"Io e te" piace a Cannes
Tuesday, 15th October 2013 

dalla nostra inviata Martine Cristofoli

Quasi al termine di "Io e te", lungometraggio intimista e intenso di sentimenti di Bernardo Bertolucci, passato Fuori concorso, l’introverso e un po’ nevrotico quattordicenne Lorenzo dice alla sorellastra Olivia: “Promettimi di non drogarti mai  più”. La risposta di Olivia è affermativa ma senza entusiasmo. A sua volta l’esuberante Olivia dice “ E tu promettimi di non nasconderti più. Sei grande e devi sapere affrontare la vita anche se riceverai dei colpi”. Queste due promesse, che forse non saranno completamente mantenute, hanno un profondo significato nelle vicende dei due fratellastri e ne sono in un certo senso la chiave di volta. Lorenzo e Olivia hanno imparato una grande lezione e sono pronti a continuare a vivere con nuovi obiettivi.

Lo scorso anno il Festival di Cannes aveva omaggiato il regista parmense con un incontro con la stampa internazionale e la consegna di una Palma d’Oro speciale. "Io e te" segna il ritorno alla regia di Bertolucci dopo di 10 anni di lontananza forzata dal grande schermo dopo "The Dreamers" e il suo primo film in italiano  dopo trent’anni . Alla Palma di Cannes avevano fatto seguito un Leone d’Oro alla Carriera e una retrospettiva integrale al FBI di Londra e al Moma di New York.

Il nuovo Bertolucci è una pellicola riuscita che porta lo sguardo indagatore, ma amoroso,  del settantenne regista sulle vicende di Lorenzo e Olivia. Bertolucci osserva, indaga e comprende gli stati d’animo e le situazioni particolari della vita dei suoi giovani protagonisti. Quello che è ancora più importante è che li sa trasporre allo schermo con realismo e poesia e farli apprezzare dal pubblico.  

La storia è lineare: il timido Lorenzo finge di partire per la settimana bianca della sua scuola e invece si rinchiude in cantina per vivere a suo agio, con il suo formicaio, la sua musica e  le sue letture, lontano dalla madre oppressiva e da un padre che nella pellicola è solo un nome. La sorellastra Olivia, ormai bandita dall’appartamento per dissidi con la matrigna, piomba nel rifugio del fratellastro perturbandone la pace. Dal conflitto iniziale tra i due protagonisti - lei drogata e lui un tantino nevrotico - si passa gradualmente alla sopportazione e anche all’ammirazione per la giovane da parte di Lorenzo e alla stima per lui  da parte di Olivia. Il rigetto prima e la simbiosi  affettiva dopo  la si scopre scena dopo scena, talvolta drammatiche, talvolta comiche, ma sempre umane e reali.

La bravura del regista è ancora più apprezzabile in quanto tutto si svolge in un luogo chiuso: la cantina dell’appartamento dei Cunei, in una Roma più immaginata che vista. Gli scontri quasi unicamente verbali portano sulle loro differenti personalità e sul loro modo di vivere: riservato e dagli orizzonti limitati quello dell’adolescente, in rotta con la famiglia e con la società quello della giovane donna, una figura femminile di fugace e struggente bellezza.

Tra le scene più significative dell’avvincente lungometraggio sono da ricordare: la visita di Lorenzo alla nonna degente in ospedale. Affetto e complicità tra  l’adolescente e la vecchia signora sono gli ingredienti dell’incontro. La divertente telefonata di Olivia che si finge una professoressa di Lorenzo per rassicurarne la mamma, ansiosa e ossessiva.

Il film è l’adattazione del romanzo di Niccolò Ammanniti pubblicato da Giulio Einaudi.

Martine Cristofoli

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