Sunday 5th Apr 2020

Augusto Orsi da Locarno –  

Nella seconda serie di “L’amica geniale” siamo negli anni Sessanta e le due protagoniste sono cresciute.

Lila è diventata la signora Carracci e il suo status sociale è cambiato (vive in un appartamento nuovo di fronte alla ferrovia), ma il temperamento è ancora ribelle, nemmeno le violenze del marito Stefano la turbano, anzi: «A me le mazzate non mi fanno male», dice. Lila rifiuta di essere una moglie rinchiusa in un recipiente di vetro e vuole essere libera di decidere se essere madre. Insomma è una donna emancipata, che sa quello che vuole.

Linù invece è piena di dubbi, sull’amore e la scuola. Tra le due amiche si creerà una frattura durante le puntate centrali ambientate a Ischia e dirette da Alice Rohrwacher, che subentra alla regia insieme a Saverio Costanzo.

I nuovi episodi, in tutto sono otto divisi in quattro serate, riprendono esattamente dove finiva la serie precedente. Come avviene nei romanzi di Ferrante, la fiction riparte la sera delle nozze tra Lila e Stefano Carracci, gli amici tornano in macchina nel rione mentre gli sposi si avviano verso la loro luna di miele.

I primi due episodi a me non sono piaciuti per il loro verismo esasperante e sterile. Tutto e tutti sono all’insegna dell’incazzatura. I protagonisti vivono a muso duro anche nei momenti che dovrebbero essere di distensione, di amicizia e di affetto. Il rione è pieno di comparse, ma manca di coralità. Saverio Costanzo ha esagerato nei grigi e negli stereotipi. Le giovani e belle ragazze sono molto limitate nella recitazione e gli altri interpreti o sopra le righe o inesistenti.

Napoli degli anni sessanta non era così. Era molto più vivace e genuina. La lingua, il dialetto che parlano i protagonisti di “L’amica geniale” è artificiale, autarchico e privo di forza espressiva. Lo share non dice proprio nulla sul piano artistico.

L’unico personaggio che secondo me si salva dall’anemia recitativa generale è il sanguigno e a tratti anche violento Stefano Carracci, l’indegno marito della bella ribelle Lila.

Mi auguro che la sensibile e sperimentata regista Alice Rohrwacher nei suoi due episodi abbia annacquato lo straripante verismo narrativo del suo predecessore e cancellato l’atmosfera cupa dei primi due episodi. Spero che abbia dato un colpo di spugna all’incazzatura generale conferendo più gioia alla narrazione.

L’Amica geniale è una commedia e una delle prerogative delle commedie è la leggerezza narrativa e la spensieratezza, qualità che “L’amica geniale” ignora volutamente. Le interpreti sono giovani e nel fiore della vita e allora perché mai questo pessimismo inveterato?

Guardando i fotogrammi della prima serie mi accorgo che i volti delle due protagoniste non erano così cupi come lo sono negli ultimi due episodi: cosa è peggiorato nella loro esistenza?

Augusto Orsi

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