Sunday 23rd Sep 2018

L'uscita dall'Euro non è in programma, eppure bisogna essere pronti a tutto. Lo dice il ministro per gli Affari europei, Paolo Savona, in audizione alle commissioni congiunte di Camera e Senato: "Noi abbiamo bisogno di crescere del 4%, non dell'1%, se vogliamo riattivare la crescita e i posti di lavoro, quindi servono politiche più aggressive - spiega -. Io sono un tecnico, non prenderò mai posizioni alternative, ma sappiate che se l'Europa non accetta potremmo ritrovarci nella situazione di non essere noi a decidere".

Insomma, il famigerato piano B di cui tanto si è parlato "non era altro che l'essere pronti a ogni eventualità". Savona - per inciso - spiega il perché prima di incontrare il Parlamento non ha preso iniziative: "Dato che ero stato delegittimato dai media, ho cercato la legittimazione democratica, ed è per questo che finora non mi sono mosso. Ma dopo questa audizione andrò da Draghi". Quindi entra nel merito: "Le dichiarazioni che l'Italia non intendeva uscire dall'Euro hanno rasserenato i mercati, ma lo spread non scende perché vittima di attacchi speculativi. E' pure vero che i mercati temono che la spesa per interventi previsti, come il reddito di cittadinanza, crei un aumento del deficit e della spesa pubblica: giusto o sbagliato che sia, il governo ne deve tenere conto".

Ma sempre sull'euro sottolinea: "Dicono che stiamo vivendo al di sopra delle risorse, non è vero: stiamo vivendo al di sotto delle risorse, a causa dei vincoli Ue". E avverte l'Europa: "Serve una stretta connessione tra architettura istituzionale dell'Ue e politiche di crescita se si vuole che l'euro sopravviva".

Per quel che riguarda invece l'Italia, "rilanciare gli investimenti in modo da avere un aumento del Pil in grado di ridurre il rapporto debito-Pil, è la chiave. Governo e Parlamento non dovranno avere fretta di procedere all'aumento della spesa: il punto non è se verranno rispettate le promesse, che ovviamente vanno rispettate, ma con che tempi". (© 9Colonne)

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