servizio. Chiedere a questi individui, soldati part-time, abituati a prestare il loro servizio in situazioni di emergenze civili negli Stati Uniti di ritornare in Iraq dopo esserci stati per diciotto mesi sarebbe troppo. Abbandonare la famiglia per diventare "soldati" a tempo pieno significa percepire uno stipendio ridotto che si aggira sui 16.000 dollari annui. I loro datori di lavoro possono integrare gli stipendi ma non sono obbligati. Ne viene fuori che queste persone devono affrontare anche una perdita economica.
Bush sta ascoltando i consigli di molte persone ma sembra non avere gradito le raccomandazioni del gruppo Baker. Quindi cercherà di usare la forza, stile cowboy texano, senza però capire che i problemi dell'Iraq sono troppo complessi da risolversi alla John Wayne. La cavalleria che risolve tutto in pochi minuti esiste soltanto nei film western.
Domenico Maceri, PhD Professor of Romance Languages Allan Hancock College
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