Sunday 18th Nov 2018

L’Italia è il primo produttore farmaceutico dell’Unione Europea. Dopo anni di inseguimento il Belpaese ha superato la Germania con una produzione di 31,2 miliardi, contro i 30 dei tedeschi. Un successo dovuto al boom dell’export che oggi sfiora i 25 miliardi. È quanto emerge dai dati diffusi da Farmindustria, che  in un’assemblea pubblica all’Auditorium Conciliazione di Roma – dal titolo “Incontro al futuro” - ha celebrato i 40 anni delle imprese del farmaco in Italia.

La crescita della produzione nel settore negli ultimi 10 anni è stata determinata al 100% dalle esportazioni. L’Italia ha segnato il maggiore incremento dell’export farmaceutico - che, tra l’altro, è anche il più alto di tutti i settori del Paese - tra i Big Ue negli ultimi 10 anni (107% complessivo rispetto a 74%). Un export che è cresciuto dal 1991 al 2017 di 15 volte, passando da 1,3 a 24,8 miliardi. Nella classifica per export dei 119 settori dell’economia in Italia, nel 1991 i medicinali erano al 57° posto, oggi sono al quarto (dopo due settori della meccanica e gli autotrasporti). E nella classifica nazionale per export dei poli tecnologici di tutti i settori, i primi due sono farmaceutici – Lazio e Lombardia – e Toscana e Campania sono rispettivamente al quarto e al settimo posto. La farmaceutica rappresenta inoltre il 55% dell’export hi tech del Paese.

Le imprese del farmaco nel 2017 hanno investito 2,8 miliardi (1,5 in ricerca, 1,3 in impianti produttivi). Valore cresciuto del 3% dall’anno precedente e di oltre il 20% dal 2012. Segno “+” è stato registrato anche sul fronte occupazionale. Gli addetti nel 2017 hanno raggiunto quota 65.400 (93% a tempo indeterminato), 1.000 in più rispetto al 2016. E nell’ultimo triennio le assunzioni sono state 6.000 ogni anno.

Fiore all’occhiello del settore è l’occupazione giovanile: secondo i dati Inps, dal 2014 al 2016 gli addetti under 35 nell’industria farmaceutica sono aumentati del 10%, rispetto al +3% del totale dell’economia e rappresentano il 55% del totale degli addetti in più e quasi tutti sono a tempo indeterminato (3 su 4). E nella farmaceutica sono tante le donne, pari al 42% degli occupati, molto di più rispetto alla media del totale industria (25%).
 
Servono “finanziamenti adeguati, meccanismi più moderni di gestione della spesa, il rispetto della proprietà intellettuale, la tutela del brevetto e del marchio, l’accesso ai nuovi farmaci rapido ed omogeneo su tutto il territorio, per assicurare a tutti i cittadini il diritto alle cure migliori, ovunque essi vivano” afferma il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi, intervenendo all’assemblea pubblica. Secondo Scaccabarozzi “perché queste sfide siano vinte dobbiamo puntare sulla partnership per portare all’estero un’immagine vincente dell’Italia. Ci rendiamo conto che è un obiettivo ambizioso e che per conseguirlo dobbiamo stare tutti dalla stessa parte: quella del Paese. Con un’alleanza tra le Istituzioni e le imprese per risolvere i problemi urgenti e fondare una nuova governance del farmaco di lungo respiro”. “Ci rivolgiamo al nuovo Governo per dare il nostro contributo di idee e di proposte concrete che auspichiamo possano essere utili allo sviluppo del Paese – sottolinea Scaccabarozzi - il ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria ha posto giustamente al centro dell’azione di Governo ‘il perseguimento prioritario della crescita dell’economia’. Noi siamo e vogliamo continuare ad essere leva di crescita. Noi crediamo e vogliamo continuare a credere in questo Paese, come abbiamo fatto in questi splendidi quarant’anni”. 

A rappresentare l’esecutivo il sottosegretario al Lavoro e allo Sviluppo economico Claudio Durigon e quello alla Salute Maurizio Fugatti. “Il vostro - spiega Fugatti rivolgendosi alla platea delle imprese del farmaco - è un settore che in un momento di grande difficoltà economica per l’Italia e per l’Europa intera è riuscito ad andare in controtendenza e ad essere leader in Europa. Se l’Italia riuscirà a percorrere il percorso di crescita che tutti auspichiamo, quello farmaceutico sarà uno di quei settori che farà da grimaldello per altri. È un modello per il Made in Italy e per tutto il sistema industriale italiano”. -  (© 9Colonne)

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