La Gazzetta del Sud Africa

Venerdì, 19 Gennaio 2007

 

Bush: costruendo o distruggendo nazioni?

La spesa della guerra in Iraq è un buon "investimento", ha detto recentemente Condoleezza Rice, segretario di Stato americano nell'amministrazione di George Bush. Rice cercava di giustificare la richiesta del Pentagono di 100 miliardi di dollari da usarsi nei conflitti in Iraq e Afghanistan. Questi soldi si aggiungerebbero agli altri 500 miliardi già spesi. Rice ha spiegato che una volta stabilizzata la situazione, l'Iraq avrà una forte influenza pacifica nel Medio Oriente.

Rice ha ragione ma i fatti indicano chiaramente che Bush non vede al di là delle operazioni militari. Basta ritornare al primo maggio del 2003 quando dalla portaerei americana USS Abraham Lincoln, Bush disse la sua famosa frase "Missione compiuta". Per lui, una volta entrati a Bagdad, i soldati americani avevano fatto tutto. La prova più lampante di questa visione limitata è l'Afghanistan dove le condizioni per creare un Paese modello nella regione erano molto promettenti. Una volta sbarazzatosi dei Talebani e messo in fuga Osama bin Laden sarebbe stato facile creare una vera nazione. Il presidente dell'Afghanistan, Karzai, è un uomo ragionevole e avrebbe dovuto ricevere molta più assistenza non solo da parte degli Stati Uniti ma anche dalla Comunità Europea. Un governo democratico stabile in Afghanistan si sarebbe aggiunto alle altre due democrazie nella zona, il Pakistan e l'India. Un Afghanistan modello sarebbe stato un esempio dei contributi americani non solo come distruttori del male ma come costruttori del bene. Dalle ceneri dell'undici settembre sarebbe nato un paese alleato libero di terroristi. Ciò che è fiorito invece è l'oppio e il ritorno graduale dei Talebani.

La creazione di una vera nazione in Afghanistan sarebbe avvenuta se in realtà Bush avesse creduto all'idea che la democrazia assicuri la sicurezza. La realtà spinge a guardare altrove. Una volta "abbandonato" l'Afghanistan Bush ha attaccato l'Iraq, credendo, o facendo credere, che Saddam Hussein possedesse le famose armi di distruzione di massa. Ora si sa che ciò non era vero. O Bush e la sua intelligence si sono sbagliati di grosso oppure hanno mentito usando la scusa del clima di terrorismo per eliminare Saddam. In sintesi Bush ha approfittato dell'insicurezza per giustificare agli americani la necessità della guerra in Iraq. Ma mentre l'Occidente lo aveva appoggiato nel caso dell'Afghanistan, in Iraq ci furono molti dubbi, specialmente da parte della Francia e della Germania.

Una volta divenuto chiaro che la ragione per l'invasione dell'Iraq era completamente senza basi, Bush e i neoconsevatori hanno cercato di giustificare il loro sbaglio in altri modi. Prima si sono concentrati sulla malvagità di Saddam Hussein, spiegando che il mondo è in una situazione migliore con l'eliminazione del Rais. Ma è difficile continuare su quella strada e sbarazzarsi degli altri dittatori che circolano, vedi Corea del Nord ed altri Paesi del Medio Oriente, Africa ed Asia, anche se eliminarli sarebbe naturalmente desiderevole. Quindi la prossima spiegazione si è spostata sulla democrazia. Costruire un paese democratico in Iraq è divenuta la conveniente meta.
Malgrado tutti gli sbagli di Bush si spera che la situazione in Iraq si risolva al più presto. Ma anche i più ottimisti non riescono a vedere la luce alla fine del tunnel. La più recente idea di Bush di aumentare il numero delle truppe americane in Iraq non aiuterà a costruire bensì a distruggere.

C'è un piccolo dettaglio che non molti ricordano. Nella campagna elettorale del 2000, Bush, l'allora governatore del Texas, con poca esperienza internazionale, disse che lui non credeva in "nation building" (costruzione di nazioni). Aveva ragione. Non ci crede nemmeno ora, ma deve giustificare la morte di migliaia di persone e lo spreco di miliardi di dollari in qualche modo. E per ora la migliore spiegazione per il disastro in Iraq consiste del concetto della democrazia che, espresso dalla bocca di Bush, suona completamente falso.

Domenico Maceri
(dmaceri@gmail.com)
PhD della Università della California a Santa Barbara, Domenico Maceri è docente di lingue a Allan Hancock College, Santa Maria, California, USA. I suoi contributi sono stati pubblicati da molti giornali ed alcuni hanno vinto premi dalla National Association of Hispanic Publications.

 

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