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ROMA - Domenica 13 gennaio si celebrerà, in tutte le chiese e le parrocchie d’Italia, la Giornata mondiale delle Migrazioni 2008. L’evento, che vuole richiamare l’attenzione sulle problematiche connesse ai flussi migratori e alle varie tipologie di mobilità, è stato dedicato al tema “Giovani migranti: risorsa e provocazione”. Le celebrazioni centrali della 42.ma Giornata delle Migrazioni si svolgono in Sicilia, - ogni anno le iniziative hanno luogo in regioni diverse - ed avranno il loro momento culminante domenica 13 gennaio con la Messa da Palermo che sarà trasmessa in televisione.
“Quando Pio X istituì nel 1914 la Giornata mondiale delle Migrazioni - ha affermato il direttore dell’Ufficio nazionale per le Comunicazioni Sociali della CEI Domenico Pompili introducendo la presentazione dell’evento svoltasi a Roma presso la Sala Marconi di Radio Vaticana - aveva in mente lo scenario italiano del tempo in cui tante persone si muovevano dalle nostre regioni per cercare lavoro in contesti geografici anche molto lontani. Oggi lo scenario è profondamente mutato e l’Italia, con oltre 3 milioni e 600.000 stranieri sul suo territorio, si colloca fra i grandi paesi d’immigrazione dell’Unione Europa, insieme alla Spagna e subito dopo la Germania. Tuttavia in questo contesto così diverso il tema delle migrazioni non ha perso attualità soprattutto quest’anno in cui la Giornata viene dedicata alle nuove generazioni”.
Il direttore generale della Fondazione Migrantes Piergiorgio Saviola, che ha portato anche il saluto del presidente, il vescovo ausiliare di Bergamo Lino Belotti, ha ricordato come a tutt’oggi circa 560.000 italiani residenti all’estero siano minorenni e oltre un milione di connazionali nel mondo abbiano meno di 30 anni. Una stima di poco inferiore a quella dei minori stranieri in Italia che si attestano intorno alle 665.000 unità, con un 33% della popolazione immigrata al di sotto dei 25 anni. Molto giovani anche gli altri protagonisti della mobilità umana come i Sinti e i Rom, i circensi, i lunaparkisti e i marittimi. “Questi numeri - ha detto Saviola - ci fanno prendere atto, senza sterili allarmismi, che la nostra Italia non nel prossimo futuro, ma già ora sta cambiando sotto i nostri occhi. I giovani stranieri sono un capitale da valorizzare, da non trascurare, tanto meno da sciupare”. Un valore aggiunto che sarà fondamentale per il recupero del gap demografico italiano ed europeo, per la tenuta della nostra economia, per lo sviluppo del dialogo fra culture diverse e dei processi d’integrazione. Ma, secondo Saviola, per evitare che le risorse delle nuove generazioni immigrate vadano disperse o pericolosamente indirizzate, sarà opportuna una mobilitazione della scuola, della società, delle istituzioni e della Chiesa che, senza dimenticare le fragilità comune a tutti i ragazzi di fronte al materialismo contemporaneo, dia concrete risposte alle esigenze di questi giovani, come ad esempio il problema logistico della casa. Uno sforzo corale, non privo di oneri, ma sicuramente necessario.
Saviola ha evidenziato la necessità di utilizzare nel migliore dei modi le opportunità d’incontro e di integrazione offerte ai giovani immigrati dalla scuola, dai centri di ascolto, da consultori familiari, dai gruppi parrocchiali e dall’associazionismo etnico o misto. Essenziale in questo contesto anche l’elaborazione, con tutto il corpo ecclesiale, di una pastorale d’insieme per i giovani stranieri che si dimostrano molto attivi nella vita diocesana e parrocchiale e in molti altri settori di rilievo sociale.
Il vescovo di Palestrina Domenico Sigalini, assistente ecclesiastico generale dell’Azione Cattolica Italiana e Segretario della CEMI, ha evidenziato come dal messaggio per la Giornata Mondiale delle Migrazioni di Papa Benedetto XVI emergano alcuni punti fermi come le difficoltà connesse alla duplice appartenenza dell’immigrato - questi giovani hanno bisogno della loro cultura ma vogliono essere parte a pieno diritto del nuovo mondo che abitano - e l’esigenza di una maggiore attenzione per il mondo giovanile, le donne, i bambini e gli adolescenti che si presentano come le categorie più a rischio nelle migrazioni. In questo ambito per il superamento dei problemi appare essenziale il ruolo della famiglia e soprattutto della scuola che non deve essere asettica e stare a guardare, ma seguire i ragazzi migranti per costruire un percorso didattico con obiettivi eguali per tutti. “Sono convinto - ha aggiunto il vescovo di Palestrina - che nel mondo delle nuove generazioni non si può fare soltanto assistenzialismo, ma bisogna credere nelle capacità dei giovani ed aiutarli ad aprire delle prospettive d’integrazione basate sul pluralismo culturale etnico e sull’approfondimento delle singole identità”. Per quanto riguarda invece il tema della cittadinanza Sigalini ha sottolineato la necessità di passare dallo ius sanguinis allo ius soli, consentendo ad un giovane immigrato nato in Italia l’acquisizione della nostra cittadinanza al momento del compimento della maggiore età.
Questo tema è stato toccato anche da Gianromano Gnesotto, direttore della Migrantes per la pastorale degli immigrati e dei profughi, che ha spiegato come “proprio in ragione della crescente stanzialità del fenomeno migratorio e del progressivo aumento del numero degli immigrati, quasi tutti gli Stati europei abbiano introdotto o accentuato il principio dello ius soli per favorire le politiche e i processi d’integrazione”. In questa ottica Gnesotto ha inoltre auspicato la riduzione da 10 a 5 anni del tempo di residenza dello straniero per l’ottenimento della cittadinanza italiana e la possibilità di mantenere l’istituto della doppia cittadinanza.
Nel corso della conferenza stampa il direttore della Caritas diocesana di Roma Guerino Di Tora ha presentato le anticipazioni un indagine conoscitiva, realizzata nella capitale in collaborazione con la Migrantes, sulle abitudini pastorali degli immigrati. Delle 142 parrocchie contattate, pari al 43% del totale, 11 hanno evidenziato la presenza di almeno cinquanta famiglie di immigrati molto attive nelle iniziative pastorali. Fra le comunità più impegnate troviamo la filippina (15,6%), la rumena (14,9%) e la polaccha (10.9%). Nel 57% delle parrocchie romane sono inoltre presenti catechisti stranieri. La ricerca verrà presentata nella sua interezza durante la “Festa dei Popoli” della Diocesi di Roma che si terrà nella capitale il prossimo 18 maggio. “L’indagine dimostra - ha detto mons. Di Tora - che gli immigrati sono una componente importante dell’animazione pastorale. Il processo d’integrazione in atto nella società si dimostra ancor più vivo e dinamico tra gli immigrati di religione cattolica, grazie anche all’accoglienza delle comunità parrocchiali”.
“Nel tema della Giornata mondiale delle Migrazioni - ci ha spiegato al margine dell’incontro don Domenico Locatelli, direttore della Migrantes per la pastorale degli Italiani nel mondo - si parla di provocazione perché questa mobilità, che i giovani vivono e sentono molto a fior di pelle, è qualcosa che destabilizza un po’ la società sedentaria. E’ dunque provocatorio il fatto che essi portino veramente delle novità e soprattutto una grande forza finalizzata al cambiamento. Non dimentichiamo - ha aggiunto - che il 40% degli immigrati in Italia ha meno di 18 anni e che il 18% dei nostri connazionali all’estero sono minori, con due punti percentuali in più rispetto ai giovani italiani che vivono nella penisola. E’ importante vedere i giovani italiani come una risorsa, purché si prendano come sono e quindi con le loro multiappartenenze. Oggi ci abituiamo anche in Italia a considerare nuovi cittadini italiani chi ad esempio è nato a Casablanca o a Zagabria. Loro, con cui dobbiamo confrontarci, sono una risorsa, ma anche una provocazione perché diversi da noi. Per questo che vale la pena dialogare ad andare sempre di più verso una società pluriculturale, dove i giovani siano protagonisti”. (Goffredo Morgia -Inform)
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