La Gazzetta del Sud Africa

Mercoledì, 2 Gennaio 2008

 

Bono: meglio se continuasse a cantare

Di Linda Segni

Ci risiamo. Bono punta il suo dito accusatore sul “Nord” ricco che non fa abbastanza per alleviare le sofferenze del “Sud” povero. Questa volta, però, non si tratta di un’accusa generica all’Occidente in generale, ma di uno specifico attacco a Italia e Francia, con una punta di cattiveria in più per il nostro Paese, colpevole, secondo il cantante degli U2, di non mantenere gli impegni presi nel settore degli aiuti al Terzo Mondo. Ne deduco che Bono si è letto la finanziaria, evidentemente già tradotta in inglese, e, tra migliaia di articoli, commi e paragrafi, è riuscito a determinare esattamente quanto il nostro Paese donerà nel prossimo anno. Come deve essersi letto le finanziarie di tutti gli altri Paesi G8, che ha debitamente comparato con gli impegni presi al vertice di Heiligendamm.

Già, perché a Heiligendamm Bono c’era. Era stato invitato col suo amico Bob Geldoff (che come musicista vale molto meno) probabilmente perché la sua presenza aiutava a spiazzare i movimenti anti-globalizzazione, che inevitabilmente si fanno sentire in queste occasioni. Oggi la cosiddetta “società civile”, va tremendamente di moda e basta dire di averla coinvolta in un processo politico per guadagnarsi l’indispensabile etichetta di politically correct. Così Bono ha avuto una chance di far udire ai potenti del mondo le sue idee in fatto di egalitarismo Nord-Sud. Ma oggi Bono è andato ben al di là della semplice espressione delle sue idee, ergendosi a giudice, censore delle decisioni di uno Stato in una materia che appartiene indissolubilmente alla sua sovranità: i rapporti con gli altri Stati.

Bono è un cantante straordinario. Ha una delle voci più belle dell’ultimo secolo e con gli U2 ha fatto delle canzoni splendide, ma questo non credo gli dia il diritto di sputare sentenze su cosa fanno o non fanno i governi dei Paesi più industrializzati. Può anche essere che Italia e Francia non abbiano tenuto fede agli impegni presi nei confronti dei Paesi del Terzo Mondo (a differenza di Bono non ho avuto tempo di leggere e analizzare in dettaglio le centinaia di pagine che compongono la Finanziaria di quest’anno), ma siamo proprio certi che i governi dei potenziali beneficiari degli aiuti abbiano a loro volta rispettato i loro impegni nei confronti dei Paesi donatori? E siamo sicuri che questi aiuti arrivino integralmente ai destinatari, senza essere “filtrati” e deviati dai loro governanti? Se il Signor Bono e il Signor Geldof si fossero concentrati un po’ meno sulle finanziarie dei Paesi G8 e avessero invece passato anche solo qualche mese in uno qualsiasi dei Paesi africani, avrebbero visto con i loro occhi dove è finito il mare di soldi che negli ultimi quarant’anni di cooperazione il vituperato Nord ha riversato nel Continente Nero. In tutto questo tempo gli unici cittadini africani ad averne veramente beneficiato sono stati i Presidenti, i Primi Ministri e i loro rispettivi entourage, molti dei quali, alla fine del mandato si sono ritrovati proprietari di veri e propri imperi economici. Gli esempi in materia si sprecano.

Come italiana che paga le tasse sarei quindi ben lieta, caro Signor Bono, se Lei avesse ragione e se il mio Paese non avesse tenuto fede ai propri impegni verso quei governi! Ma un impegno finanziario ben maggiore è quello dell’Italia in ambito UE e forse Lei dimentica che se il Suo Paese, l’Irlanda, ha vissuto uno dei maggiori boom economici di questi anni, è stato proprio grazie ai contributi dell’UE, di cui l’Italia, guarda caso, è uno dei maggiori finanziatori. Charity, come dite voi, begins at home!

Sono certa, Signor Bono, che il Suo impegno a favore del Terzo Mondo sia sincero e disinteressato, ma sono altrettanto convinta che le cose andrebbero meglio se ognuno facesse il proprio mestiere e lasciasse agli altri fare il loro. Lei fa bene quello di cantante. Come censore è molto meno bravo (e simpatico).

 

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