Thursday 19th Jan 2017

La Fifa approva l'espansione, 16 nazionali in aggiunta dal 2026. Più presenze e più soldi ma la riforma va studiata per non rompere il giocattolo. I club europei contrari: "Decisione politica" -

Alla Fifa piace giocare con il tempo, sono talmente fieri dell'etichetta "nuovo" che non finiscono mai di spingersi in avanti e siamo al 2026, con 48 squadre ufficialmente votate dal Consiglio Fifa. Il mondo si allarga, gli incassi aumentano, i costi pure, ma i conti sono stati fatti con una certa attenzione e considerato l'ipotesi più che probabile di candidature congiunte il bingo è assicurato.
 
Alle Federazioni qualificate andrà il 25 per cento in più di ciò che ricevono adesso e di per sé è una spinta notevole per ogni movimento nazionale. L'allargamento è passato all'unanimità anche se ovviamente non tutti erano d'accordo: la Germania ha evidenziato il suo dissenso poi si è adeguata al volere della Confederazione europea, altri, come l'Inghilterra, hanno presentato i loro  educati dubbi poi si sono allineati. La Fifa non è mai stata un posto adatto alle opposizioni.
 
La posta è troppo alta per ritirarsi dal tavolo e la riforma, studiata in gran parte da Boban, braccio destro del presidente Infantino in questa operazione,  è arrivata a Zurigo praticamente pronta. Ora si tratta di decidere come distribuire i posti e come far funzionare la formula e anche su questo fronte mancano solo i dettagli. Infantino ha mantenuto le promesse elettorali, ha garantito l'espansione e l'inclusione. Applausi nella casa della Fifa, facce scettiche altrove, davanti a un mappamondo calcistico che cambierà completamente. 
 
La formula più gettonata, ancora da approvare, prevede 16 gironi con tre squadre, poi si va ai sedicesimi, si valuta l'opzione di abolire i pareggi passando subito dai rigori per evitare accordi sottobanco e partite inutili e pure l'abolizione dei supplementari dalle semifinali per non stancare troppo i campioni. I club incassano, tutti erano contrari, l'Eca (l'associazione dei club europei) risponde subito: "Una decisione politica, non sportiva". Si dovranno adattare, anche se il Mondiale non durerà più di quello attuale e ogni nazionale non dovrà giocare più di sette partite massimo, come oggi. A marzo ci sarà un piano definitivo. Proiettati nel futuro bisognerà stare attenti a non compromettere "la gallina dalla uova d'oro". La definizione di Blatter della Coppa del Mondo è il solo lascito dell'ex presidente caduto in disgrazia. Il suo regno è stato rimpiazzato, ma il Mondiale resta sempre un concentrato di fondi e sogni, il sacro Graal del Pallone che può praticamente tutto. E adesso accoglie quasi tutti.