Wednesday 28th Jun 2017

SOMMARIO:  IUS SOLI - CENTRO-DESTRA – BENE OMEGNA E BORGO -  SCHIFEZZE RAI – BRUTTO  CLIMA PER TRUMP-
 
Mi piacerebbe sapere quanti italiani ma soprattutto quanti elettori del PD siano d’accordo sulla opportunità di approvare proprio ora la legge Renzi-Alfano dello “IUS SOLI”, ovvero concedere la cittadinanza italiana a molti immigrati.

Innanzitutto non capisco perché su questa materia (visto che si diventa automaticamente anche cittadini europei) non vi sia una legge valida per tutta Europa e insisto che servono regole, condizioni, verifiche, non “automatismi”.

Siamo in uno strano paese dove – per esempio – chi ha maturato i diritti di cittadinanza con la legge attuale (10 anni di residenza, a volte eccessivi) deve aspettarne altri 2 o 3 solo per le mene burocratiche che lo privano di un acquisito diritto, mentre matrimoni “combinati” la concedono a un coniuge in 5 minuti per “diritto acquisito”.

Quante volte da sindaco ho dovuto dichiarare cittadini(e) italiani(e) persone che non erano in grado neppure di leggere la formula del giuramento!
 
Questi sarebbero abusi da normare subito, ma possibile che con tutti i problemi che abbiamo,  il moltiplicarsi degli arrivi clandestini e delle porcherie che si scoprono esserci sotto il “business” dei migranti ci sia la necessità di votare proprio ORA, COSI’ e COMUNQUE questa legge? Ma il buon senso dov’è?
 
Approfondimenti: TOH, SI RIVEDE IL CENTRODESTRA…
Ogni tanto emerge un calamaro gigante dal profondo dei mari e ci si chiede se sia un qualche pesce preistorico o il frutto di una mutazione genetica.

E’ quello che in modo quasi altrettanto  sorprendente è emerso dal voto di domenica scorsa, dove il centro-destra - quando è riuscito nel miracolo di ricompattarsi su un buon candidato a sindaco - ha improvvisamente ritrovato possibilità di  potenziali vittorie.

Mentre Berlusconi e Salvini giocano la loro battaglia di leadership in giro per l’Italia  c’è  maggior consapevolezza della realtà, ovvero che le amministrative si vincono solo con uno schieramento largo e magari frastagliato, ma con un candidato accettato o appoggiato da tutti. A parte i consueti litigi locali  c’è insomma realismo nel vivere questa necessità di  coabitazione.

Trovare in questo quadro un leader unificante a livello nazionale, visto che Berlusconi ripete  il suo assurdo no alle primarie, è compito davvero difficile eppure  con qualsiasi legge elettorale per vincere bisognerà pur inventarsi un leader riconosciuto da tutti o si andrebbe al voto da sicuri perdenti.

Un’ipotesi logica (ma che va contro le personalità del duopolio in campo),  dovrebbe allora prevedere un piano B, alias la attenta ricerca di un altro leader rampante tipo Macron che – con invidia del Cavaliere e come riuscì a lui 25 anni fa – ha saputo emergere in pochi mesi spiazzando ogni avversario.

Certo il sistema presidenziale francese aiuta (ma perché allora non lo sostiene con forza tutto il centro-destra e anzi non ne fa un cavallo di battaglia istituzionale?) all’opposto di un sistema proporzionale che premia le differenze.

Sia Salvini che Berlusconi dovrebbero ammettere di avere un 15% di leali supporters con un altro 10% di potenziali simpatie ma – quindi – un 75% di preconcetti oppositori, con tanti saluti a battersi vincenti per una leadership nazionale.

In questa strategia – ma che oggi va contro la realtà dei fatti – si dovrebbero invece cercare a destra figure capaci di unire le forze e che abbiano sperimentato esperienze comuni.
Il pensiero va per esempio a Luca Zaia o Giovanni Toti, che di fatto stanno volutamente ai margini dei due principali galli del pollaio, ma che hanno maturato intanto un loro grado di autonomia ed autorevolezza dirigendo regioni dove si coniugano e si sperimentano collaborazioni tra alleati e che hanno entrambi personali potenzialità di crescita.

Il voto di domenica ha riacceso speranze che se passeranno il filtro dei ballottaggi potrebbero radicarsi e riproporre un dibattito interno, salvo essere subito azzerate dal rilancio di sistemi elettorali proporzionali puri, da “Meglio un uovo oggi che la gallina domani” con gioia del patron Matteo Renzi che soddisfatto, ridimensionato anche il pericolo Grillo, medita ed organizza di rioccupare completamente  la scena.
 
RAI: COME VOLEVASI DIMOSTRARE
Vi ricordate quando scrivevo che in RAI avrebbero trovato il modo di aggirare il "tetto" dei compensi massimi di 240.000 euro dei dipendenti pubblici?

Prima la deroga per gli "artisti" (un battaglione), ora - dovendo sistemare anche i presentatori - il CDA ha approvato una norma interna che estende il concetto di "prestazione artistica"  a coloro che  "Effettuano prestazioni in grado di offrire intrattenimento generalista oppure di creare o aggiungere valore editoriale in termini di elaborazione del racconto nelle sue diverse declinazioni, in maniera coerente all'obiettivo generale di servizio pubblico".

Tradotto in italiano corrente (che evidentemente non è parlato ai vertici della TV pubblica) può valere per tutti e - anzi - si potrebbe anche intendere (letteralmente!) che un presentatore più balle racconta più fa audience e quindi va pagato di più.

Quanti saranno gli interessati, solo le grandi "superstar" alla Bruno Vespa o Fabio Fazio?

Macchè, già ora sono ben 41 (quarantuno !!) i conduttori superpagati oltre i 240.000 euro/anno tra cui alcuni ben poco conosciuti, mentre i "super big" portano a casa oltre un milione di euro ciascuno, più le somme spesso pagate ad aziende esterne ma di  loro stesso controllo per  "spese tecniche" extra budget.

Si sentono in giro comprensibili critiche per i "costi della politica" ma nessuno si è accorto che solo questi presentatori ricevono ciascuno ogni anno dalla RAI (azienda pubblica)  l'equivalente di ben di più del costo di una mezza dozzina di parlamentari? Nessuno fiata, eppure paghiamo tutti...
 
L’AMBIENTE DI TRUMP
Il “Washington Post”, la CNN e i lobbisti democratici che controllano i media (quanti italiani lo sanno?) hanno deciso di cacciare Trump con altri mezzi vista la sconfitta elettorale e quindi al presidente si imputa tutto, in un logorio quotidiano dove – se ci pensate – ai tanti “si dice” si oppongono molte poche prove concrete.

E’ però la dimostrazione di come quei poteri forti che stavano dietro alla Clinton non vogliono perdere il potere mentre molti amici americani mi confermano che Trump è sì visto come un personaggio eclettico, ma che sta puntualmente rispettando il suo programma e l’economia americana grazie a lui (per  riforma sanitaria, fisco, occupazione, rilancio produttivo) sta obiettivamente migliorando.

Ogni aspetto comunque è buono per moltiplicare le critiche, anche se a volte Trump ci mette del suo come per gli accordi di Parigi sul clima, con il governo americano che vuole potenziare la produzione di energia attraverso un maggior consumo di  petrolio e carbone che - com'è noto - producono una maggior quantità di anidride carbonica rispetto ad altre fonti energetiche alternative e quindi contribuiscono a compromettere il clima e le temperature del pianeta.

Giusta quindi la preoccupazione di tutti per un gesto che va all'apposto di una faticosa intesa raggiunta tra quasi tutti i principali paesi del mondo, ma va anche ricordato che il "colosso" americano produce comunque molta meno anidride carbonica della Cina, dove oltretutto sono molto inferiori i controlli e le preoccupazioni ambientali.

Se quindi il mondo critica Trump dovrebbe allo stesso modo contrastare i metodi spicci del governo cinese in un campo  che crea effetti incredibilmente negativi per la popolazione (tutti abbiamo visto lo smog durante l'inverno a Pechino e nelle altre città cinesi) e in definitiva per tutto il pianeta.

Non sembra però che - sia l’opinione pubblica e la politica europea che l'ecologismo di sinistra - considerino questi due aspetti con la medesima preoccupazione dando quindi spazio a polemiche che sanno più di politico che di ambientale.
 
Buona settimana  a tutti.                                   

Marco Zacchera