La Gazzetta del Sud Africa

Venerdì, 4 Gennaio 2008

 

Kenya: l'opposizione pronta a trattare Desmond Tutu possibile mediatore

NAIROBI - Raila Odinga, leader dell'opposizione, sarebbe pronto ad aprire negoziati con Mwai Kubaki, riportato al potere dalle elezioni contestate. Kubaki avrebbe già rifiutato la mediazione offerta dal John Kuffour, segretario generale dell'Unione Africana, ma potrebbe essere disposto ad accettare quella del vescovo anglicano e premio Nobel per la pace sudafricano Desmond Tutu.

GIORNATA A RISCHIO - La giornata si presenta intanto ad alto rischio di gravi incidenti. A Nairobi centinaia di persone intendono manifestare a favore del leader dell'opposizione. E nella mattinata la polizia ha fatto uso di idranti arricchiti di sostanze che bruciano la pelle per disperderli. Forze di sicurezza hanno circondato il parco Uhuru dove è prevista la dimostrazione. I manifestanti indossano sciarpe bianche e cantano l'inno nazionale. Odinga ha dichiarato di poter riunire un milione di sostenitori nel parco per protestare contro i risultati ufficiali delle elezioni del 27 dicembre, che hanno assegnato la vittoria al presidente uscente Mwai Kibaki. Il vice presidente Moody Awori ha esortato oggi Odinga e il suo partito, il Movimento democratico arancione, a disdire la marcia «per non rischiare la vita dei kenioti».

«PULIZIA ETNICA» - Dopo le drammatiche notizie di ieri che testimoniano la progressione delle violenze nel Paese, il governo del presidente keniano Mwai Kibaki ha accusato il leader dell'opposizione Raila Odinga di incoraggiare la «pulizia etnica» contro i kikuyo, principale gruppo etnico keniano, di cui fa parte lo stesso Kibaki, e che lo ha appoggiato in massa. È quanto ha sostenuto in un'intervista alla Bbc il portavoce governativo Alfred Mutua. Le accuse sono state respinte al mittente, e con gli interessi, da parte dell'entourage di Odinga, etnia Luo, la terza del Paese. La situazione in Kenya resta drammatica, anche se gli slum di Nairobi sono rimasti calmi nel corso della notte. Oltre 60mila persone in fuga dai luoghi degli scontri, più di 300 morti, l'orrore degli arsi vivi (una cinquantina di persone, tra cui donne e bambini, nella chiesa di Eldoret, ovest del Paese), centinaia di feriti, saccheggi, devastazioni di ogni tipo che non si vede come si possano fermare.

AZIONE DIPLOMATICA DI USA E GB - La speranza è che l'azione decisa e congiunta di Washington e Londra in cui si chiede alle parti di cercare strade di riconciliazione possa avere effetto. Il segretario di stato americano, Condoleezza Rice, e il ministro britannico degli affari esteri, David Miliband, hanno infatti diffuso con un comunicato congiunto un appello ai dirigenti keniani perché «diano prova di spirito di compromesso». «Lanciamo un appello - si legge nel testo - a tutti i dirigenti politici (del Kenya) a dare prova di spirito do compromesso mettendo davanti a tutto gli interessi democratici del Kenya».

LA DIFFICILE INTESA - Ma il problema è Kibaki: difficile un'intesa se lui non trova il modo di lasciare la carica di presidente, ora che dopo i dubbi di Ue, Usa, Gran Bretagna, Canada, Giappone e l'elenco potrebbe continuare, sulla correttezza dello scrutinio presidenziale sembra (ma non ci sono conferme ufficiali) che perfino il presidente della Commissione Elettorale, Samuel Kivuito non sia più tanto certo che Kibaki - da lui proclamato vincitore - avesse davvero vinto, e parla di formidabili pressioni effettuate su di lui dall'entourage del presidente.

GLI SCONTRI - Nel Paese i violenti scontri tra estremisti Kikuyo, l'etnia del presidente rieletto, e quelli Luo, tribù cui appartiene Odinga, hanno fatto decine di vittime. Si parla di almeno 300 morti. Nel Samburu, al nord, è in atto una vera caccia all'uomo; sono stati dai alle fiamme tutti i negozi gestiti da esponenti Kikuyo, che cercano ora rifugio nelle chiese malgrado nel distretto di Eldoret una cinquantina di persone fossero morte bruciane nel rogo di un tempio pentecostale. Nelle baraccopoli di Korogocho e Kibera, epicentri dei tumulti, a Nairobi in giornata sono già ripresi scontri, seppure di proporzioni inferiori rispetto al recentissimo passato; nel centro cittadino la gente è tornata in strada, il traffico è abbastanza sostenuto e molti negozi hanno riaperto. Scarseggiano però i generi alimentari freschi, benzina e nafta: circostanza che potrebbe creare a breve termine pesanti ripercussioni sul traffico aereo, non solo nello scalo della capitale del kenya ma anche altrove. A Kampala, in Uganda, diversi voli sono per esempio stati forzatamente cancellati per il mancato rifornimento del carburante che arriva in genere da Mombasa.

 

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