Thursday 19th Jan 2017

ROMA -  Si è svolta nella Sala Marconi della Radio Vaticana la conferenza stampa della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebra domenica 15 gennaio. Sono intervenuti mons. Guerino di Tora, presidente della Commissione Episcopale per le migrazioni e della Fondazione Migrantes; mons. Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes; mons. Nunzio Galantino segretario generale della CEI – Conferenza Episcopale Italiana. A coordinare gli interventi don Ivan Maffeis, direttore dell’Ufficio Nazionale Comunicazioni Sociali della CEI, che dopo il saluto ai partecipanti e alle autorità intervenute (Paolo Masini consigliere del Ministro Franceschini, si occupa delle periferie e dei migranti), e alla dottoressa Grillo, ha preso la parola citando le parole di Zygmunt Bauman nel suo ultimo libro “Noi siamo un solo pianeta, una sola umanità. Quali che siano gli ostacoli, e quale che sia la loro apparente enormità, la conoscenza reciproca e la fusione di orizzonti rimangono la via maestra per arrivare alla convivenza pacifica e vantaggiosa per tutti, collaborativa e solidale. Non ci sono alternative praticabili”. Per camminare su questa via maestra papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato chiede tre cose: protezione, integrazione e soluzioni durature.

A seguire don Ivan ha ricordato che la messa di domenica 15 gennaio verrà trasmessa da Sant’Angelo Lodigiano la cittadina dove nacque Santa Francesca Cabrini, quest’anno ricorre il centenario della morte (1917-2017), fondatrice della Congregazione delle Missionarie del Sacro Cuore, proclamata patrona dei migranti.

Tra i messaggi pervenuti alla Fondazione Migrantes, don Ivan cita un passaggio di quello inviato dal presidente del Senato Grasso ‘Ogni dibattito sul fenomeno migratorio non può non tenere conto di un punto fermo: tutti i bambini migranti, profughi o rifugiati sono prima di tutto bambini in pericolo a cui è stata derubata l’infanzia. Sono soggetti vulnerabili, chiusi nel loro silenzio che affidano la loro vita e le loro speranze di un futuro migliore allo ‘scafo di un barcone’.

A seguire ha preso la parola  Mons. Di Tora che ha ricordato il messaggio del Santo Padre per la giornata del 15 gennaio, indirizzato soprattutto al mondo dei minori. Fondando le sue considerazioni sulle parole del Papa ‘Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie Me, chi accoglie me, non accoglie me, ma Colui che mi ha mandato” (Mc 9,37)’. “Il Papa  - afferma Di Tora – manifesta la dinamica dell’accoglienza, itinerario necessario per vivere la misericordia. In questo itinerario evidenzia la responsabilità di coloro che si chiudono all’accoglienza e quindi alla misericordia. Continua nel suo intervento il presidente della Fondazione Migrantes “Si coglie nel fenomeno oggi mondiale delle migrazioni un particolare aspetto che focalizza non solo il presente dei minori, soprattutto quelli soli, non accompagnati, ma i problematici aspetti relativi al futuro. Saranno anch’essi protagonisti, insieme agli altri, della storia del domani, chiamati a costruire un mondo di umanità e di pace, che oggi non sperimentano e dal quale quindi debbono fuggire. Proprio perché soli, nell’assenza dei loro genitori, di adulti che li accompagnino, la loro voce è il silenzio, la loro vita diventa talora oggetto di sfruttamento, nell’abuso, nel lavoro, o addirittura assoldati dalla criminalità organizzata”. Ricordiamo – dice ancora Di Tora – “che tra gennaio e giugno 2016 in Italia 5222 minori stranieri non accompagnati sono stati dichiarati scomparsi. Per questo il Papa ci invita anzitutto a renderci consapevoli che il fenomeno migratorio non è separato dalla storia umana, anzi è insito nella storia della salvezza, in esso è presente un disegno di Dio”. Il Presidente della Fondazione Migrantes conclude dicendo che “il Papa leader di oggi, sa guardare bene al futuro, e ci ricorda che i bambini saranno il futuro della società. Lo vediamo anche con tanta semplicità nelle nostre scuole, sono bambini immigrati e parlano il ‘romanesco” e si integrano profondamente e da lì può iniziare una storia nuova anche con le loro famiglie, con momenti di festa scambiandosi i loro prodotti, il modo di mangiare e di vestire. Il papa ci richiama a tutto questo con una particolare attenzione al mondo dei bambini (…), che sia veramente un impegno per dare a loro una società diversa da quella che noi non abbiamo saputo costruire”.

Don Ivan ricorda ancora una citazione di Bauman “la politica migratoria punta ancora a considerare il mondo in due categorie, da una parte il mondo pulito, sano, dall’altra parte il mondo residuale, i cosiddetti altri.  Nel dare la parola a mons. Perego, don Ivan chiede chi sono e da che parte stanno i migranti minori?

Nel prendere la parola il direttore generale della Migrantes ricorda, anche in riferimento al messaggio del Papa, come ogni anno anche quest’anno un cenno di riguardo sarà rivolto ai dati sui minori migranti. Mons. Perego ha suddiviso il suo intervento in più punti. Il primo si riferisce alla ‘risorsa’ dei minori immigrati in Italia. “Sono 1.085.274 i minori immigrati presenti in Italia al 1 gennaio 2016 (pari al 21,6% del totale degli stranieri). 104.056 sono nati in Italia nel 2014 da almeno un genitore straniero e 75.067 (38.664 maschi e 36.403 femmine) da entrambi i genitori stranieri, con un calo a 72.000 nel 2015”. Secondo l’Istat - continua Perego - sebbene il numero abbia iniziato progressivamente a ridursi (- 2.638 nascite in meno rispetto al 2013), è rimasto stabile in termini di incidenza percentuale (14,9%). Nonostante l’inversione di tendenza dell’incremento delle nascite dovuto al calo di fecondità delle donne straniere (passato da 2,95 figli per donna nel 2009 a 1,97 nel 2014), il tasso di natalità resta comunque alto per gli stranieri se confrontato con quello degli italiani: 9,7 per mille contro. 8,3 per mille. Rimane ancora drammatica la situazione nel 2015 di 27.168 interruzioni di gravidanza di donne di nazionalità straniera, pari al 31,1% sul totale delle interruzioni di gravidanza”.

Continua – Perego - il saldo positivo naturale e migratorio della popolazione straniera, il tema dei minori nati in Italia e delle ‘seconde generazioni’, è strettamente legato con il dibattito sul cambiamento in Italia della legge della cittadinanza.

Il secondo punto è dedicato al ‘ricongiungimento dei minori in famiglia’.  “Nella fascia di età fino ai 17 anni sono il 28,8% a fronte del 17,7% del gruppo di soggiornanti con un permesso a scadenza. I motivi familiari, infatti, nel complesso registrano la percentuale del 34,1% e sono al secondo posto dopo i motivi di lavoro (52,5%)”.

Al punto terzo ‘i minori non accompagnati o i minori separati’. In questo caso dice monsignor Perego “dal 2008 è un fenomeno che è cresciuto diventando estremamente grave negli ultimi tempi è quello dei minori stranieri non accompagnati o anche minori separati, che fortemente interpella le istituzioni e la coscienza civile in Italia. (…) Nel 2016, anno del maggior arrivo di migranti sulle nostre coste italiane (181.436 al 31 dicembre), il numero dei minori non accompagnati sbarcati è più che raddoppiato rispetto al 2015: siamo passati da 12.360 a 25772, di 80 nazionalità diverse”.

Al quarto punto analizza ‘i minori stranieri non accompagnati richiedenti asilo’, “Nel 2015 sono stati 3.959 (il 4,7%) su un totale di 83.970 richiedenti protezione internazionale, sono quasi sempre maschi (96,8%) e provengono prevalentemente da Gambia (1.171, 30% del totale), Nigeria (564, 14,2% del totale), Senegal (437, 11% del totale) e Bangladesh (420, 10,6% del totale). Tra le nazionalità a cui viene riconosciuta una qualche forma di protezione, afferma Monsignor Perego, troviamo quelle senegalese (95%), guineana (94,4%), gambiana (94%), ghanese (90%), malese (87%), nigeriana (82%)”.

Al quinto punto Perego si pone e pone una domanda: I minori emigrati dimenticati? “In questa Giornata - dice - non possiamo dimenticare i minori emigranti, sempre più numerosi, che lasciano l’Italia insieme alle loro famiglie, alla ricerca di un lavoro che manca in Italia in altri paesi europei e del mondo. Anche loro lasciano il paese, la casa, la scuola, gli amici e non sempre trovano chi li accompagna nel paese d’arrivo. Le nostre missioni cattoliche italiane all’estero, che sono 366, di cui oltre la metà in Europa, segnalano continuamente questi arrivi e i disagi conseguenti, per l’assenza o la lontananza delle istituzioni. Al 1 gennaio 2016, continua il direttore generale della Migrantes, gli iscritti all’AIRE sono 4.811.163, il 7,9% dei 60.665.551 residenti in Italia secondo il Bilancio demografico nazionale dell’Istat aggiornato a giugno 2016. Dal 2006 al 2016 i minori iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero sono passati da 478.363 unità a 724.897 (+51,5% dal 2006 al 2016). Il sesto punto è dedicato ‘all’accoglienza dei migranti sbarcati sulle nostre coste nel 2016’.

“Al 31 dicembre 2016 176.554 persone migranti sbarcate sulle nostre coste - afferma Perego - risultano accolte nelle diverse strutture (CAS, Centri di prima accoglienza, SPRAR). Rispetto alle 103.792 persone migranti accolte al 31 dicembre 2015 la crescita è stata di circa 73.000 persone. Se i rimpatri e i ricollocamenti sono stati meno di 20.000 significa che oltre 50.000 persone hanno continuato il viaggio dall’Italia verso altri Paesi”. Tra le regioni italiane che più stanno accogliendo il Molise è in vetta con 11 migranti ogni 1000 abitanti, seguito dalla Basilicata (4,5), dal Friuli-Venezia Giulia (3,9), agli ultimi posti si trovano la Lombardia con (2,3) e la Valle d’Aosta con (2,2).

Il settimo ed ultimo punto Perego lo dedica ad ‘una città per i minori migranti’. “Attorno ai diversi volti di minori migranti – dice - per evitare violenze, sfruttamento e abusi, è messa alla prova la capacità istituzionale di tutela dei diritti fondamentali dei minori, primo tra tutti il diritto di famiglia in Italia e all’estero. La difficoltà - continua - è passare da un diritto a un servizio e a un servizio in rete, cioè garantire ai minori una città e una casa. A questo proposito, in Italia soprattutto nella collaborazione tra Comuni, enti ecclesiali, associazioni e cooperative, servizi sanitari e scuole, sono nati percorsi sperimentali di pronto intervento, di ospitalità, di accompagnamento, di formazione che hanno costruito città e casa attorno ai minori migranti e ai loro familiari”.

E’ infine intervenuto il segretario generale della CEI Nunzio Galantino che ha incentrato la sua relazione sulla comunicazione e il tema dei migranti. “Le migrazioni e i migranti, a diverso titolo - ha detto - riempiono le pagine dei giornali. Mi sembra di poter osservare che, negli ultimi tempi, pur fra molte eccezioni, sembra positivamente raggiunto un buon risultato: come ha ricordato il recente rapporto dell’Associazione ‘Carta di Roma’, alcuni mezzi di comunicazione e alcuni operatori bene informati stanno sensibilmente evitando di alimentare scorrettamente strumentali equazioni tra migrazioni e criminalità, tra migrazioni e terrorismo e tra terrorismo e islamismo”. “Pur tra le tante reali e dolorose difficoltà – ha continuato Galantino - si va facendo strada la consapevolezza del carattere complesso del fenomeno migratorio. Quando ci sono di mezzo situazioni, persone, storie e volti concreti la semplificazione non serve a nessuno. Nemmeno quella fatta, come dice qualcuno, a fin di bene! Ed è proprio una lettura attenta del complesso fenomeno delle migrazioni a dirci che tra i 181.000 migranti sbarcati sulle nostre coste in fuga da diverse e drammatiche situazioni e all’interno del popolo dei 5 milioni di immigrati complessivi, in questa Giornata non possiamo dimenticare oltre l milione di minori migranti, dei quali 25.772 non accompagnati arrivati tra noi. A partire dai loro volti e dalle loro storie, e in vista del loro futuro, credo sia importante, evangelicamente, che il nostro parlare sappia dire dei “sì” e dei “no” responsabili”. Dei “sì” e dei “no” che per Galantino devono essere “senza la facile saccenteria”, “senza la superficialità gridata da chi parla tanto di migranti ma forse non ha mai parlato con i migranti” e “senza il cinismo di chi forse non ha mai incrociato lo sguardo smarrito e implorante di una famiglia migrante fatta di uomini, donne e bambini”.

Monsignor Galantino ha inoltre parlato della necessità di approvare sia una legge che allarghi la cittadinanza ai minori che hanno concluso il primo ciclo scolastico, così da favorire l’inclusione e l’integrazione, sia una norma a tutela i minori non accompagnati che li destini a case famiglia e a famiglie affidatarie, accompagnandoli con una formazione attenta. Galantino si è anche detto favorevole da una parte all’identificazione dei migranti che arrivano tra noi, anzitutto per un’accoglienza attenta alla diversità delle persone e delle storie pronta a mettere in campo forme e strumenti rinnovati di tutela e di accompagnamento che risultino una sicurezza per le persone migranti e per la comunità che accoglie, e dall’altra ad un’accoglienza diffusa, in tutti i comuni italiani, dei migranti forzati, in fuga da situazioni drammatiche. Un servizio nuovo nelle nostre comunità per accogliere alcune persone e famiglie in fuga, 2 su tre delle quali potrebbero fermarsi solo per alcune settimane o mesi. Galantino ha anche segnalato la necessità di un titolo di soggiorno come protezione umanitaria o come protezione sociale per i giovani uomini e donne che da oltre un anno sono nei CAS e nei centri di prima accoglienza e hanno iniziato un percorso di scolarizzazione o si sono resi disponibili a lavori socialmente utili o addirittura già hanno un contratto di lavoro.

Il segretario generale della CEI ha inoltre espresso la sua contrarietà a forme di chiusura di ogni via legale di ingresso nel nostro Paese “che sta generando un popolo di irregolari, che alimenta lo sfruttamento, il lavoro nero, la violenza. E’ contradditorio – ha spiegato - chiudere forme e strade per l’ingresso legale e poi approvare leggi per combattere lo sfruttamento lavorativo e il caporalato”. Galantino ha anche espresso condivisione per il “no” affermato dalle realtà del mondo ecclesiale (Migrantes, Caritas, Centro Astalli…) per quanto riguarda la riapertura dei CIE, se questi dovessero continuare ad essere di fatto luoghi di trattenimento e di reclusione senza tutele fondamentali. “L’assicurazione successiva del Presidente del Consiglio e del Ministro dell’Interno sulla diversa natura, anche se non ancora precisata, dei CIE, - ha poi precisato il segretario generale della CEI  - l’articolata posizione espressa dai sindaci italiani, la decisa richiesta del Capo della Polizia, uniti, però, al dubbio che tali Centri risultino necessari realisticamente nel caso di chi irregolare ha commesso un reato, per il quale dal carcere stesso o attraverso misure cautelari, seppur eccezionali, previste dalla legge, potrebbe venire poi direttamente espulso, mi fanno dire in questo momento un ‘No condizionato’”. (Nicoletta Di Benedetto - Inform)