Tuesday 28th Mar 2017

Dieci anni al servizio della comunità

La Gazzetta del Sud Africa è stata fondata dieci anni or sono dal giornalista Ciro Migliore, iscritto dal 1974 all’Ordine Nazionale dei Giornalisti Professionisti, albo regionale del Friuli Venezia Giulia. La creazione del giornale quotidiano online rispondeva a un desiderio espresso dall’allora console Alberto Vecchi. In un primo momento si chiamò La Gazzetta del Capo, ma dopo qualche mese il nome fu cambiato in La Gazzetta del Sud Africa, Quotidiano Indipendente di Informazione degli Italiani del Sud Africa, a significare appunto che il nuovo mezzo d’informazione si poneva al servizio di tutte le comunità italiane residenti in questo paese. Questo impegno non è mai venuto meno e continuerà a essere anche in futuro lo scopo principale del nostro lavoro.

La redazione della nostra Gazzetta è situata a Città del Capo e si identifica in larga parte con la famiglia Migliore – con Ciro anche la moglie Amabile e il figlio Francesco vi partecipano -, ma ci sono collaboratori e agenzie d’informazione – Aise, Inform e 9 colonne - che facilitano il nostro lavoro e ci sono quotidiani italiani che ci hanno autorizzati a riprodurre materiale da loro pubblicato, citando la fonte. Abbiamo poi tanti collaboratori in tutto il mondo le cui firme appaiono regolarmente sulle nostre pagine. E abbiamo amici veri e colleghi come Alessandra Atti Di Sarro e Claudio Farinelli che ci danno una mano ogni volta che ne abbiamo bisogno. E abbiamo infine un amico speciale, un angelo custode, che ci conduce per mano dal primo giorno ed è sempre pronto a soccorrerci quando cadiamo in qualche nuovo trabocchetto della “rete”. Si chiama Riego Gambini. Ha un voce e un cuore d’oro e senza di lui il nostro cammino fin qui sarebbe stato molto più difficile. In questa nuova tappa del nostro viaggio è salita a bordo anche Renè Scalabrino, che ha disegnato questo sito e ne è la “webmaster”. Ha ereditato il ruolo dalla Tailored Webs di Massimo Rivetti, di Johannesburg, che ha curato gli aggiornamenti delle pagine negli ultimi quattro anni. A tutti siamo grati.

La nostra visione del “giornalismo” non corrisponde all’immagine odierna di questa professione, per cui, pur essendo giornalisti, preferiamo parlare di “informazione”. Ma per noi l’informazione importante, quella che conta, è quella che non è diffusa da nessun altro. Certo, ci interessano anche i grandi avvenimenti del mondo, ma ci interessa molto di più la commemorazione dei caduti nei cimiteri di guerra italiani in Sud Africa o l’elezione di Miss Primavera al Club Italiano di Città del Capo o il Festival della gastronomia siciliana al Club Italiano di Johannesburg o le gare di bocce al Club Italiano dell’East Rand. Queste sono notizie che soltanto noi pubblichiamo e per questo le consideriamo importanti. Così come è importante raccontare la storia degli italiani di qui che hanno fatto piccoli o grandi miracoli di cui pochi nel mondo sono a conoscenza. Questi sono i nostri cosiddetti “scoop”.

Fin dai primi mesi di vita il nostro è stato classificato, senza alcuna sollecitazione da parte nostra, “Sito di Qualità”. E il primo compleanno è coinciso con il conferimento di un premio a Udine, città nella quale il nostro direttore divenne professionista e fu giornalista dal 1970 al 1976. Di questi riconoscimenti siamo enormemente orgogliosi.

Prima di fondare questo quotidiano Ciro Migliore è stato, dalla fine del 1976 all’ottobre del 1983, direttore de La Voce, pubblicata a Johannesburg, che trasformò da quindicinale in settimanale. Successivamente, con Alfredo De Felice, fondò e pubblicò per dieci anni il mensile Azzurro, lavorando nello stesso tempo come corrispondente per l’agenzia Quotidiani Associati di Roma e come “producer” per i telegiornali nazionali della Rai. In quegli anni era spesso l’unico giornalista italiano a inviare regolarmente servizi su quanto stava accadendo in Sud Africa e questa attività gli procurò anche un incontro poco piacevole con la polizia sudafricana nonché l’accusa di essere “nemico del Sud Africa”. La polizia lo convocò nella famigerata caserma di John Foster Square, dove qualche anno prima era morto Steve Biko. “C’è un denuncia di suoi connazionali contro di lei. Dicono che lei è un nemico del Sud Africa e che ci ha chiamati macellai”, disse con atteggiamento ostile l’ufficiale che il giorno prima era venuto a cercarmi a casa e aveva lasciato a mio figlio l’ordine di presentarmi in caserma. L’accusa derivava da una frase in un articolo pubblicato da una ventina di quotidiani italiani, fra i quali la Gazzetta del Mezzogiorno, dalla quale era stato ritagliato, che riferiva di una giornata di violenza fra polizia e dimostranti nella township di Alexandra, fra Johannesburg e Sandton. La frase incriminata era “E’ stato un macello” e ai poliziotti non andava giù di essere stati definiti macellai. Poi però l’investigatore al quale era stato affidato il caso dovette ammettere che in effetti i 39 morti della giornata potevano ben dirsi un macello.

Nel 1994 Ciro, con l’aiuto del figlio Francesco, organizzò per la Rai la copertura delle prime elezioni democratiche del Sud Africa da parte di Tg1, Tg2 e Tg3. In anni più lontani era stato redattore del Giornale dell’Eritrea prima e del Quotidiano Eritreo dopo. Nel 1955, a 16 anni, teneva con orgoglio nel portafoglio una tesserina con la quale la Fim, Federazione della Stampa Italiana nel Mondo di allora lo proclamava giornalista. In Asmara aveva fondato, con Enrico Mania e il Kagnasmac Teueldeberhan Ghebremedhin, la rivista di studi etiopici Sestante. In Italia ha lavorato a Udine per il settimanale La Vita Cattolica, per la redazione udinese del Piccolo di Trieste e per il Messaggero Veneto, allora primo giornale in Europa a essere approdato alla composizione elettronica, che sostituiva quella estremamente dannosa per la salute che si faceva con il piombo fuso nelle caldaie delle “linotype”.

In questa nuova avventura gli sono accanto come sempre la moglie Amabile, che in redazione ha ormai coperto ogni ruolo immaginabile, e il figlio Francesco, BA all’Università del Witwatersrand, guida turistica, amante della natura, traduttore e cronista sportivo. E' lui il responsabile dell'ufficio viaggi e turismo, specializzato nell'organizzazione di tour su misura lungo gli itinerari classici ma preferibilmente alla ricerca di aspetti poco conosciuti del Sud Africa. Una famiglia con il pallino dell’informazione e dell’esplorazione.