La Gazzetta del Sud Africa

Lunedì, 28 Maggio 2007

 

Inaugurato dall’ambasciatore Cevese nell’East Rand il monumento al Sacrificio del lavoro italiano nel mondo

Migliaia di giovani italiani, spinti dal bisogno, sono venuti fra il 1954 e il 1958 a fare i minatori in Sud Africa. Sono scesi nelle viscere della terra per strapparle la ricchezza che ha consentito a questo paese di diventare la nazione più prospera del continente africano. Molti sono morti nell’adempimento del loro dovere, altri sono deceduti a causa della silicosi e di altre malattie contratte in miniera. A ricordo del loro sacrificio, ieri, 27 maggio 2007, al Club Italiano dell’East Rand è stato inaugurato il monumento al Sacrificio del lavoro italiano nel mondo. La cerimonia ha anticipato la celebrazione della Giornata del lavoro italiano nel mondo, che sarà celebrata in agosto.

Presenti circa cinquecento connazionali, fra i quali un centinaio di ex minatori, il monumento, un masso di granito di 17 tonnellate sormontato da un piccone, una perforatrice e un casco da minatore, è stato scoperto dall’ambasciatore d’Italia Alessandro Cevese, che così facendo ha offerto alla vista di tutti le due targhe commemorative applicate alla faccia della grande pietra.

L’ambasciatore, il primo nei 42 anni di storia del Club Italiano dell’East Rand ad aver messo piede nella sede sociale, ha toccato nel suo discorso, collegando la celebrazione di ieri a quella imminente dell’anniversario della Repubblica, i temi che gli sono cari: l’amor di patria e l’importanza di essere e di sentirsi italiani. Ha poi dato lettura di un messaggio inviato dal vice ministro per gli italiani nel mondo Franco Danieli e ha infine distribuito agli ex minatori presenti e ai familiari di quelli deceduti un certificato stampato a cura del Comites di Johannesburg.

Alla manifestazione, pilotata con professionalità dal consigliere del Cgie Riccardo Pinna, hanno partecipato i rappresentanti delle associazioni regionali italiane e di altre organizzazioni ed enti comunitari, degli alpini e dei carabinieri, ciascuna con la propria bandiera. Fra i padroni di casa, in senso lato, ricordiamo il console generale d’Italia Vittorio Sandalli, il presidente del Club Italiano Mario Rossini, lui stesso ex minatore, il presidente del Comites Salvatore Cristaudi e una nutrita rappresentanza di soci. Fra gli invitati, oltre all’ambasciatore Cevese, il consigliere comunale Leon Von Ronge in rappresentanza della municipalità, il direttore della miniera Erpm Manie Da Silva, il consigliere del Cgie Giuseppe Nanna e il Grand’Ufficiale Maurizio Mariano.

La cerimonia d’inaugurazione è stata preceduta dalla Messa celebrata da padre Giuseppe Lama. Discorsi sono stati pronunciati dal console generale Sandalli, dal cavaliere Salvatore Cristaudi, dagli ospiti sudafricani e da Antonio Varalda. Il presidente del Comitato Tricolore degli Italiani nel Mondo, Stefano Vigoriti, ha dato lettura del messaggio inviato dall’onorevole Mirko Tremaglia, già ministro degli italiani nel mondo. Il benvenuto a tutti è stato dato dal presidente Mario Rossini, il quale, anche a nome dei compagni ancora viventi e dei 102 deceduti nell’adempimento del loro dovere o a causa delle malattie contratte sul lavoro, ha ringraziato il console generale d’Italia e il Comites per aver realizzato quest’opera destinata a tramandare il ricordo delle migliaia di italiani che negli anni più difficili hanno lavorato nelle miniere del Sud Africa. E’ stato un onore – ha detto Rossini – far parte di una categoria che ha lasciato di sé soltanto buone memorie, considerazione e gratitudine.

La prima delle due targhe che commemorano il sacrificio del lavoro italiano nel mondo offre alla lettura la seguente scritta:

Ai minatori italiani del Sudafrica,
Esempio di valore e sacrificio del lavoro
Italiano nel mondo, la comunita’ di Johannesburg
con gratitudine e orgoglio
dedica questa stele, a perenne ricordo
per le generazioni future nel circolo
degli italiani della zona mineraria dell’ East Rand.

La seconda targa, sotto la prima, commemora per i posteri la cerimonia d’inaugurazione:

NEL RICORDARE IL
“ SACRIFICIO DEL LAVORO ITALIANO NEL MONDO”
IL COM. IT. ES. DI JOHANNESBURG E IL C.G.I.E. DEL SUD AFRICA
DEDICANO QUESTA ROCCIA A TUTTI GLI ITALIANI, IN RICONOSCIMENTO
DEL GRANDE ED IMPORTANTE CONTRIBUTO DATO NELLO
SVILUPPO SOCIALE ED ECONOMICO DEL SUD AFRICA,
TENENDO ALTO IL NOME DELL’ITALIA
ALLA PRESENZA DEL CONSOLE GENERALE D’ITALIA IN JOHANNESBURG
DOTT. VITTORIO SANDALLI
VIENE INAUGURATO DALL’AMBASCIATORE D’ITALIA IN S.A..
DOTT. ALESSANDRO CEVESE,
IL MONUMENTO DEDICATO AI LAVORATORI ITALIANI
East Rand Italian Club, 27 Maggio 2007

Questo, invece, il testo del messaggio inviato dall’onorevole Mirko Tremaglia:

Miei cari connazionali,
affido questo messaggio al mio amico Riccardo Pinna, Delegato Nazionale CTIM-BZ per il Sud Africa. Avrei tanto desiderato essere con voi oggi, con il vostro Ambasciatore, con il vostro ottimo Console, che saluto con sincera stima, ma debbo accontentarmi di essere presente con la mia anima e il mio cuore.
Le due targhe sulla stele parlano di “Sacrificio del lavoro italiano nel mondo” e di minatori italiani. Voi sapete che quando ero Ministro degli Italiani nel Mondo, il vostro Ministro, ho fatto approvare il decreto che istituiva la “Giornata del Sacrificio del lavoro italiano nel mondo” l’8 di agosto, anniversario della tragedia mineraria di Marcinelle, che vide la morte di tanti connazionali minatori. Mai nessuno ci aveva pensato prima.
Queste cose si fanno quando si prova sincero amore per gli italiani nel mondo. E per amore nel 1988 riuscii miracolosamente, io deputato dell’opposizione, a far approvare la legge che, istituendo l’AIRE, (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) faceva rientrare nello stato civile italiano i cittadini all’estero, altrimenti spariti, cancellati. Voi per l’Italia non esistevate.
Per amore mi sono battuto tutta la vita, accanto a Voi, perché vi venisse concesso l’esercizio del diritto di voto e alfine abbiamo vinto. Perché “Omnia vincit amor”! L’amore vince tutto!
Per amore vi ho chiamati a Roma, voi scienziati, voi ristoratori, voi missionari, voi Consoli, voi artisti, voi esuli. Vi ho chiamati da ogni parte della Terra. Ho organizzato Convegni per farvi conoscere agli italiani in Italia, perché si rendessero conto di quanta ricchezza, morale ma anche economica, rappresenti l’Altra Italia per la madrepatria.
Chiamai a Roma i quasi 400 parlamentari di origine italiana.
Cari fratelli italiani, tutto quanto sono riuscito a realizzare (sul piano pensionistico, assistenziale, sociale, culturale, ecc.), ho potuto farlo perché voi mi siete stati vicino, mi avete spronato, mi avete aiutato, mi avete amato.
Molto è stato fatto, molto ci sarebbe ancora da fare. Ma occorre qualcuno che vi ami e non semplicemente vi amministri.
Non sono più Ministro, ma non temete: sono sempre al vostro fianco perché a voi mi lega un patto inscindibile.

Miei cari connazionali, il “vostro Ministro vi ama”.
Viva l’Italia.
Viva il Sud Africa
Viva gli italiani nel mondo
Vostro
Segretario Generale
On. Mirko Tremaglia

I giovani italiani ingaggiati per venire a lavorare nelle miniere sudafricane dovevano firmare un contratto che li vincolava alle compagnie minerarie per almeno 54 mesi, quattro anni e mezzo. Durante quel periodo erano legati a un permesso di lavoro che non dava la possibilità di spostarsi liberamente nel paese e soprattutto impediva di cambiare lavoro. Ogni cambiamento d’indirizzo doveva essere tempestivamente notificato alle autorità di polizia.

I primi diciotto mesi in Sud Africa erano di lavoro e di studio. Coloro che volevano migliorare la loro posizione dovevano infatti frequentare un primo corso di sei mesi che li portava a conseguire un “blasting ticket” temporaneo, vale a dire l’abilitazione a far esplodere le cariche di dinamite che dovevano frantumare le rocce contenenti la vena aurifera. Quel certificato diventava permanente dopo altri sei mesi di studio e conduceva, con ulteriori sei mesi di lezioni, al conseguimento della qualifica di minatore a pieno titolo. Completato questo iter e trascorsi quattro anni e mezzo in miniera, i giovani italiani potevano chiedere la residenza permanente e decidere di perseguire eventuali altre carriere per le quali si ritenessero meglio equipaggiati. Alcuni, i più scaltri, ci riuscivano anche prima della scadenza del periodo obbligatorio di 54 mesi, ma la maggioranza rimase in miniera per molti anni anche dopo la scadenza del primo contratto. Mario Rossini, per esempio, fece il minatore per 27 anni, per 15 dei quali nella “Proto Rescue Team”, la specializzatissima squadra di soccorso che doveva intervenire in caso di emergenze e di incidenti nelle miniere. Questa qualifica lo portò negli anni a lavorare in tutte le miniere d’oro del Rand e anche in diverse miniere di carbone. Dopo di che decise di ritirarsi, non per mettersi in pensione ma per dare al via alla propria attività imprenditoriale, risultata nella creazione di una bella azienda di carpenterie in ferro che si chiama Alusteel. Ma questa è un’altra storia.

Nei momenti liberi Mario Rossini si dedica da almeno quattro anni al Club Italiano dell’East Rand, che vive una seconda giovinezza, anche se i figli degli italiani non sembrano molto interessati a raccogliere l’eredità dei genitori in questo campo. Pur avendo soltanto un centinaio di famiglie associate, infatti, il Club ha recentemente stipulato un contratto con un’organizzazione specializzata nell’organizzazione di tornei di calcetto e ha concesso l’uso dei propri terreni, adiacenti all’autostrada che da Johannesburg va verso Est, per costruirvi due campi, i quali, uniti al terzo che il Club aveva già, attireranno presto centinaia di giovani di tutte le nazionalità presenti nel territorio. Ma anche questa è un’altra storia.

La storia dell’inaugurazione di domenica scorsa la lasciamo raccontare alle fotografie del nostro fotoreporter Girolamo Florio.

 

 

 

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