La Gazzetta del Sud Africa

Mercoledì, 2 Gennaio 2008

 

Consoli onorari, un “patrimonio” da valorizzare e riorganizzare quale antidoto alla “ristrutturazione”

Aarhus - Djibouti - Nyiregyhaza - Québec City - Ristrutturazione della rete consolare italiana nel mondo. Il 2007 degli italiani all’estero è stato segnato dalla problematica della ‘ristrutturazione’, ovvero riduzione, delle strutture consolari italiane nel mondo.

Polemiche, battaglie per impedire le chiusure -basti ricordare gli italiani in rivolta contro la chiusura del Consolato d'Italia di Edmonton -, ma anche molti spunti di riflessione sul ruolo delle rappresentanze all’estero -per esempio la proposta di considerare la rete consolare come un investimento e non un costo- e molte le sollecitazioni alla valorizzazione dell’esistente per ridurre al minimo le conseguenze della ristrutturazione. Tra la valorizzazione dell’esistente, quella della rete dei Consolati Onorari.

Tra i primi a sollevare la questione, l’Onorevole Gino Bucchino, parlamentare eletto sulla Circoscrizione Estero, ripartizione America Centrale e Settentrionale, e il Consigliere CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero) per la Gran Bretagna Alberto Bertali.

“La rete dei Consolali onorari, invece di essere migliorata, viene smantellata e piuttosto che cercare di fare almeno riferimento ai Consolati onorari, così vitali in Paesi (n.d.r. il Canada) come il nostro, si fa di tutto per chiuderli o per togliere alle persone che vi lavorano qualsiasi voglia di svolgere tale attività” aveva affermato l’Onorevole Gino Bucchino, lo scorso settembre. E definendo i Consoli onorari “persone delle quali l’Italia deve essere orgogliosa e nei confronti delle quali dovrebbe essere riconoscente” ha affermato: “mi inchino davanti al loro coraggio di restare al loro posto nonostante l’offensiva elemosina che ricevono dal nostro Paese”.

“La situazione dei Consolati Onorari è paradossale” aveva affermato, lo scorso novembre, Alberto Bertali, a margine di una Plenaria del CGIE dedicata quasi esclusivamente alle chiusure delle sedi consolari nel mondo decisa dal Governo. “La loro attività non è sufficientemente finanziata. Gli uffici sono gestiti, come si sa, da volontari, i quali molto spesso non riescono nemmeno a recepire il rimborso delle spese nei tempi previsti dalla legge. E’ un peccato”. Con “un minimo investimento si potrebbe stimolare l’attività di queste strutture rendendole un valore aggiunto”.

8 Consolati Generali Onorari, 137 Consolati Onorari, 223 Vice Consolati Onorari, 158 Agenzie Consolari Onorarie. Questi sono i numeri del ‘patrimonio’.

Quanto oggi questo ‘patrimonio’ sia sottovalutato lo esprime bene Riccardo Rossini, Console Onorario a Québec: “Non posso pronunciarmi per i miei colleghi, ma immagino che un essere umano che deve mantenere a sue spese un ufficio consolare, con dei contributi diminuiti del 50% rispetto agli anni 2000 (esempio nel 1998 contributi pari a $23,550 nel 2007 pari a $ 13,000) che non coprono neanche le spese dei locali e delle assicurazioni, e con la pressione di dare sempre dei servizi consolari che rispettino gli standard del Paese in cui operiamo, e con la conferma che niente cambia nella struttura per migliorare le nostre condizioni, non solamente siamo scoraggiati ma l’unica soluzione per svegliare l’opinione pubblica é di dare le dimissioni in blocco”.

Le storie di questi uomini e donne che reggono il ‘patrimonio’ della rete consolare onoraria nel mondo, ai quali “l’Italia deve essere riconoscente” come afferma l’Onorevole Gino Bucchino, sono diversissime. Molti sono italiani o oriundi che si sono distinti nella comunità, altri sono locali che hanno dimostrato di essere attivi, nel loro Paese, in favore dell’Italia.

Henning Holmen Moller è Console Onorario a Aarhus per l'ovest della Danimarca, “Ho conosciuto bene l'ambiente italiano per aver lavorato come consulente della gestione delle medie imprese italiane a Bruxelles, mi sono occupato di una mostra delle sculture di marmo di Carrara nella nostra città, Aarhus, e così ad un certo punto l'Ambasciatore italiano in Danimarca mi ha chiesto di valutare l’opportunità di accettare l’incarico”. Incarico accettato, con molta “gioia e orgoglio” dice, e oggi Holmen ha, sotto la sua giurisdizione, “circa 2.000 italiani, dei 4.000 presenti in Danimarca”. Gli italiani in Danimarca sono integrati “abbastanza bene. Vivono quasi come i danesi, lavorano e si godono la vita”, solo un gruppo “di circa 100 persone hanno difficoltà a integrarsi in una società così trasparente come quella danese. Quindi queste persone occupano un gran pò del tempo lavorativo del Console”.

“Abitando in questo Paese da molti anni, alla partenza del precedente Console onorario, rientrato in Italia, l’Ambasciata competente, immagino dopo adeguata indagine, mi propose l’incarico. Fui onorato di accettare” afferma Gianni Rizzo, Console Generale Onorario d’Italia a Djibouti. La comunità italiana locale “è composta da circa 180 residenti, e non vi sono presenti oriundi”. Più o meno stesso discorso per Riccardo Rossini, “mi ha nominato il Presidente della Repubblica, dietro suggerimento delle autorità italiane in loco”, il quale però si prende cura di una comunità che conta “circa 8.000 persone, di cui 1.000 con passaporto italiano” sparsa su di “un territorio pari 4 volte il territorio italiano, che comprende 21 circoscrizioni”, vastità del territorio che diventa problematica quando “le condizioni invernali rendono l’accesso ai servizi consolari non facile”.

Il Console onorario di Nyiregyhaza, responsabile del Nord Est dell’Ungheria -3 capoluoghi di Regione: Miskolc, Debrecen, e appunto Nyiregyhaza- , Roberto Sarcià, nella vita fa l’imprenditore, “residente in Ungheria dall' 1991, gestisco due aziende di logistica e trasporti nel Nord Est dell'Ungheria” con 200 persone impiegate, dal 2003 è attivo come responsabile consolare onorario, “sono stato nominato prima Corrispondente Consolare poi Console Onorario per il Nord Est dell'Ungheria. Mi sono sempre prodigato a supportare l'Ambasciata Italiana di Budapest che dista 300 kilometri dal mio Consolato, aiutando sia i cittadini italiani residenti, che hanno svariati tipi di problemi, a cominciare dagli imprenditori italiani che hanno aziende nella mia area di competenza, sia i cittadini italiani in transito -siamo in una posizione in mezzo a tre frontiere: Slovacchia, Ucraina, Romania. Ho assistito le varie delegazioni in visita, cercando di creare buoni rapporti con le Autorità locali, che io ho conosciuto da imprenditore che da più di 17 anni opera sul territorio”.

Sarcià ha la responsabilità di circa 1.000 residenti, per lo più “piccoli imprenditori, tecnici, manager di aziende italiane e multinazionali, pensionati italiani che si sono trasferiti per i minori costi della vita o che si sono congiunti con persone ungheresi”, e un numero svariato di tecnici di aziende che lavorano nell’area ma che non hanno residenza.

I compiti sono molteplici, tutti quelli propri di una struttura consolare, dal disbrigo delle pratiche burocratiche al ruolo di rappresentanza. Mentre Henning Holmen Moller afferma di dover “spendere due o tre ore al giorno” nel suo ruolo di Console onorario, ore che naturalmente si vanno ad aggiungere alle ore di lavoro normale, visto che il Console Onorario non percepisce alcun compenso per il lavoro che svolge, Rossini evidenzia un insieme di attività più complesse. “I bisogni della comunità sono molteplici” dice Rossini, “pratiche amministrative inerenti ai passaporti, pensioni, visti, procure, pratiche inerenti a scambi culturali per studenti italiani e canadesi, pratiche di decesso, matrimonio, nascita e divorzio, riacquisto cittadinanza, iscrizione AIRE, ritorni definitivi in Italia, pratiche assicurative medicali duranti i soggiorni in madre patria, arrivi di navi con bandiera o proprietà italiana (essendo un porto commerciale sul San Lorenzo), oltre all’urgenza 24 ore su 24. Oltre a tali compiti amministrativi, essendo Québec sede di Governo provinciale, come Console devo essere presente a differenti attività promosse dal Governo locale, devo inoltre promuovere, tramite la Camera di Commercio italiana, gli interessi economici, turistici e tecnologici dell’Italia” e per finire “assistere i molteplici turisti italiani presenti nel Québec sia in estate che in inverno”.

La comunità italiana di Djibouti, che conta poco meno di duecento persone, “in parte proveniente da Etiopia ed Eritrea e in parte dall’Italia”, afferma Rizzo, è una “comunità variegata che richiedere una assistenza consolare puntuale ed efficace in termini di rilascio di documenti, attestati, rinnovo passaporti, assistenza nel caso di problemi con le Autorità locali”. Vi è anche una “richiesta di assistenza economica per alcuni di loro con situazioni difficili. Sempre più importante anche la presenza di visitatori italiani per turismo o affari che necessitano all’occasione di assistenza di varia natura” In ultimo: “l’assistenza fornita alle navi militari e mercantili in occasione degli scali al porto”.

Circa il riordino della rete consolare italiana nel mondo -“mi auguro che il Ministero degli Affari Esteri abbia presente la vera fotografia delle istituzioni per procedere”, dice Rossini, mentre Sarcià esulta con un “finalmente!”- : valorizzazione della struttura consolare onoraria e massima attenzione verso i Consolati di carriera, beni sui quali investire, sembrano essere tutti concordi. “Ritengo che sia opportuno e necessario adeguare la rete diplomatica e consolare alle nuove esigenze e alle necessità attuali” afferma Gianni Rizzo. “Paesi strategicamente rilevanti come Djibouti meriterebbero sicuramente una rappresentanza diplomatica di carriera”.

“Il riordino mi sembra opportuno” afferma Roberto Sarcià “Ho avuto la fortuna di lavorare sempre all'estero, di conseguenza ho conosciuto i pregi e i numerosi difetti dell'apparato diplomatico all'estero, specialmente nella Comunità Europea, dove queste mega strutture diplomatiche non servono più e spesso sono solo uno spreco di soldi. Serve una rappresentanza minima: un Console è sufficiente; un buon Consolato attivo sulle problematiche dei residenti, e che abbia un buon Addetto Commerciale a disposizione delle aziende italiane presenti o che vogliono venire a investire” è, secondo, Sarcià, la soluzione ideale, “il tutto questo supportato all'esterno dai Consolati onorari che devono essere più operativi”.

“Sicuramente è utile dare nuovo impulso alla rete dei Consolati onorari in quei grandi Paesi ove esistano anche l’Ambasciata e il Consolato effettivo. E’ auspicabile l’apertura di rappresentanze di carriera in quei Paesi in forte crescita economica o ad alto valore strategico” afferma Gianni Rizzo. Sul come incidere sui Consolati onorari per un rafforzamento i Consoli dimostrano di avere molto chiaro il concetto della necessità di azioni calibrate sulle specificità dei Paesi. “Dipende dalle esigenze dei Paesi” dice chiaramente Rizzo. “Nel nostro caso, non avendo Ambasciata nel Paese si dovrebbe dare maggiore autonomia e capacità operativa, sostenute da maggiori risorse economiche”.

In linea di principio tutti concordi sul fatto che se un Consolato Onorario potesse disporre di risorse finanziarie adatte potrebbe svolgere un ruolo più forte e svolgere funzioni che oggi sono lasciate alla struttura consolare di carriera.

“Ci sono un gran numero di Consoli onorari che non fanno niente. Devono essere licenziati” afferma Henning Holmen Moller, il quale sostiene la “riduzione del numero dei Consoli onorari nel mondo, dai circa 400 attuali a circa 100” in funzione del loro livello di attività. Non è sulla stessa linea Riccardo Rossini, il quale invece sostiene che è “evidente che la struttura dei Consolati onorari é uno strumento da sviluppare e da mettere in evidenza, per la semplice ragione che conoscono il territorio e la mentalità locale e non possono permettersi di fare passi falsi senza compromettere la loro reputazione creata dopo molteplici sacrifici. Inoltre sono in possesso di contatti locali che possono aiutare lo sviluppo del nostro Paese e creare opportunità di sviluppo”.

I Consoli onorari, continua Holmen “dovrebbero avere il potere di autenticare i documenti notarili, eventualmente in collaborazione con un notaio pubblico locale. Dovrebbero avere il potere di trovare in autonomia una rete di corrispondenti consolari che potrebbe lavorare in una zona locale sotto la sorveglianza del Console onorario. Il Console onorario dovrebbe avere una posizione organizzativa, e dovrebbe essere più vicino all’Ambasciata”.

“Al rafforzamento io sono favorevole” afferma Roberto Sarcià, “rafforzare per me vuol dire poter partecipare attivamente alla vita diplomatica del mio Paese, potendo accedere agli aiuti finanziari per poter fare più attività di marketing diplomatico, organizzare incontri, convegni, attività culturali, scambi, creare opportunità di scambi commerciali e gemellaggi tra i due Paesi”. Mentre oggi l’attività dei Consoli onorari, secondo Sarcià, è passiva, “interveniamo solo in caso di bisogno”, a dire di Sarcià si tratta di fare un salto qualitativo “essere coinvolti a 360 gradi in tutte le cose”.

“Un vero aiuto sarebbe quello di darci i mezzi economici per promuovere attività specifiche sul territorio” afferma Rossini, “di permetterci una rappresentanza adeguata e di darci gli strumenti amministrativi che potrebbero accelerare le procedure amministrative. Ad esempio: accesso solamente per informazione ai dati dello stato civile, eliminazione del sistema contabile ancora con le vecchie marche, l’uso di internet. Non abbiamo bisogno di strutture, bisognerebbe solo che le Autorità superiori prestassero ascolto ai nostri suggerimenti”. Anche per quanto riguarda le attività di promozione economica dell’Italia sul territorio di competenza dei Consolati onorari Riccardo Rossini afferma “sono più che convinto, avendolo vissuto, che localmente si potrebbero fare attività di sviluppo molto più interessanti e veramente indirizzate ai mercati locali”.

“Sicuramente maggiori risorse potrebbero permettere un tipo di attività più importante ed efficace anche dal punto di vista promozionale, commerciale, culturale, d’ immagine” afferma Gianni Rizzo, il quale concorda con Rossini sul fatto che il problema principale per il rafforzamento della rete consolare onoraria non è rappresentata dalla necessità di strutture, né tanto meno da una carenza di preparazione tecnica dei Consoli onorari. “Basterebbe ricevere regolarmente e puntualmente gli aggiornamenti amministrativi e di legge ed in alcuni casi corsi di formazione o di aggiornamento specifici. Una maggiore attenzione e considerazione da parte di Roma, comunicazioni puntuali, istruzioni operative” afferma Rizzo.

Roberto Sarcià introduce una proposta: “un contratto a termine, per 3 o 5 anni, dove ci siano veti però anche competenze che oggi sono date solo alle Ambasciate e ai Consolati di carriera”. Da qui, secondo Sarcià, si potrebbe iniziare a riformare l’istituto del Consolato onorario. Ciò, per un verso, darebbe strumenti, mezzi, competenze attive che oggi queste strutture non hanno, e per l’altro verso innalzerebbe il livello dell’immagine percepita dei Consolati onorari, togliendoli dal limbo del volontariato/onorificenza che si ritorce contro gli stessi Consoli ma anche contro le potenzialità che hanno e non sono messi in grado di esprimere. Infine si risolverebbe anche il problema, ancora abbastanza sottaciuto, della ‘motivazione’: dopo un certo numero di anni durante i quali il Console Onorario svolge il suo servizio, il suo slancio e la sua forza di lavoro e incisione viene meno. Un tournover, così come oggi è strutturato l’istituto, sarebbe complicato, con la proposta di Sarcià sarebbe invece naturale. Sarcià immagina contratti “rinnovabili in base ai risultati raggiunti, da dare a persone ben radicate sul territorio”, contratti che dovranno prevedere “competenze maggiori, e autonomia” dai Consolati di carriera, insieme alla fondamentale responsabilità dei risultati.

Non condivide Henning Holmen Moller il quale sostiene, riferendosi al problema motivazionale e al tournover, che “il Console onorario si costruisce, durante gli anni di lavoro, una grande impagabile esperienza” un valore che l’Italia non può permettersi di perdere, soprattutto in una struttura come questa. “Quando il Console onorario vuole rimettere il suo incarico dovrebbe essere lui a scegliere il suo successore, in collaborazione con l'Ambasciatore”. E sul valore dell’esperienza concorda anche Gianni Rizzo, il quale non si sottrae al problema motivazionale. “Penso che effettivamente smorzato l’entusiasmo dei primissimi anni, le lentezze burocratiche, le decisioni discutibili, l’inerzia del sistema, possano mettere a dura prova l’impegno e la voglia dei Consoli onorari” afferma Rizzo, “dall’altra parte però l’esperienza acquisita diventa un valore certo, utilissimo”.

Nel ripensare, per valorizzare, i Consolati Onorari è necessario operare, secondo Rizzo, per assicurare “competenze più flessibili, maggiore autonomia, nel rispetto delle regole, comunicazioni puntuali, visite frequenti, corsi di formazione e aggiornamento. Tutto ciò sempre tenendo ben presente realtà del Paese di accreditamento”. Altro elemento fondamentale richiamato da Rizzo è l’attenzione per “l’unità di intenti” tra la struttura consolare di carriera, che risponde a indicazioni politiche che vengono da Roma, e la struttura consolare onoraria, che deve essere in grado di agire sapendo chiaramente quali sono gli obiettivi, le linee d’azione e i principi che Roma propone.

Secondo Riccardo Rossini è necessario maggior “dialogo tra la nostra rete consolare e le Istituzioni italiane”, “una prospettiva di piena riconoscenza del nostro operato”, sono fattori “indispensabili per garantire tutte le potenzialità dell’istituto consolare onorario”. E nel rapporto operativo con la struttura consolare di carriera servono “incontri programmati su differenti tematiche territoriali e problemi amministrativi”, tenendo ben presenti le attività che i Consolati svolgono. “Nel 2007 il mio Consolato ha inviato 210 lettere, 93 presenze di rappresentanza, 183 atti amministrativi non paganti, 55 atti paganti, attività portuali di 5 navi, urgenza 24 ore su 24, tre missioni economiche, due missioni politiche, tre visite ufficiali, sette incontri promozionali ecc.....” afferma Rossini. “Senza dimenticare che il nostro operato comprende anche gli atti legati al Paese di rappresentanza, i cui cittadini richiedono informazioni turistiche, economiche e culturali”. Il lavoro, se fatto seriamente, è molto impegnativo, continua Gianni Rizzo “con un investimento notevole in termini di tempo. Il sacrificio economico è considerevole, bisogna investire di tasca propria risorse per il decoro dell’attività consolare, per i locali utilizzati, per l’attività e per il buon nome e immagine dell’Italia”. Henning Holmen Moller concorda: “Le competenze sono troppo ristrette. Il pagamento simbolico dallo Stato italiano copre solamente un dodicesimo delle spese reali. Sarebbe poi opportuno essere chiamati a Roma per discutere la situazione e gli sviluppi della nostra azione almeno ogni 2 anni”.

A chi sostiene che per poter essere un Paese degno del prestigio che potenzialmente l’Italia ha sullo scenario internazionale, si dovrebbe investire di più sulla rete delle Ambasciate e dei Consolati di carriera, a cominciare dai funzionari, che dovrebbero essere meglio retribuiti, i Consoli onorari rispondono in maniera competente e composta. Mentre Henning Holmen Moller dice che “l'Ambasciata italiana a Copenaghen lavora con strumenti finanziari insufficienti”, Gianni Rizzo afferma “penso che i funzionari di carriera siano remunerati generosamente”, e apre un nuovo fronte: “sarebbe utile probabilmente un maggiore rigore nella scelta delle persone e nella valutazione delle motivazioni dei funzionari di carriera mandati all’estero”. Nel mondo sicuramente si deve investire sulla rete diplomatica di carriera, sull’apparato diplomatico italiano, afferma Roberto Sarcià, ma rafforzare la struttura diplomatica italiana nel mondo non vuole dire vantare grandi strutture; l’investimento è un problema più complicato. “Ci sono aree, specialmente in Europa, dove oggi servono più che altro strutture agili, competenti, operative a disposizione dei cittadini e delle aziende, strutture che si facciano capo fila per sviluppare progetti concreti per il ‘Sistema Italia’. Per quanto riguarda le retribuzioni, mi sembrano già esagerate, specialmente nei Paesi non ha rischio”, la soluzione potrebbe essere inquadrare questo personale “a contratto”, come proposto per i Consoli onorari, “con obbiettivi da raggiungere che vanno premiati, in caso contrario nessun aumento, anzi, diminuzione” là dove gli obiettivi non dovessero essere raggiunti.

Che l’immagine che gli italiani in Italia hanno dei Consolati onorari sia quanto meno distorta, frutto di scarsa informazione, i Consoli ne sono consapevoli. “La nostra voce non arriva mai a destinazione perchè si perde nei meandri della burocrazia e degli uffici preposti” afferma Roberto Sarcià, figurarsi poi l’immagine della “nostra attività in Italia. La mia esperienza personale è che tutte le persone che mi conoscono pensano che si tratti solo di onorificenza, perchè in Italia è cosi perchè nessuno ha mai spiegato o scritto quello che noi gratuitamente in silenzio e senza aiuti di nessun genere. Addirittura non abbiamo documenti per dimostrare chi siamo. Mi spiego. Non mi risulta che abbiamo diritto a un qualche documento diplomatico italiano che accerta la nostra posizione di Consoli onorari dell’Italia. Abbiamo solo un documento da parte del Ministero degli Esteri del Paese ospitante….. Si figuri chi capisce l'ungherese in Italia!”. L’Italia non conosce i Consoli onorari, afferma Riccardo Rossini, “il nostro operato prende valore solamente quando arrivano i problemi, perdita di passaporti, rientro urgente, morte di un connazionale, assistenza operativa ecc.....”. - News ITALIA PRESS

 

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