La Gazzetta del Sud Africa
Mercoledì 4 febbraio 2009

 

 

 

Laureati italiani all’estero: più
soddisfatti del loro lavoro e meglio pagati

 

    Bologna - Con il Rapporto 2008 sulla condizione occupazionale dei laureati italiani, che ha coinvolto oltre 92mila laureati di 45 università, AlmaLaurea ha indagato se e quanto il fenomeno del lavoro all'estero rappresenti un investimento, una "fuga" per le difficoltà riscontrate nel proprio Paese d'origine o un vero e proprio ritorno a casa per i laureati di nazionalità estera.

    laureati.jpg"In generale i laureati italiani all'estero ricoprono più frequentemente ruoli di alta qualità - rivela Silvia Ghiselli, ricercatrice sul livello occupazionale dei laureati italiani di AlmaLaurea - e la stabilità del lavoro è maggiore con una diffusione alta di assunzioni a tempo determinato. Inoltre per quanto riguarda il lavoro autonomo il dato di AlmaLaurea rivela come i nostri connazionali che scelgono di emigrare per motivi di lavoro scelgano quasi sempre il lavoro dipendente più che la libera professione".

    L'analisi riguarda i laureati pre-riforma. A cinque anni dalla laurea lavora all'estero il 3% dei laureati occupati italiani. In particolare si tratta, per il collettivo del 2002, di laureati in lingue (16,5% del complesso degli occupati all'estero), ingegneria (16%), lettere (13%), nonché nei gruppi economico-statistico e politico-sociale (12% per entrambi).

    Perché i laureati italiani se ne vanno all'estero? Quasi la metà di coloro che si trasferiscono lo fanno in ragione di migliori offerte di lavoro. Chi lascia l'Italia in cerca di un lavoro migliore sceglie soprattutto il Regno Unito, la Francia, la Spagna e gli Stati Uniti. "E cresce - sottolinea la Ghiselli - il numero di curriculum vitae realizzati esclusivamente per il mercato estero".

    Stando ai dati AlmaLaurea, quindi, si può parlare di fuga dei cervelli? "Ritengo sia sbagliato parlare di fuga dei cervelli - prosegue la ricercatrice - nell'era della globalizzazione. E' vero però che un laureato che lavora da oltre 5 anni all'estero faticano poi a rientrare nel mercato italiano soprattutto in questo periodo di forte contrazione. Sono 45 su cento, infatti, gli occupati all'estero che vedono molto improbabile il rientro nel nostro Paese". Rispetto al complesso dei laureati italiani, gli occupati all'estero ricoprono maggiormente posizioni di funzionario, direttivo e quadro (18% contro l'8%) e ricercatore (10% contro l'1%); chi lavora all'estero reputa le aziende nelle quali svolgono la loro attività competitive e dinamiche. "Mentre in Italia - conclude Silvia Ghiselli - su un 85% di laureati che trovano un lavoro stabile a 5 anni dalla laurea molti di loro non svolgono un'attività coerente con i propri studi. Più contenuto, invece, il dato di coloro in possesso del titolo accademico che svolgono un lavoro da diplomati".

    E il guadagno mensile netto è notevolmente superiore alla media: 2.078 euro contro i 1.332 per il complesso dei laureati italiani. Più elevati di quelli verificati nel panorama nazionale risultano anche i livelli di soddisfazione: il prestigio ricevuto dal lavoro, le prospettive di guadagno, di carriera e l'acquisizione di professionalità; ma anche l'indipendenza e l'autonomia sul lavoro.

     Francesco Toniarini | News ITALIA PRESS


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