Monday 27th Feb 2017

Domenico Agasso Jr - La Stampa - 

Chi sceglie la convivenza al posto del matrimonio deve essere accolto e ascoltato. Soprattutto se si tratta di giovani. Nei loro confronti la Chiesa deve avere l'atteggiamento di chi comprende. È l'esortazione di papa Francesco, lanciata incontrando i parroci che hanno preso parte al corso organizzato in questi giorni sul nuovo processo matrimoniale, promosso dal Tribunale della Rota romana.
 
Innanzitutto il Pontefice ricorda che «quanto è stato discusso e proposto nel Sinodo dei Vescovi sul tema "Matrimonio e famiglia", è stato recepito e integrato in modo organico nell'esortazione apostolica "Amoris laetitia" e tradotto in opportune norme giuridiche contenute in due specifici provvedimenti: il Motu proprio "Mitis Iudex" e il Motu proprio "Misericors Iesus".

"È una cosa buona che voi parroci, attraverso queste iniziative di studio, possiate approfondire tale materia, perché siete soprattutto voi ad applicarla concretamente nel quotidiano contatto con le famiglie».
 
Sottolinea infatti Francesco: «Nella maggior parte dei casi voi siete i primi interlocutori dei giovani che desiderano formare una nuova famiglia e sposarsi nel Sacramento del matrimonio. E ancora a voi si rivolgono per lo più quei coniugi che, a causa di seri problemi nella loro relazione, si trovano in crisi, hanno bisogno di ravvivare la fede e riscoprire la grazia del sacramento; e in certi casi chiedono indicazioni per iniziare un processo di nullità». Dunque nessuno «meglio di voi conosce ed è a contatto con la realtà del tessuto sociale nel territorio, sperimentandone la complessità variegata: unioni celebrate in Cristo, unioni di fatto, unioni civili, unioni fallite, famiglie e giovani felici e infelici».
 
Prima di tutto, è l'appello papale, «sia vostra premura testimoniare la grazia del Sacramento del matrimonio e il bene primordiale della famiglia, cellula vitale della Chiesa e della società, mediante la proclamazione che il matrimonio tra un uomo e una donna è segno dell’unione sponsale tra Cristo e la Chiesa». Questa «testimonianza la realizzate concretamente quando preparate i fidanzati al matrimonio, rendendoli consapevoli del significato profondo del passo che stanno per compiere, e quando accompagnate con sollecitudine le giovani coppie, aiutandole a vivere nelle luci e nelle ombre, nei momenti di gioia e in quelli di fatica, la forza divina e la bellezza del loro matrimonio».  
 
Il Papa però si domanda «quanti di questi giovani che vengono ai corsi prematrimoniali capiscano cosa significa “matrimonio”, il segno dell’unione di Cristo e della Chiesa. “Sì, sì” - dicono di sì, ma capiscono questo? Hanno fede in questo? Sono convinto che ci voglia un vero catecumenato per il Sacramento del matrimonio, e non fare la preparazione con due o tre riunioni e poi andare avanti».   

Poi il Vescovo di Roma aggiunge: «Non mancate di ricordare sempre agli sposi cristiani che nel Sacramento del matrimonio Dio, per così dire, si rispecchia in essi, imprimendo la sua immagine e il carattere incancellabile del suo amore». Il matrimonio, infatti, «è icona di Dio, creata per noi da Lui, che è comunione perfetta delle tre Persone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. L’amore di Dio Uno e Trino e l’amore tra Cristo e la Chiesa sua sposa siano il centro della catechesi e della evangelizzazione matrimoniale: attraverso incontri personali o comunitari, programmati o spontanei, non stancatevi di mostrare a tutti, specialmente agli sposi, questo “mistero grande”». 
 
Ma mentre «offrite questa testimonianza, sia vostra cura anche sostenere quanti si sono resi conto del fatto che la loro unione non è un vero matrimonio sacramentale e vogliono uscire da questa situazione. In questa delicata e necessaria opera fate in modo che i vostri fedeli vi riconoscano non tanto come esperti di atti burocratici o di norme giuridiche, ma come fratelli che si pongono in un atteggiamento di ascolto e di comprensione».  
 
Il Pontefice chiede ai sacerdoti: «Fatevi prossimi, con lo stile proprio del Vangelo, nell'incontro e nell'accoglienza di quei giovani che preferiscono convivere senza sposarsi. Essi - evidenzia Papa Bergoglio - sul piano spirituale e morale, sono tra i poveri e i piccoli, verso i quali la Chiesa, sulle orme del suo Maestro e Signore, vuole essere madre che non abbandona ma che si avvicina e si prende cura. Anche queste persone sono amate dal cuore di Cristo. Abbiate verso di loro uno sguardo di tenerezza e di compassione».
 
Perché questa «cura degli ultimi, proprio perché emana dal Vangelo, è parte essenziale della vostra opera di promozione e difesa del Sacramento del matrimonio».
 
Francesco mette in evidenza che, «parlando recentemente alla Rota Romana ho raccomandato di attuare un vero catecumenato dei futuri nubendi, che includa tutte le tappe del cammino sacramentale: i tempi della preparazione al matrimonio, della sua celebrazione e degli anni immediatamente successivi»; così,  «a voi parroci, indispensabili collaboratori dei Vescovi, è principalmente affidato tale catecumenato. Vi incoraggio ad attuarlo nonostante le difficoltà che potrete incontrare. E credo che la difficoltà più grande sia pensare o vivere il matrimonio come un fatto sociale – “noi dobbiamo fare questo fatto sociale” – e non come un vero sacramento, che richiede una preparazione lunga, lunga». 
 

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Twickenham (Inghilterra) – Nel terzo turno dell’RBS 6 Nazioni, dopo un ottimo primo tempo chiuso in vantaggio dagli Azzurri, l’Inghilterra supera 36-15 l’Italia.

Inizio arrembante degli Azzurri che non concedono nulla agli avversari e ripartono prontamente conquistando un calcio piazzato al 5’ che Tommaso Allan non realizza. L’Inghilterra non riesce a giocare il suo miglior rugby, frutto anche del piano di gioco dell’Italia che mette in costante difficoltà il XV di Eddie Jones costringendoli a ripetuti errori. Al 19’ Allan ha sui piedi il pallone per sbloccare il risultato ma per la seconda volta consecutiva non centra i pali. Gli inglesi provano a tuffarsi in avanti e sbloccano il risultato con Cole che concretizza una maul sul lato destro d’attacco. Farrell sbaglia la trasformazione e il parziale si sposta sul 5-0. Gli Azzurri non si demoralizzano e vanno ad un passo dalla meta al 29’ ma Itoje riesce a recuperare l’ovale ad un metro dalla realizzazione. I primi punti italiani sono nell’aria e arrivano al 33’ con un drop di Tommaso Allan che riesce ad accorciare le distanze. La pressione azzurra non accenna a calare e sul finale di tempo arriva il sorpasso: il numero 10 azzurro centra il palo su calcio piazzato ma Venditti è il più lesto di tutti a recuperare l’ovale e andare in meta. Allan trasforma e il primo tempo si chiude sul 10-5 in favore dell’Italia.

Nella ripresa i padroni di casa attaccano a spron battuto e riescono ad andare in meta in due occasioni tra il 44’ e il 47’ con Care, che sfrutta la prima disattenzione difensiva del match degli azzurri, e Daly che si invola sul lato mancino del campo portando il parziale sul 17-10. L’Italia soffre la fisicità inglese ma rialza prontamente la testa e, in concomitanza con l’infortunio di Allan, Michele Campagnaro si mette in proprio e supera tre avversari tornando in meta con la maglia Azzurra e accorciando le distanze sul 17-15 con Padovani che sbaglia la trasformazione del possibile pareggio. Il XV di Eddie Jones si riporta in attacco, ma l’Italia si difende a pieno organico dopo una touche nata in seguito a un recupero last minute di Carlo Canna. L’azione prosegue per un paio di minuti fino a quando gli inglesi cambiano fronte di gioco pescando il neo entrato Nowell che porta a distanza di sicurezza per i padroni di casa il risultato. Due minuti più tardi Te’O sullo stesso lato chiude un match che ha visto gli Azzurri per 70 minuti in partita riuscendo per gran parte a esprimere al meglio il proprio piano di gioco. La meta al 79’ di Nowell inchioda il risultato sul 36-15.

Prossimo appuntamento con l’Italrugby nel quarto turno dell’RBS 6 Nazioni contro la Francia allo Stadio Olimpico di Roma in calendario sabato 11 marzo alle 14.30.

Antonio Pellegrino
 
PARISSE: “USCIAMO A TESTA ALTA, CI SIAMO MERITATI IL RISPETTO INGLESE”
O’SHEA: “GIOCATO SECONDO LE REGOLE, LAVORIAMO PER CAMBIARE RUGBY ITALIANO”

Twickenham – “Sono stanco di sentire che se qualcosa di nuovo viene fatto dai Wasps o dall’Australia è fantastico, e se lo facciamo noi invece è contro le regole. Oggi eravamo venuti per vincere e sono orgoglioso della prova della squadra, abbiamo giocato secondo le regole e con un impegno incredibile. Il rugby è anche stimolare le persone, contribuire ai cambiamenti. E’ quello che vogliamo fare anche nel rugby italiano, cambiare le cose, rendere migliore il sistema attorno ai giocatori”.

Il CT azzurro Conor O’Shea è un fiume in piena nella conferenza stampa post-partita e risponde a chi critica la tattica difensiva italiana: “Abbiamo incontrato l’arbitro prima della partita, ci ha spiegato che il sentimento circa l’interpretazione della ruck è cambiato. E’ stata una riunione interessante, ma l’idea di adottare questa strategia difensiva non è nata ieri, ci abbiamo lavorato dall’inizio della settimana. Difendere è voler riconquistare il pallone per giocare, esattamente ciò che abbiamo fatto: è stato molto divertente preparare la partita nel corso della settimana”.

“Non posso essere contento, sono una persona molto competitiva ed oggi abbiamo perso la partita, ma ci sono molte cose positive, penso a Campagnaro ed alla prestazione di Tommaso Allan che ha gestito molto bene le situazioni. Eravamo venuti per giocare e penso che abbiamo conquistato un bel po’ di rispetto là fuori contro la miglior squadra al mondo insieme agli All Blacks” ha concluso il CT.

Capitan Sergio Parisse, in zona mista: “Abbiamo rispettato il nostro piano di gioco e le regole. Penso nessuno si aspettasse questa difesa e abbiamo messo gli inglesi in difficoltà. Non possiamo essere contenti del risultato ma sono soddisfatto della prestazione, tutti hanno dato il massimo. Usciamo a testa alta e continuiamo a lavorare. Gli inglesi volevano darci 70 punti ed invece sino ad un quarto d’ora dalla fine eravamo attaccati alla partita, tanto che per allargare il gap hanno dovuto andare per i pali invece che in touche. Sono segni di rispetto che devono stimolarci a continuare il nostro cammino”

Andrea Cimbrico

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Aphiwe Deklerk - Sunday Times - 

Bonginkosi Madikizela after his election as acting leader of the DA in the Western Cape - Image by: Esa Alexander - 

Western Cape Human Settlements MEC Bonginkosi Madikizela was on Saturday elected as DA provincial interim leader.

He will serve in his position for only six months as the party is due to go to an elective congress in August.

Madikizela won the hotly contested election with a 75% landslide. He beat City of Cape Town DA chief whip Shaun August‚ MPL Lennit Max‚ City of Cape Town councillor Dr Arelene Adams and David Langerveld at the party's provincial council in Worcester on Saturday morning.

Madikizela's election comes after City of Cape Town mayor Patricia de Lille abruptly resigned from the post after protracted internal division between her and people seen to be close to Western Cape Premier Helen Zille.

Leading up to the election‚ internal divisions played out in the media culminating in the party investigating August and De Lille for allegedly leaking confidential internal party documents.

Speaking after the vote‚ Madikizela said he was humbled and overwhelmed by the confidence party members had shown in him.

"We have a bigger task at hand. I think celebrations stop here. What we need to do is to make sure that we continue with our campaign that we have started‚ already‚ towards 2019 [national and provincial elections]‚" he said.

The DA needed to show voters that it cared by delivering services. "I am very proud to be chosen to be a leader that will be working with all the regions and all the leaders of this party‚" said Madikizela.

He said his election was a confirmation of what the DA was really about – a party that embraces diversity.

Last week‚ Madikizela spoke out against unnamed party members in the province who had been saying the party was not ready for a black leader in the Western Cape.

Madikizela's election puts him firmly in the driving seat to be elected permanently as DA leader at the party's elective congress in August.

A permanent election will also make him a frontrunner to replace Helen Zille as premier.

DA Western Cape chairman Anton Bredell said: "I wish to congratulate Bonginkosi Madikizela on being elected to lead the party in the province. We look forward to working together in delivering on our record of progress and job creation in the Western Cape."

TMG Digital/TimesLIVE

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Sipho Mabena - Sunday Times - 

Should we start counting how many South Africans have died in South Africa at the hands of Nigerians?

This is the question posed by Home Affairs Minister Malusi Gigaba in response to a question about the figure of 116 Nigerians said to have been killed in South Africa in the past two years.

This week a senior Nigerian presidential aide on foreign affairs, Abike Dabiri-Erewa, said 20 Nigerians were killed last year alone and called on the African Union to intervene in what Dabira-Erewa was quoted as saying were "killings in South Africa".

But Gigaba said this was the discussion South Africa would not want to get into as it would turn ugly.

"I am not privy to the figures from the Nigerian government and how they collected them. I do not think it is the discussion we want to get into. It will turn out very bad.

"Should we start counting how many South Africans have died in South Africa at the hands of Nigerian nationals?" the minister asked in Cape Town yesterday.

Gigaba said countries should desist from pointing fingers at each other.

"It is something we need to discourage strongly because we heighten the situation rather than lessen it," he said.

Gigaba said he had requested a meeting with African Union ambassadors today to discuss recent incidents of attacks on foreigners in South Africa.

Gigaba said on a visit to Rosettenville, in Johannesburg, where residents went on the rampage burning houses believed to be brothels and drug dens, that people were clear that they were not targeting foreigners or Nigerian immigrants.

He said the residents were targeting immigrants involved in crime.

Pretoria West residents plan self-defence groups and patrols against xenophobic violence

Residents and community groups concerned about the threat of xenophobic violence and looting in Pretoria West had a meeting to form watch patrols and self-defence groups.

Mametlwe Sebei‚ member of the executive committee of the Workers and Socialist Party (Wasp) and convener of the new Coalition of Civics Against Xenophobia‚ addressed the meeting.

The two organisations have put the initiative as a core element of their response to xenophobia and are calling for similar initiatives in communities across Tshwane tonight.

'You are better than Xenophobia' - David Kau asks South Africans to stop the hate.

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Sommario: Nigeria, Pakistan, Somalia -
 
Nigeria

Il 17 febbraio, sette attentatori suicidi si sono fatti esplodere nei pressi del campo profughi di Muna, nella periferia di Maiduguri, capitale della Regione di Borno, a nord-est della Nigeria. Anche se nessun gruppo ha rivendicato l’attacco, i responsabili potrebbero essere affiliati al gruppo jihadista Boko Haram. L'obiettivo dell'attentato sembrerebbe essere stato quello di colpire i rifugiati del campo Muna che in quel momento stavano preparando il rientro nelle loro case. Nell'attentato sarebbero stati uccisi 8 soldati della Multilateral Joint Task Force, un dispositivo militare composto da contingenti nigeriani, ciadiani, nigerini, beniniani e camerunensi, impiegato per le operazioni di law enforcement e contro-terrorismo nella regione del Lago Ciad.
Maiduguri è la città dove Boko Haram fu fondata nel 2002 ed è, assieme alla regione del Lago Ciad e alla foresta di Sambisa, uno dei bastioni del gruppo terroristico. Gli attacchi suicidi perpetrati dal gruppo jihadista sottolineano che la minaccia terroristica resta alta, nonostante le misure di adottate dai governi della regione e le difficoltà interne a Boko Haram a causa del conflitto tra le due leadership di Abubakar Shekau e di Abu Musab al-Barnawi. Quest’ultimo è stato nominato emiro del gruppo dal Califfo Omar Bakr al-Baghdadi nell’intento di ufficializzare la trasformazione di Boko Haram in una wilayat (provincia) di Daesh.
Il conflitto nella regione del Borno è cominciato nel 2009, quando Boko Haram ha cominciato la propria campagna terroristica e di insorgenza contro il governo. Dopo oltre un quinquennio di guerriglia e attacchi terroristici, nel 2015 i governi regionali hanno lanciato una vasta operazione contro-terrorismo che ha ridotto significativamente il territorio controllato da Boko Haram e contestualmente le sue strutture logistiche e operative. Ciò nonostante, il gruppo continua a dimostrare una notevole resilienza ed una perdurante capacità di effettuare sia attentati suicidi che attacchi “mordi e fuggi” ai danni sia della popolazione civile che delle Forze Armate.
 
Pakistan

Il 16 febbraio, un attentatore suicida ha colpito il tempio Sufi di Lal Shahbaz Qalandar a Sehwan, città nel Sindh, regione meridionale del Pakistan, e ha provocato circa 75 morti e 200 feriti. L'attentato è stato rivendicato, attraverso il canale di propaganda Amaq, dallo Stato Islamico che considera apostati coloro che professano il sufismo, una forma mistica e generalmente moderata dell'Islam. Subito dopo l'attentato, il Primo Ministro, Nawaz Sharif, ha dichiarato la sua intenzione di combattere i gruppi fondamentalisti operativi nel Paese. Pertanto, le Forze di sicurezza federali, provinciali e le Forze di polizia hanno lanciato una serie di raid in tutto il territorio con l'obiettivo di neutralizzare le cellule terroristiche. A seguito dell'operazione sono stati arrestati circa 47 sospetti, e 39 militanti sono stati uccisi. Inoltre, le autorità pakistane hanno consegnato alle controparti afghane una lista di circa 76 sospetti terroristi che secondo loro fonti si starebbero nascondendo al confine tra Afghanistan e Pakistan. L'attacco si inserisce in un periodo particolarmente violento per il Pakistan. Dal 13 febbraio si sono susseguiti in tutto il Paese attacchi terroristici contro obiettivi sia civili che militari. Quello di giovedì scorso resta tuttavia l'attentato più sanguinoso dal 2014 quando dei talebani attaccarono una scuola, uccidendo 141 persone, di cui 132 bambini. Già in passato, lo Stato Islamico aveva dichiarato la responsabilità di alcuni attentati, quale l'attacco al tempio sufi Shah Noorami, a nord di Karachi dello scorso novembre. Sebbene lo Stato Islamico non sembrerebbe avere una presenza strutturata in Pakistan, non è da escludere, tuttavia, che gruppi militanti locali di ispirazione jihadista possano aver instaurato dei legami con l'organizzazione di al-Baghdadi. Le operazioni massicce di contro-terrorismo condotte dalle Forze pakistane e le conseguenti difficoltà da parte della militanza di ottenere mezzi e risorse da destinare alla propria causa, infatti, potrebbe aver spinto le nuove leve di formazioni jihadiste, quali Lashkar e-Jangvi (LeJ), a cercare di creare una relata afferente ad IS in Pakistan. L'affiliazione delle milizie pakistane allo Stato Islamico potrebbe essere funzionale ad ottenere una maggiore eco internazionale e per cercare di ottenere finanziamenti proprio dal Califfato.
 
Somalia

Il 19 febbraio, un attentatore suicida a bordo di un’autobomba si è fatto esplodere nel mercato del quartiere Madina di Mogadiscio. Nell'attentato sarebbero morte 39 persone e 50 sarebbero rimaste ferite. Si tratta del primo attacco terroristico subito dal Paese all’indomani dell’elezione del nuovo Presidente Mohamed Abdullahi Mohamed "Farmajo", avvenuta lo scorso 8 febbraio.
Anche se l’attacco non è stato rivendicato, appare possibile che la responsabilità sia da attribuire ad al-Shabaab, formazione jihadista affiliata ad al-Qaeda ed attiva nel Paese dal lontano 2006. Nonostante i buoni risultati raggiunti dalla missione dell’Unione Africana AMISOM (African Union Mission in Somalia), al-Shabaab continua a controllare una vasta porzione del Paese, soprattutto nelle aree rurali del centro e del sud.
L'attacco di Madina rivela una delle difficoltà maggiori che potrebbe incontrare la Presidenza di Mohamed Farmajo, ossia la resilienza di al-Shabaab e la perdurante precarietà nel contesto securitario nazionale. Infatti, Al-Shabaab e il Governo Federale, sostenuto dalla Comunità Internazionale, si contendono da anni il controllo del Paese. Proprio a causa del perpetrarsi della campagna terroristica di al-Shabaab le elezioni presidenziali sono state rimandate diverse volte, prima di svolgersi, finalmente, in febbraio.
La sconfitta di al-Shabaab appare uno degli obbiettivi irrinunciabili per la nuova presidenza somala, poiché la pacificazione e la stabilizzazione del Paese non possono prescindere dalla neutralizzazione della formazione jihadista. Infatti, soltanto dopo aver creato le condizioni di sicurezza adeguate, il governo somalo potrebbe proseguire nell’opera di state building e di ricostruzione delle istituzioni nazionali.  

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