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Due obiettivi (autonomia e qualità) da raggiungere attraverso un rinnovamento totale della struttura della televisione pubblica. In particolare: una Fondazione che diventerà l'azionista di riferimento della Rai. Una rivoluzione, ha spiegato il ministro delle Comunicazioni presentando le linee guida della riforma della Rai, che permette di «superare l'anomalia di una tv pubblica posseduta dal governo attraverso il ministero del Tesoro». La Fondazione, che nell'ipotesi delineata dal responsabile delle Comunicazioni assomiglia al sistema da poco adottato in Spagna, garantirà «l'autonomia del servizio pubblico; tutelerà e rappresenterà i cittadini-utenti; verificherà il rispetto del contratto di servizio, il valore pubblico della programmazione e l'attuazione degli indirizzi della Commissione di Vigilanza in materia di pluralismo».
Ma non solo. La Fondazione «approverà gli Statuti delle società Rai e ne nominerà i consigli di amministrazione». Infatti il ministro propone che la nuova Rai sia divisa in «tre società: una per la gestione degli impianti e due società di produzione». «La prima si occuperà delle due reti e delle attività finanziate prevalentemente dal canone; la seconda gestirà invece la rete che sarà interamente finanziata dalla pubblicità».
Ma la vera rivoluzione interesserà i criteri di nomina dei vertici della Fondazione. La proposta caldeggiata dal ministro, indica un Consiglio composto da sei membri più un presidente. La rosa di candidati verrà vagliata dal Parlamento, due di essi potranno essere proposti dalle Regioni, attraverso un sistema di audizioni che dovrà accertarne idoneità, competenze, curriculum vitae ed escludere possibili incompatibilità e parentele politiche. Il voto avverrà a maggioranza qualificata dei due terzi e la durata del mandato sarà diversa da quello della legislatura, «proprio per garantire l'autonomia dal governo e dalle maggioranza pro tempore», ha spiegato il ministro. Inoltre, il Consiglio si rinnoverebbe per un terzo ogni due anni, «altro dispositivo - ha aggiunto Gentiloni - per garantirne l'autonomia». L'indicazione del presidente, invece, potrebbe arrivare da una proposta congiunta dei presidenti delle Camere.
Per Gentiloni, un sistema di questo tipo garantirebbe alla Rai tre diversi gradi di autonomia, che sono uno degli obiettivi principali della riforma: «Il primo è l'autonomia dal governo, garantita dalla Fondazione; poi, l'autonomia dalle maggioranza pro tempore, garantito dal sistema elettivo per maggioranza qualificata e dal carattere asincrono del mandato; infine, l'autonomia dipenderà dal carattere dei singoli chiamati ai vertici e che sarà verificato dal Parlamento».
Con la legge Gasparri la tv pubblica è guidata da un Cda di nove membri, in carica per tre anni e rieleggibili una sola volta. È la Commissione di Vigilanza a nominare sette membri del Cda (4 alla maggioranza e 3 all'opposizione), mentre gli altri due, tra cui il presidente, sono invece scelti dal Ministero dell'Economia. La nomina del presidente diventa però efficace con il parere favorevole, a due terzi, della Vigilanza.
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