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NAIROBI - Sale a 124 il bilancio dei morti in Kenya provocati dai tumulti
seguiti alla contestatissima riconferma di Mwai
Kibaki
alla Presidenza della Repubblica, con un margine di appena 230.000 voti sul
candidato dell'opposizione Raila Odinga, pur dato in vantaggio dai sondaggi
e dagli stessi risultati preliminari. La cifra è stata data dalla
televisione del Kenya, ma non si esclude che possa essere ancora ben
peggiore.
La Farnesina consiglia di rinviare i viaggi nel Paese
perché la "situazione nel Paese rimane tesa e non si può eslcudere un
ulteriore peggioramento, anche grave". ''Ai connazionali già presenti nel
Paese si consiglia di tenersi lontani dai luoghi di assembramento,
informandosi anche tramite la stampa o i gestori di alberghi e resort sulle
manifestazioni programmate durante il soggiorno in Kenya. Si raccomanda
inoltre di assumere informazioni sull'accessibilità delle vie di
comunicazione da e per gli aeroporti, che può variare di momento in
momento", informa il ministero degli Esteri sul sito Viaggiaresicuri. it.
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Secondo fonti governative a Kisumu, terza città del Paese per importanza e capoluogo della provincia di Nyanza, le persone uccise ammontano come minimo a 46, compresi tre donne e due bambini; una ventina i cadaveri trovati crivellati di proiettili. Il capo della polizia provinciale, Grace Kaindi ha ammesso che in alcuni casi gli agenti hanno aperto il fuoco sulla folla. In tutto il territorio nazionale le vittime confermate sono ormai 84 in circa 24 ore. Molti obitori sono stati circondati da parenti e amici delle vittime, ma le strutture sono state presidiate però in massa dalle forze di sicurezza, che hanno anche impedito ai dimostranti di raggiunere i centri urbani.
A Kisumu il governo ha imposto il coprifuoco e alla polizia locale è stato inoltre impartito l'ordine di sparare a vista contro chiunque infranga le leggi. La città è praticamente isolata dal resto del Paese: la compagnia di bandiera 'Kenya Airways' ha infatti reso nota la sospensione di tutti i voli da e per la località, a causa della mancanza di carburante provocata dai tumulti.
Combattimenti sono in corso pure a Kibera, vasto e miserabile sobborgo alla periferia di Nairobi. Si tratta in tutti i casi di roccheforti di Odinga e del suo Odm, l'Orange Democratic Movement. Odinga, che non accetta la sconfitta, ha indetto per il 3 gennaio una grande manifestazione di protesta a Nairobi per contestare il voto. "Ci incontereremo a Uhuru Park e ci aspettiamo un milione di kenyani" ha detto oggi ad una conferenza stampa.
A Nakuru e presso Kapsabet sarebbe stato aperto il fuoco sulla folla per disperdere i facinorosi, ma i decessi non sarebbero stati provocati dall'intervento dei poliziotti bensì sarebbero stati il risultato dei combattimenti divampati, dopo una breve tregua al calare delle tenebre, tra "gruppi politici rivali": cioè tra rappresentanti dello stesso Odm e del Pnu, il Partito per l'Unità della Nazione facente capo a Kibaki, a loro volta espressione delle tribù di appartenenza dei contendenti, rispettivamente i Luo e i Kikuyu.
Agli abitanti di Kibera è stato impedito di raggiungere il centro della capitale, dove in giornata il candidato ufficialmente sconfitto ha convocato un grande raduno per contestare l'esito della consultazione; per tutta risposta la folla è tornata sì indietro, ma si è poi abbandonata a saccheggi e incendi di case ed esercizi commerciali appartenenti a esponenti del clan avverso.
Alla popolazione degli slums di Nairobi la polizia ha intimato di restare nelle baracche, altrimenti potrebbe essere aperto il fuoco contro di loro. La notizia non è ufficiale, ma giunge da fonti convergenti sul campo. Alcuni slums di Nairobi, dove vivono ammassati milioni di persone, sono stati l'epicentro delle violenze che hanno fatto seguito alla contestata proclamazione di Mway Kibaki a presidente del Kenya. |