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WASHINGTON (USA) – Francia prima, Italia decima. I cugini d’oltralpe ci staccano nella classifica della qualità della vita di Living International, la rivista dell’elite globale. Ma poi si scopre che, al di là dei numeri, è questione di gusti. Se una coppia ricca e anziana vuole trovare un paradiso in terra, scrive Living International, può capitarle di peggio che stabilirsi in Italia dove, tutto sommato, la vita è ancora «la dolce vita».
PREGI E DIFETTI - E’ vero che l’Italia è danneggiata dalla disoccupazione e dagli scioperi, dalla corruzione e dalla burocrazia, dagli alti prezzi e dalle disfunzioni dei trasporti, aggiunge la rivista. Ma ha laghi e mari «del colore dello zaffiro», montagne e spiagge stupende, il 60% dei tesori artistici dell’umanità, e una cucina quasi imbattibile. E riserba due sorprese: un’assistenza sanitaria che è la seconda al mondo secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, e un Mezzogiorno carico di storia dove la vita costa meno. Sono elogi che sanno di premio di consolazione, perché nella classifica della qualità della vita l’Italia è preceduta anche da qualche paese dove noi italiani non ci troveremmo molto bene.
LA CLASSIFICA - Dopo la Francia vengono infatti, nell’ordine, l’Australia, la Svizzera, la Germania, la Nuova Zelanda, il Lussemburgo, gli Stati Uniti, il Belgio e il Canada. L’Italia è seguita dall’Olanda, la Norvegia, l’Austria, il Liechtenstein, Malta, Danimarca e Spagna. Ma sono elogi che destano l’invidia, a esempio, degli Stati uniti, prima classificati terzi, che con la Francia hanno un rapporto di odio–amore (la considerano una nazione «socialista», ossia quasi comunista). Li abbiamo retrocessi al settimo posto, spiega Jackie Flynn, l’editrice della rivista, perché l’American dream, il sogno americano, si è allontanato. Il tenore di vita negli Usa è forse il più elevato al mondo, prosegue, ma dopo la crisi del 2008 la gente ha problemi di sussistenza e sicurezza. A patire di più del trionfo francese è l’Inghilterra, che dal 1980, da quando International living incominciò a pubblicare l’indice della qualità della vita, è venuta perdendo posizione su posizione. La tradizionale rivale della Francia figura al venticinquesimo posto, persino dopo ex stati comunisti come la Lituania e la Repubblica ceca: è troppo cara, conduce un’esistenza troppo tesa, non sa che cosa sia la «gioia di vivere» dei francesi, sostiene la rivista. I francesi lavorano di meno, godono di maggiori libertà, sfruttano meglio il tempo libero, il paese è bello e vario come l’Italia, e così via. Su quali parametri si basano questi giudizi? Il costo della vita; la cultura e lo svago; la situazione economica; il clima e l’ambiente; la libertà personale; il sistema sanitario; l’ordine della società; e la sicurezza interna. Non proprio un decalogo, ma quasi.
Ennio Caretto – corriere.it
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