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La
Gazzetta del Sud Africa
Mercoledì, 31 Ottobre 2007
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Il pranzo della domenica al Club Italiano di Paarl
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Ogni ultima domenica del mese per gli italiani di Paarl è una giornata speciale. Padre Michele De Salvia celebra la messa in italiano nella chiesetta di pietra nel centro del paese, costruita in parte dai prigionieri di guerra italiani, e poi tutti al Club Italiano per il pranzo. I locali non sono molti, ma qualche volta ci sono anche ospiti da Città del Capo o da altre località, ogni tanto anche dall’Italia. L’ultima domenica di ottobre c’eravamo anche noi della Gazzetta.
Il Club Italiano è in periferia, fra gli alberi, vicino a quello tedesco. Si compone sostanzialmente di un grande salone con altri spazi minori per il bar e la cucina e un ampio terreno tutto intorno. All’esterno le griglie per il “braai vleis”. Qui essere dirigenti significa anche rimboccarsi le maniche, un po’ come ai tempi dei pionieri. E’ in cucina, infatti, che abbiamo trovato il presidente Stefano Costa e sua moglie (nella foto).
La comunità non è molto numerosa, o per lo meno non erano in tanti i presenti alla messa e poi al pranzo: poco più di una ventina, contando anche la signora Domenica Ferucci, fondatrice del Club stesso, dalla quale eravamo stati invitati. Il pranzo è stato semplice ma buono: un mezzo pollo grigliato a testa con contorni vari, insalata, patate, zucchine, fagioli e così via. E alla fine una fetta di torta con il gelato e a richiesta il caffè o anche un Fernet Branca o una grappa. Proprio come in una qualsiasi trattoria di campagna italiana.
Le conversazioni spaziano dagli ultimi avvenimenti nella piccola colonia italiana di Paarl alle notizie provenienti dalla capitale (Cape Town) o dal resto del paese. Tema d’obbligo i programmi di Rai International, su cui i pareri sono sempre controversi perché qualcuno si accontenta e ne parla bene, mentre altri vorrebbero qualcosa di più e di meglio. Per loro è una scappatoia importante dalla solitudine alla quale sono condannati dal fatto che spesso i figli hanno dovuto a loro volta emigrare per crearsi un avvenire. Molto triste la mancanza assoluta di giovani, presenti soltanto nei racconti dei genitori e dei nonni. Gli anziani del posto sono una miniera di aneddoti e ricordi degli anni del dopoguerra, quando con i prigionieri che non rimpatriarono e con i loro familiari e amici fatti venire dall’Italia si formò il nucleo principale della comunità. Oggi di quel periodo sono rimasti pochi uomini, mentre le donne sono più numerose, molte di loro vedove, e parlano volentieri di figli e nipoti, ma anche dei mariti che non ci sono più. Fra i nomi che ci sono rimasti nelle orecchie domenica scorsa quelli di Gava, che fa il “prosecutor” (Procuratore dello Stato) a Città del Capo ma ogni sera torna a Paarl, e di Agostinelli, figlio del prigioniero di guerra al quale l’azienda vinicola di Fairview ha intitolato uno dei suoi vini di maggior successo, fatto con le uve di vitigni italiani.
Un pomeriggio sereno, di quelli di una volta, fra amici che si conoscono da una vita, che insieme hanno affrontato le incognite di un paese sconosciuto e che, a quarant’anni di distanza dal loro arrivo in Sud Africa, restano tenacemente e orgogliosamente italiani.
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