La Gazzetta del Sud Africa

Martedì 12 agosto 2008

 

La lettera di Marco Zacchera: dagli Stati Uniti
al Burundi e ai 100 giorni del Berlusconi quarto

 

    Sono stato alcuni giorni negli USA e - dopo ferragosto - sarò in Burundi, in Africa Centrale, in visita ad alcuni amici missionari. Chi vuol saperne di più su cosa mi lega a quella terra e vuole conoscere una parte importante della mia vita (e che forse pochi conoscono)  legga sul mio sito www.marcozacchera.it , in particolare le attività dei “Verbania Center”.

    Molto interessante intanto la visita in Canada e negli Stati Uniti, dove ormai siamo quasi alla vigilia delle elezioni presidenziali e per le strade ti invitano ad iscriverti al voto (il sistema è diverso dal nostro: chi non si iscrive alle liste elettorali per farlo, non vota). A parte un saluto ed un ringraziamento ai tanti italo-americani che ho apprezzato ed  incontrato, mi è stato utile tastare il polso del paese, incontrando diversi amici a meno di tre mesi dal voto del 4 novembre. Sulla carta il democratico Obama ha un buon 5% di margine stabile su McCain, considerato anche da molti repubblicani troppo vecchio e legato a Bush, senza slancio e scelta potenzialmente perdente, anche se calmo e ben preparato.

    Obama ha in sé grandi contraddizioni perché  se da una parte una sua elezione sarebbe una svolta epocale per un paese ormai multietnico, dall’altra molti gli imputano superficialità e poca coerenza e consistenza. Di sicuro però Obama non è “di sinistra” come pensano molti italiani che evidentemente neppure conoscono le ben più complesse vicende della storia dei partiti negli USA.

    A questo proposito leggo lamento che la gran parte dell’informazione italiana viva le fasi elettorali americane proprio solo in un’ottica tutta “italiana”, spesso slegata dalla realtà. Per esempio, stanno per svolgersi le grandi “convention” (l’altra volta assistetti a quella repubblicana: leggetevi sul sito i miei articoli di allora in cui li giudicavo tutti un po’ simpaticamente  pazzi). Questi congressi daranno la linea dei partiti - che negli USA vivono di fatto solo nel periodo elettorale e non con tesseramenti e sezioni, così come avviene qui da noi- che nomineranno ufficialmente i candidati, anche se questa volta conterà molto la scelta dei vice-presidenti per entrambi i contendenti: se Obama sceglierà Hillary Clinton rischia di aggregare meglio a sé il partito democratico, ma forse di perdere le elezioni per come l’ex first lady è amata/odiata nel paese, mentre McCain probabilmente opterà per Mitt Romney (di forte quanto controverso impatto religioso) anche se qualcuno sussurra il nome di Condoleeza Rice, l’attuale segretaria di stato. E’ tutto un gioco ad incastro dove contano territori, età, esperienze, fede religiosa.

    La corsa è ancora lunga, ma sicuramente - tornando dall’America - una volta di più restano impresse tanti immagini che non collimano con la “vulgata” europea. A dispetto di troppi commentatori di casa nostra il paese sembra per esempio in salute, c’è lavoro, l’ottimismo non manca, vedi soprattutto il solito fortissimo “senso di appartenenza” con l’orgoglio di sentirsi cittadini di una grande nazione. Questo sentimento è profondo, sottolineato da mille bandiere ovunque (anche nei vecchi cimiteri!) e fa capire che quando c’è un problema lo si affronta insieme, la comunità intera. Altro aspetto che può essere spesso criticato, ma negli USA certi Valori individuali “buoni” contano molto di più che non da noi. Anche perché – pur tra contraddizioni e limiti - in USA sicuramente c’è molta più libertà (e magari anche ipocrisia) che non nella nostra “vecchia” Europa.

    Un’ultima cosa, dedicata a certi nostri demagoghi da strapazzo: parlamentare o no - e pur con il passaporto di servizio con visto di gradimento quinquennale del governo - per entrare alla frontiera USA mi hanno preso le impronte delle dieci dita e fatto le foto antropometriche: in Italia polemizziamo per chiederle almeno ai Rom, negli USA essere identificati è un fatto naturale.  “It is the law” (è la legge), che va applicata senza sconti. Chissà quante migliaia di elettori e simpatizzanti di sinistra italiani, quelli che qui da noi si stracciano le vesti contro Maroni e le nuove norme sulla sicurezza e denunciano chissà quali  complotti razzisti, poi vanno a farsi le vacanze negli USA e -  alla faccia della coerenza – silenziosamente danno le loro impronte, senza fiatare… 

    Centro-destra: bilancio di 100 giorni

    Schiumeranno un po’ di rabbia certi amici di sinistra, ma credo che il bilancio dei primi 100 giorni del governo Berlusconi sia complessivamente positivo: dai rifiuti di Napoli all’anticipo della manovra finanziaria, dal taglio dell’ICI alla sicurezza mi sembra che i primi risultati si vedano. Anche la crociata di Brunetta (che va affinata, colpendo chi dorme, ma premiando chi lavora)   ha dato un segnale positivo. Resta fondamentale la situazione economica, la gestione dei prezzi e soprattutto come affrontare il nodo del FEDERALISMO FISCALE.

    Remember Tibet (e no solo..)

    Sono iniziate le Olimpiadi proprio nel giorno in cui si cominciava a sparare in Georgia: in antichità non era così, ma la realtà mondiale purtroppo oggi è questa. Ribadisco che il fatto sportivo va separato dagli aspetti politici, ma purtroppo la Cina continua a rappresentare un monolito dove i diritti umani non vengono rispettati e non solo per la questione del Tibet. Facile criticare chi deve tenere insieme un miliardo e trecentomila persone ed ha bisogno del pugno di ferro, ma deludente è stato vedere come troppi big mondiali non abbiano sottolineato un più forte, necessario “distinguo” con chi non ha le carte in regola con la libertà. Certo, molti dei paesi che partecipano hanno situazioni anche peggio di quella cinese, ma l’impressione è che una volta di più a contare sia stato e resti solo il business e questo per me è profondamente sbagliato. Per questo – come anticipato -  ho esposto dalla mia finestra una bandiera tibetana: non servirà a nulla, ma è il mio modo per ribadire un principio.


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