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Tuesday, 15th October 2013 

Le idrovore della politica e i tagli alla Dante

da Mario Angeli in trasferta a Johannesburg -

Se mai ce ne fosse ancora bisogno, l'articolo del direttore Ciro Migliore sulla grave situazione in cui versa la Dante di Cape Town, pubblicato nell'edizione del 14 settembre, ha opportunamente aggiunto un altro pesante fardello alle imperdonabili e reiterate colpe della classe politica italiana, tutta intera e senza eccezioni, fatti salvi i timidi ed inascoltati tentativi di alcuni singoli di ogni schieramento: è infatti colpa dei tagli lineari operati dai governi italiani se la Dante, l'ente per eccellenza preposto alla salvaguardia ed alla diffusione della lingua italiana nel mondo, si dibatte, dove più dove meno, in difficoltà tali da far temere per la sua stessa sopravvivenza, soprattutto là dove i soci sono pochi o poco generosi.

È pur vero che in una situazione economica di acuta sofferenza quale è oggi quella italiana, originata sì anche da problemi sovranazionali e diffusi a livello mondiale, ma fortemente aggravata dall'insipienza della nostra classe politica, era indispensabile mettere mano ad una energica operazione di tagli della spesa pubblica, che però doveva essere condotta con un sapiente utilizzo del bisturi anziché con grossolani colpi di accetta, che, caso mai andava utilizzata per ridurre i costi proprio di quella politica che ha originato il disastro: invece spesa sociale, istruzione, cultura, no-profit, che erano in situazione di sofferenza anche nel periodo in cui ci si faceva credere di essere un Paese di vacche grasse, si sono visti ridurre drasticamente i finanziamenti, mentre la casta ha continuato ad emungere dalle esangui casse dello stato sostanze esorbitanti che, anche quando erano oggettivamente ridotte rispetto a tempi addietro, sono rimaste scandalosamente eccessive rispetto all'utilità dei politici e, soprattutto, ai loro meriti.

Diminuzione dei parlamentari, riduzione dei loro stipendi, privilegi e vitalizi, abolizione di un sottogoverno spendaccione in mano ai politici sconfitti o ai raccomandati e di tante altre idrovore di pubblico danaro sono state proposte, promesse, date per fatte e... rinviate alla prossima legislatura, con buona pace di chi ancora ci crede.

In un contesto di simile squallore, è forse utopico pensare che la classe politica italiana, tutta intenta a garantirsi radici ancor più profonde alla sue poltrone e vitalizi inattaccabili da qualsiasi riforma, nutra qualche interesse per la situazione della Dante e, riconoscendone i meriti e l'insostituibile servizio, ripristini in suo favore dei finanziamenti più significativi, almeno a tempi brevi.

Ma gli Italiani veri, cioè quelli che, pur senza nutrire alcun disprezzo verso le altre culture e nazioni, sono però consapevoli della grandezza della nostra civiltà e di quanto essa abbia permeato le altre, non possono accettare che la creatura del grande Carducci languisca, dimostrando gli acciacchi della sua lunga vita, che in sede metropolitana può trovare antidoti più immediati ed efficaci, ma nelle periferie più lontane rischia di giungere a rapida estinzione.

La mia conoscenza, in alcuni casi non episodica, delle Dante di Cape Town, Durban, Johannesburg e Pietermarizburg, mi consente di esprimere l'ammirazione per gli sforzi che i responsabili compiono per mantenere vive ed attive le loro sezioni: propongono alle scuole statali e private corsi di lingua italiana, promuovono iniziative culturali, ricreative, sociali, folcloristiche, anche in collaborazione con le autorità consolari e le associazioni che raggruppano i nostri connazionali, il tutto nonostante la grave penuria, oltre che di risorse finanziarie, anche di quelle umane, essendo spesso pochi i collaboratori su cui possono contare.

Purtroppo gli sforzi della Dante non sono ripagati da risultati pari alle energie profuse e la diffusione dell'italiano rimane a livelli assai modesti, nonostante l'elevato interesse da parte dei sudafricani per l'Italia e per tutto ciò che sa di italiano.

Credo che alla Dante, e non solo, se dispiace la scarsa penetrazione della nostra lingua nella società sudafricana, angoscia invece il progressivo abbandono dell'italiano da parte degli italiani di terza generazione, che piano piano rischiano di mantenere delle loro origini italiane solo il passaporto; la Dante fa il possibile per evitare tale disastro e saprebbe ben fare molto di più, ma la capacità progettuale e l'entusiasmo, pur indispensabili, non sono sufficienti senza risorse finanziarie adeguate e collaboratori convinti, competenti e con una buona dose di spirito di servizio a titolo praticamente gratuito.

Rimane comunque cruciale l'urgenza di finanziamenti più consistenti che lo Stato deve ripristinare e che, non sembri irriverente, gli italiani del Sudafrica che ancora amano il loro paese dovrebbero erogare con generosità, supplendo orgogliosamente all'insensibilità di chi ci governa.

Mario Angeli
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