La Gazzetta del Sud Africa

Martedì, 6 Novembre 2007

 

Mille italiani con Danieli e il generale Gagiano a Zonderwater per l’omaggio ai prigionieri che non tornarono alle loro case

Sono venuti da vicino e da lontano, sono venuti italiani e sudafricani, sono venuti giovani e anziani per stringersi attorno agli ultimi reduci e superstiti dei campi di prigionia e per rendere omaggio a quei prigionieri di guerra che dal Sud Africa non fecero mai ritorno alle loro case e alle loro famiglie. Sono venuti da ogni regione e di ogni credo a testimoniare la gratitudine della patria e delle generazioni successive a quanti con il loro sacrificio aprirono la strada a un processo di pace che ancora dura e che ha regalato al mondo sessant’anni di progresso senza uguali nella storia dell’umanità. Sono venuti a dire che non vi sono guerre giuste e guerre sbagliate quando si combatte per la propria patria, ma soltanto guerre che distruggono, che uccidono, che impediscono agli uomini di riconoscersi fratelli e di ritrovarsi nello sforzo quodiano di costruire un futuro migliore per generazioni più sagge. Sono venuti a riconoscere che anche in tempo di guerra, fra i fili spinati dei campi di prigionia gli uomini possono accantonare l’odio e l’ambizione di dominare per scoprire nella propria umanità i valori perenni della pace, della pietà e della solidarietà. Sono venuti perché nell’ora della sconfitta i nostri soldati seppero farsi rispettare e ammirare per qualità assai più preziose, lunghe e durature delle virtù guerriere. Sono venuti a Zonderwater, dove 252 soldati italiani dormono all’ombra delle tre croci, mentre le ceneri di altri 12, deceduti quando non erano più militari, sono conservate nel muro della rimembranza costruito recentemente e benedetto da padre Giuseppe Delama.

Il vice ministro degli esteri Franco Danieli è venuto dall’Italia a rappresentare la patria lontana, il generale Carlo Gagiano, con il suo nome italiano, dalla vicina Pretoria per rappresentare le Forze Armate e il governo del Sud Africa. Il primo ad arrivare, secondo il protocollo ufficiale, è stato però l’ambasciatore d’Italia Alessandro Cevese, seguito poco dopo dal colonnello Roberto Duraccio in rappresentanza delle autorità militari italiane. Poi sono arrivati il generale Carlo Gagiano e il generale Mario Brazzoli, figlio di un prigioniero di guerra italiano, in rappresentanza dell’Aviazione militare sudafricana, il sindaco di Cullinan Anna Digoro e Ruth Prinsloo in rappresentanza della famiglia del leggendario colonnello Hendrik Prinsloo, che comandò a Zonderwater dal 1943 al 1947 e che restituì ai prigionieri italiani la loro dignità di esseri umani, fino a volerli come portatori del fereto nel giorno del suo funerale. Infine il senatore Franco Danieli, accompagnato dal console generale d’Italia a Johannesburg Enrico De Agostini.

A gruppi e gruppetti sono arrivati i rappresentanti di enti, associazioni e circoli italiani e le delegazioni delle associazioni d’arma con bandiere, stendardi, labari e gonfaloni. Un po’ alla volta hanno occupato tutta la parte monumentale del cimitero, dove si svolgono le celebrazioni ufficiali, fino al retrostante edificio che ospita il museo. E quando finalmente le autorità si sono mosse dal cancello principale per percorrere il viale alberato che conduce verso l’altare delle tre croci, nel cielo sono comparsi in volo radente gli aerei della pattuglia acrobatica sudafricana dei Leoni d’Argento (Silver Lions) e si sono aperti gli ombrelli colorati dei paracadutisti che scendevano verso il cimitero con le insegne delle forze armate e la bandiera, mentre con pennellate di fumo colorato i velivoli disegnavano sullo sfondo azzurro arcobaleni con i colori dei due paesi. Momenti che hanno riempito di emozione tutti i presenti. Momenti che hanno fatto battere più forte il cuore dei reduci Paolo Ricci, Vittorio Pieri, che ha marciato davanti a tutti portando la bandiera italiana, Giuseppe Rancati, Angelo Polita, Francesco De Risi e Ginetto Zatta. E così il cuore di Orsola Matriciano, che ha scoperto Zonderwater qualche mese fa, ne ha scritto sulla nostra Gazzetta e ha mantenuto la promessa di tornare dall’Italia per il 4 novembre, e il cuore di Francina Nel “Bellanova” e di Quintin du Plooy “Spennato”, figli naturali dei prigionieri di guerra Francesco Bellanova da Ceglie e Quintino Spennato da Melissano, i quali hanno potuto ritrovare, conoscere e abbracciare i loro padri naturali grazie alle ricerche condotte negli schedari della prigionia dai dirigenti dello Zonderwater Block, che conservano religiosamente le schede ospedaliere dei “centomila” che passarono per il Sud Africa.

L’alza bandiera e l’esecuzione degli inni nazionali hanno preceduto la deposizione delle corone alla base dell’altare. La prima è stata portata dal senatore Danieli, seguito dal generale Gagiano, dal colonnello Duraccio, dal console De Agostini, dal generale Brazzoli, dall’avvocato Tozama Mqobi, commissario regionale dl Gauteng in rappresentanza del Dipartimento sudafricano delle prigioni, da Emilio Coccia per lo Zonderwater Block, da Paolo Ricci per lo Zonderwater Block di Milano, da B. Cerruti e T. Girling per l’associazione reggimentale della cavalleria leggera, e dai rappresentanti dell’Associazione Nazionale Alpini, dell’Associazione Nazionale Carabinieri e del Comites. Ad applaudire, assieme ai mille italiani di qui, i rappresentanti degli alpini di Borgosesia e Flavia Salvagno, figlia di un prigioniero di guerra sepolto a Zonderwater, i quali hanno portato dall’Italia una targa con una frase scritta dal reduce di Russia della Tridentina e famoso scrittore Mario Rigoni Stern che recita: “Hanno dato la vita per l’Italia, cerchiamo di esserne degni nella fratellanza per la pace”. Targa che è stata affissa alla parete sotto le tre croci e ufficialmente scoperta poco più tardi dal console generale De Agostini. Ad applaudire anche i numerosi trevisani che hanno fatto entrare nella loro vacanza sudafricana la data del 4 novembre per essere presenti a Zonderwater con l’assessore Oscar De Bona e la scrittrice Flavia Colle, venuti per presentare il libro “Destinazione Sud Africa”, del quale hanno donato una copia al senatore Danieli.

Quando è venuto il momento dei discorsi, il primo a prendere la parola è stato Emilio Coccia, che ha fatto da battistrada al generale Gagiano e al vice ministro Danieli, il quale ha esortato tutti a essere sempre uniti contro la guerra. Dopo di che padre Delama ha celebrato la messa, cantata dai cori “Giuseppe Verdi” e “Valli Alpine” e infine la ripetizione degli inni nazionali ha suggellato una giornata carica di emozioni.

Chiudiamo qui la nostra cronaca, riservandoci di riprenderla in una delle prossime edizioni con la pubblicazione dei discorsi, ma il racconto della giornata continua con le belle immagini fotografiche di Girolamo Florio. In esse si vedono i paracadutisti che scendono dal cielo con la bandiera e con i fumogeni colorati di rosso e di verde; il senatore Danieli fra l’ambasciatore Cevese e il console De Agostini; l’ambasciatore che riceve la bandiera sudafricana; la pattuglia acrobatica che sorvola le autorità che entrano nel cimitero; il vice ministro Danieli che si accinge a deporre la corona del governo italiano; i rappresentanti degli alpini di Borgosesia davanti alla targa firmata da Rigoni Stern; la visita di Danieli al museo; il vice ministro e il suo seguito con Emilio Coccia fra le tombe; la corale “Valli Alpine”; le volontarie e il volontario che hanno preparato il “rancio” per il dopo cerimonia.

 

 

 

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