Thursday 19th Jan 2017

Promosso da Maeci e Miur l'incontro degli addetti scientifici che operano all'interno della rete diplomatico-consolare italiana in tutto il mondo, pensato come appuntamento annuale per mettere in evidenza il contributo e le potenzialità del Paese nel campo della ricerca scientifica, della tecnologia e dell'innovazione. - Il ministro degli Esteri, Angelino Alfano: “Vostra finalità è accentuare la nostra postura di superpotenza della bellezza, della cultura e della scienza. L'esercizio della diplomazia, compresa quella scientifica, avvicina i popoli e costruisce il dialogo indispensabile alla pace e alla sicurezza”. - Il ministro dell'Istruzione, Valeria Fedeli: “L'internazionalizzazione della ricerca è una nostra priorità. Il trasferimento del nostro capitale umano all'estero va sostenuto perché è un'occasione positiva e non un limite, crea collegamenti preziosi con il Paese di origine che vanno coltivati e rafforzati”. - Le conclusioni del primo giorno affidate al vice ministro degli Esteri Mario Giro: “Ci stiamo aprendo a nuovi spazi geopolitici, ma non deve essere una moda, è importante la continuità” -
 
ROMA – Nell'ambito del programma di promozione culturale “Vivere all'italiana”, la Farnesina ospita la riunione degli addetti scientifici che operano presso la nostre sedi consolari in tutto il mondo – 25 addetti scientifici più 2 addetti spaziali a Bruxelles e Washington – intitolata “L'innovazione che parla italiano”, evento pensato quale incontro annuale per mettere in evidenza il contributo e le potenzialità del Paese nel campo della ricerca scientifica, della tecnologia e dell'innovazione.

Ad aprire i lavori il saluto del ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Angelino Alfano, che ha sottolineato come l'innovazione sia, come la nostra lingua, un tassello essenziale afferente all'identità italiana e che “coniuga la nostra storia con il nostro sguardo verso il futuro”. “Quello di cui ci occupiamo oggi ha a che fare con la diplomazia perché la funzione del diplomatico moderno ha quanto mai bisogno dell'espertise degli scienziati; la diplomazia economica e scientifica è elemento importante e vocazionale nel tempo attuale della storia – afferma Alfano, annunciando un evento organizzato il 31 gennaio prossimo a Confindustria proprio per evidenziare “l'impatto economico dell'attività del Maeci in termini pratici e di prospettiva”.

“Noi – prosegue il Ministro - non siamo una superpotenza militare. Siamo una importante potenza industriale, che ha comunque potenze industriali che la precedono, ma siamo, in primo luogo, una superpotenza della bellezza, della cultura e della scienza” ed è questa “grande postura con cui stiamo nel mondo” che – afferma Alfano - “dobbiamo accentuare”. “Questa è la finalità ultima del lavoro degli addetti scientifici e che credo debba essere fatto in coordinamento con tutte le altre strutture del Sistema Paese – rileva ancora il Ministro, segnalando come il patrimonio di innovazione scientifica e tecnologica di cui disponiamo, indispensabile all'internazionalizzazione della nostra economia e delle nostre aziende, sia certificato dai dati del rapporto sull'innovazione del 2016 che riconosce alle pmi italiane di essere tra le più innovative d'Europa, “ed è per questo che l'Italia è il secondo Paese manifatturiero d'Europa”. Alfano ricorda anche come proprio l'innovazione tecnologica sarà uno dei pilastri del G7 che sarà presieduto dall'Italia e, tra i recenti provvedimenti dell'esecutivo, rileva come il piano “Industria 4.0” abbia tra le sua finalità la facilitazione della trasformazione della ricerca in innovazione industriale mettendo a sistema ricerca, formazione, industria e manifattura. Sottolinea infine come la promozione della ricerca scientifica sia connesso a quella di lingua e cultura, per questo entrambi i settori rientrano nel piano di promozione straordinaria recentemente lanciato dal Maeci in occasione della conferenza dei direttori degli Istituti Italiani di Cultura all'estero, e come essa aiuti non solo la competitività dell'Italia nel mondo ma anche il “dialogo indispensabile alla pace e alla sicurezza”. “La cooperazione scientifica e il fare ricerca insieme avvicina i popoli – ricorda Alfano - e non dobbiamo dimenticare che la pace è un obiettivo che l'Europa si è data e che, seppure centrato per questo lungo periodo, non dobbiamo dare per scontato e continuare a mantenere anche attraverso l'esercizio della diplomazia, compresa quella scientifica”.

Il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, rimarca l'importanza della sinergia stabilita tra Miur e Maeci e rileva come essa vado ulteriormente rafforzata, “non solo nel settore della ricerca, per diffondere il senso e il valore della cittadinanza globale, favorendo le occasioni di scambio”. “In un tempo che ci chiama a scelte innovative e qualificate, penso che possiamo vincere le sfide che abbiamo di fronte solo cooperando, in particolare sul lato dell'educazione, dell'istruzione, della formazione e del sapere scientifico, sia in ambito bilaterale che multilaterale – prosegue Fedeli, rilevando come grazie alla ricerca e alla scienza si siano aperte strade di dialogo “inattese e importanti con Paesi apparentemente lontani, come con la Cina e l'Iran”, oppure si siano consolidate collaborazioni già collaudate, con con gli Usa e Israele o con la Svizzera, presente alla giornata con il segretario di Stato per la ricerca scientifica e l'innovazione, Mauro Dell'Ambrogio. Il Ministro definisce quindi la scienza “un potente strumento di diplomazia e concreta cooperazione”, ricordando ad esempio l'importanza del programma di cooperazione sui sistemi alimentari e le risorse idriche del Mediterraneo, cui contribuiscono 9 Paesi membri e 6 non europei, ideato nel semestre di presidenza italiana dell'Unione e ora in fase di finalizzazione, e come solo “dall'incontro tra scienza e conoscenza nascano risposte alle grandi questioni planetarie poste dallo sviluppo sostenibile”. Ricorda come gli “addetti scientifici rappresentino il nostro sistema dell'alta formazione e della ricerca in tutto il mondo, anche in un'ottica di integrazione fruttuosa con il mondo privato e con quello delle imprese innovative” e come al Miur spetti “il compito ad aiutare la ricerca e la scienza ad aprirsi ancora di più per far avanzare la società nel suo insieme in un processo di trasferimento di conoscenza che libera e crea opportunità per tutti”. “L'internazionalizzazione della ricerca è dunque una nostra priorità – continua ancora Fedeli, sottolineando la qualità del capitale umano presente nel nostro Paese, il cui trasferimento all'estero va a suo avviso sostenuto perché è “occasione positiva e non un limite” e “crea collegamenti preziosi”, a volte permanenti e che vanno rafforzati, con il Paese di origine, e ciò vale anche per i ricercatori stranieri presenti in Italia. Richiamato infine, nell'ambito del G7, l'evento sulla ricerca scientifica in programma a Torino nel mese di settembre, momento di riflessione su temi proposti dall'Italia, il cui impatto a livello globale potrà essere monitorato – suggerisce Fedeli - dagli addetti scientifici, e l'evento che coinvolgerà domani 150 studenti delle scuole secondarie per le celebrazioni dell'articolo 9 della Costituzione e che riguarda la partecipazione dei cittadini alla ricerca scientifica e tecnologica.

Di seguito interviene Dell'Ambrogio che si sofferma sull'importanza della cooperazione scientifica con l'Italia e l'Europa in particolare e rileva come il sistema della ricerca e dell'università svizzeri siano costitutivamente aperti al mondo: “in Svizzera – precisa – non può diventare professore chi non ha nel suo curriculum una importante esperienza internazionale”. Sottolinea inoltre l'importanza della dimensione europea della competizione scientifica, le iniziative messe in campo per incentivare l'internazionalizzazione dell'alta formazione e l'innovazione quale “elemento di sopravvivenza” di una qualsiasi realtà economica nel mercato svizzero, visto che il 50% del Pil della Confederazione – ricorda – è dato dall'esportazione. Ricorda come lo Stato si limiti a curare le condizioni-quadro della competizione e come l'innovazione non attenga unicamente al settore tecnologico. Sul fronte della cooperazione con l'Italia, il segretario di Stato si augura che essa prosegua su iniziative come quella della Settimana della Lingua italiana nel mondo e possa essere replicata anche su idee o eventi legati alla ricerca scientifica e tecnologica, dal momento che la Svizzera dispone di “consolati scientifici” - Swissnex - in alcune aree geografiche dove il tasso di innovazione è importante.

Nel corso della mattinata sono anche intervenuti l'artista Fabrizio Plessi, che ha illustrato il senso della sua installazione “Materia prima” posta al centro della Sala Conferenze internazionali, sede dell'evento, insieme al critico d'arte Alberto Fiz. L'opera, che trae ispirazione proprio dal legame tra arte e tecnologia, fa parte della collezione Farnesina, “programma unico dedicato all'arte contemporanea italiana – precisa il direttore generale per la Promozione del Sistema Paese del Maeci, Vincenzo De Luca, moderatore della riunione – che si inserisce nell'idea di promozione integrata perseguita dal Ministero”.

Premiati quindi dal ministro Alfano il ricercatore Carlo Ratti, che si occupa al Mit di Boston di soluzioni per le smart cities – premio per la cooperazione scientifica bilaterale, – e Salvatore Mascia – premio alla migliore start up “l'innovazione che parla italiano” promosso in collaborazione con il Miur e con l'incubatore Pni del Politecnico di Torino – per una realtà fortemente innovativa che opera nel settore della manifattura farmaceutica.

Nella seconda parte della mattinata la tavola rotonda intitolata “L'innovazione che parla italiano” moderata dal giornalista Luca De Biase, di Nova24. Ad essa sono intervenuti il presidente del Cnr, Massimo Inguscio, che ha richiamato tra i campi di ricerca ad alta potenzialità per l'Italia quello della fisica quantistica, su cui sono attesi una serie di bandi di finanziamento europeo, e ricordato come, oltre alle risorse, sia indispensabile per la buona riuscita dei progetti anche la creazione di sinergie; Ernesto Ciorra, responsabile innovazione e sostenibilità dell'Enel, che ha sottolineato l'importanza della cultura dell'errore, dell'umiltà e dell'apertura a nuove soluzioni in un eco-sistema che favorisce risposte altamente innovative; Gaetano Manfredi, presidente Crui, che ha rilevato come occorra fare di più per l'attrazione di ricercatori stranieri nelle Università italiane, intercettando in particolare i programmi di borse di studio dei Paesi emergenti; Marco Cantamessa di Pni Cube, che ha ricordato come il terzo polo di attività degli atenei, oltre a didattica e ricerca, sia quello dell'innovazione, e illustrato l'attività dell'incubatore torinese, a stretto contatto con le aziende e il tessuto industriale locale; Riccardo Luna, direttore dell'Agi, che ha sottolineato l'importanza del racconto dell'Italia anche per vincere la sfiducia che a volte prevale in coloro che sono emigrati all'estero, evidenziando come le buone idee e progetti debbano essere curati anche nel loro compimento – ha ricordato a questo proposito “Innovitalia”, la rete di ricercatori italiani all'estero presentata alla Farnesina nel 2012, un'idea importante ma purtroppo non sviluppata; Paola Castagnoli, direttore del Polo di genomica, genetica e biologia di Perugia che ha auspicato un ampliamento della rete degli addetti scientifici all'estero; Fernando Ferroni, presidente dell'Istituto nazionale di Fisica nucleare, che ha auspicato la segnalazione da parte di questi ultimi di esperienze innovative di successo all'estero, che potrebbero essere replicate in Italia; Francesca Pasinelli, direttore generale di Telethon, che ha rimarcato l'importanza di considerare sempre il valore generato dalla ricerca, più che lo strumento di finanziamento messo in campo; Andrea Bianchi, direttore Politiche industriali di Confindustria, che che ricordato come rivoluzione digitale, sostenibilità ambientale e scienze della vita siano le sfide dell'industria italiana che richiedono alta innovazione; Paolo Taticchi, docente dell'Imperial College di Londra, che ha illustrato gli strumenti di promozione dell'innovazione messi in campo dall'ateneo; Roberto Battiston, presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana, che ha richiamato l'importanza e la tradizione del settore di ricerca tecnologia e scientifica aerospaziale italiano.

In conclusione anche l'intervento del vice ministro agli Esteri Mario Giro, che ha rilevato come possa costituire ostacolo all'innovazione uno “scetticismo antropologico” caratteristico del nostro Paese, che si esercita sulle nuove idee, ma anche “sul discorso del fare sistema”. “La connessione, che tanto ricerchiamo e di cui abbiamo molto parlato anche stamattina, è difficile da realizzare perché spesso ci sembra che il meglio sia nemico del bene – afferma Giro, ricordando come vi siano sempre resistenze al cambiamento e come il confronto e l'apertura all'innovazione richiedano la capacità, da parte di tutti gli attori coinvolti, di mettersi in discussione e fare autocritica. Oltre alla resistenza al cambiamento, poi, c'è la difficoltà di raccontare, all'estero e al Paese stesso, ciò che si fa e si sta cercando fare, come nel caso dell'esistenza di importanti punti di eccellenza del sistema universitario e della ricerca italiana, ma anche di centri d'eccellenza poco noti – il vice ministro richiama a questo proposito il Polo scientifico di Trieste, dove sono passati molti ricercatori stranieri che hanno imparato l'italiano e sono in qualche modo legati al nostro Paese, rapporto che, una volta conosciuto, andrebbe quindi coltivato e valorizzato. Sono punti deboli, cui ha concorso in qualche modo anche la politica – ammette il vice ministro – e che incidono sul “discorso reputazionale del nostro Paese, che è molto importante”. Dopo aver ricordato l'impegno messo in campo negli ultimi anni, anche sul fronte del reperimento di risorse, per la ricerca, il vice ministro sottolinea come resti ancora molto da fare anche e soprattutto sul fronte “delle alleanze con il privato”. “Il governo cerca di fare la sua parte e siamo aperti alle critiche - afferma Giro, che ritiene si possa fare un salto di qualità solo stabilendo queste alleanze, facendo “connessioni sussidiarie” e “mostrando casi in cui fare sistema funziona”, piuttosto che parlarne. E proprio per la connessione, anche con il mondo dell'industria pubblica e privata, sono indispensabili gli addetti scientifici. “Ci stiamo aprendo a nuovi spazi geopolitici – ricorda Giro, replicando alle sollecitazioni relative all'ampliamento della rete, - ma è importante che questo non sia un innamoramento dettato dalla moda e dare continuità al nostro impegno”. (Viviana Pansa - Inform)